29 marzo 2020
Aggiornato 15:00
Il leader del Cremlino agita la frusta

Putin: «E' ora di punire gli speculatori»

Immediatamente dopo le parole del Presidente russo sono iniziati i rumors e si sono levate accuse da più parti. Dita puntate su personaggi che sino a poco tempo fa venivano considerati degli intoccabili. L'inizio di settimana, con la moneta russa maglia nera e le forti critiche alla banca centrale, ha preparato il terreno per mettere in discussione anche chi, in discussione, non lo era mai stato.

MOSCA - Il rublo, in record negativo, e l'economia russa in recessione potrebbero far saltare il banco del potere russo e portare a una rimescolata delle carte, che non si vedeva da anni. Soprattutto dopo che il presidente russo Vladimir Putin, ha sottolineato che «i poteri conoscono chi sono gli speculatori che approfittano della debolezza della valuta nazionale, e gli strumenti per influire su di loro ci sono». Concludendo poi «è giunto il tempo di usarli». Immediatamente sono iniziati i rumors e si sono levate accuse da più parti. Dita puntate su personaggi che sino a poco tempo fa venivano considerati degli intoccabili. Ma soprattutto, l'inizio di settimana, con la moneta russa maglia nera e le forti critiche alla banca centrale, ha preparato il terreno per mettere in discussione anche chi, in discussione, non lo era mai stato.

Ieri, ad esempio, il presidente della major petrolifera Rosneft Igor Sechin ha dovuto smentire di essere coinvolto nella svalutazione del rublo, dopo che i social network si sono riempiti di accuse contro la compagnia petrolifera pubblica russa, che a detta degli utenti avrebbe comprato in maniera massiccia dollari USA. «Se Rosneft effettivamente compra dollari ora per 625 miliardi di rubli, il rublo supererà quota 80 per un dollaro», scriveva su Twitter Aleksey Mokhov esperto di crypto protezione (IT Security Department) a PrivatBank. Un altro utente nascosto dietro il nikname di Prinz Datskij commentava: «Da come capisco Rosneft continua a comprare dollari. Ma ne hanno almeno uno di economista?».

Sotto accusa di usare il corso del rublo debole per speculare è anche Vtb, un'importante banca russa. «Ci sono molti rumors su Vtb» ha detto il suo numero uno Andrej Kostin. «La Banca Centrale smentisce che le nostre organizzazioni partecipino a queste macchinazioni. Sono pronto a discutere, anche a fare a pugni, con chi dice che la (mia) banca si occupa di questo». Ma nonostante la risolutezza di Kostin, più di un forte dubbio rimane. Non solo su Vtb, ma soprattutto sul principale produttore del petrolio del Paese, ossia Rosneft. E non solo i social network lo hanno detto molto chiaramente. «Il nome degli speculatori? Io penso che siano tutti gli esportatori russi» ha affermato German Gref, presidente della prima banca russa Sberbank. E tutti sanno che la voce numero uno dell'export russo è l'energia: il petrolio e il gas.

Gref, si tenga conto, è un esponente della frangia liberale del potere russo e di uno dei tre fronti in conflitto nella battaglia scatenata dal rublo debole. Ex ministro dello sviluppo economico, Gref è considerato non distante da Elvira Nabjullina, numero uno della banca centrale, che in questo momento occupa la posizione più scomoda. Sinora intenta a dar vita a politiche monetarie più liberali, benchè la situazione internazionale e il barile remino a suo sfavore. Criticatissima dai deputati della Duma (dal fronte dei comunisti c'era chi l'accusava di crimine di stato) per aver alzato in una notte i tassi del 6,5%, ha replicato ieri: «tutti devono imparare a vivere su un nuovo terreno di gioco».

Ma non tutti sono d'accordo con lei. Perchè se i liberali, che spalleggiano Nabjullina, alzano il dito contro Rosneft, c'è anche chi alza il dito contro di loro. Un paladino della politica opposta a quella scelta dalla Banca centrale della presidenza Nabjullina, è Sergey Glazev, economista, politico e consigliere del presidente Vladimir Putin per lo sviluppo e l'integrazione regionale. Da sempre sostenitore del controllo sulla moneta. Alla radio Kommersant FM (Gazprom Media) ha dichiarato oggi che la Banca centrale alzando i tassi del 6,5% ha "chiuso l'accesso al denaro per l'economia reale ed effettivamente ha spinto tutti i contanti nell'imbuto speculativo». Aggiungendo anche che le azioni della banca centrale hanno creato il panico sul mercato valutario.

Ma perchè le grandi società pubbliche russe comprerebbero affannosamente dollari? La risposta sta nelle sanzioni occidentali, che proibiscono alle banche europee e statunitensi di prestare denaro alle imprese pubbliche russe, banche comprese, e nel debito in valuta estera che queste società hanno accumulato. Solo nel corso del prossimo anno dovranno rimborsare debiti esteri per 100 miliardi di dollari. Da un lato la valuta debole compensa, fino a un certo punto, il calo dei prezzi petroliferi: gli esportatori di greggio vengono pagati in dollari ma fanno i bilanci e pagano le tasse in rubli. Con il calo del rublo perciò sia le società sia il Cremlino riescono ad ammortizzare l'impatto del deprezzamento del greggio.

Ma ci sono anche i debiti in dollari da rimborsare: e ora il rublo in picchiata sta creando enormi difficoltà finanziarie a colossi come Gazprom e Lukoil. Rosneft ha già chiesto al Cremlino 44 miliardi di dollari per rimborsare i debiti contratti solo l'anno scorso per acquistare Tnk-Bp. La metà di questi sono in scadenza tra la fine di quest'anno e il prossimo.

Secondo Bloomberg, la società guidata da Sechin, finita ieri nell'occhio del ciclone, ha un prestito di sette miliardi di dollari in scadenza il prossimo 20 dicembre. E venerdì scorso è riuscita a collocare un bond da 625 miliardi di rubli, l'equivalente di 10,8 miliardi di dollari, a un tasso di favore, inferiore a quello dei titolo di Stato russi di pari scadenza. Non si sa chi abbia comprato i titoli, si sa solo che la banca centrale li ha immediatamente inseriti nelle lista delle obbligazioni che è possibile consegnarle come garanzia in cambio di liquidità. Il sospetto di molti è che Rosneft abbia usato il denaro per comprare dollari. Di fatto, sintetizza l'Economist, la banca centrale in questo modo ha stampato rubli, per consentire a Rosneft di rifornirsi di dollari.

Intanto l'opposizione extraparlamentare tenta di organizzarsi per riportare in piazza le grandi proteste, lanciando l'hashtag #Euromanezhka, sul modello dell'ucraino #Euromaidan, per spingere le persone a protestare sulla piazza del Maneggio, vicino al Cremlino.

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