28 giugno 2022
Aggiornato 02:00
L'ex Sottosegretario all'Economia parla di petrolio

Polillo: «Perderemo anche l'opportunità del calo dei prezzi? E' probabile»

Il calo vertiginoso del prezzo del greggio può diventare una variabile strategica per far ripartire l'economia nazionale. Ma tutto dipenderà dalle capacità del governo Renzi di riuscire a cogliere e sfruttare quest'occasione: ecco l'intervista rilasciata dall'ex Sottosegretario all'Economia per i lettori di Diariodelweb.

ROMA - Il calo vertiginoso del prezzo del greggio può diventare una variabile strategica per far ripartire l'economia nazionale. Ma tutto dipenderà dalle capacità del governo Renzi di riuscire a cogliere e sfruttare quest'occasione: ecco l'intervista rilasciata dall'ex Sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo per i lettori di DiariodelWeb.it. 

Quali cause hanno determinato il crollo del prezzo del petrolio?
«I motivi che spiegano la caduta del prezzo del petrolio sono diversi. Alcuni sono di natura strutturale, collegati cioè alle innovazioni, altri sono di natura politica. Per quanto riguarda i fenomeni di carattere strutturale, bisogna sottolineare che fino a qualche anno fa le tecnologie per l'estrazione del petrolio erano di monopolio dei paesi dell'OPEC, che - utilizzando la perforazione - ottenevano il greggio dal sottosuolo: veniva estratto, messo in barili e venduto sul mercato. Le due alternative possibili erano da un lato l'energia idroelettrica, e dall'altro l'immissione sul mercato del gas, che agli inizi degli anni Cinquanta era un sottoprodotto dell'estrazione del petrolio. Successivamente si è sviluppato anche il discorso del nucleare, che rappresentò dagli anni Sessanta in poi un'alternativa valida, ma dopo i disastri verificatisi in Giappone e dopo l'opposizione degli ambientalisti, proseguì la sua sua storia in modo controverso. Inoltre, è vero che l'energia nucleare aveva un costo molto basso, ma nella sua produzione non si teneva conto dei costi derivanti dallo smaltimento delle scorie: poiché venivano rinviati nel tempo non erano neanche inseriti nella bilancia energetica, che perciò rendeva più competitiva quell'energia esclusivamente perché non teneva conto dei costi totali. Naturalmente tra queste forme alternative di produzione d'energia c'era – e c'é - un rapporto tra i prezzi: nel senso che sono in concorrenza tra di loro. Fino a poco tempo fa, per esempio, la produzione del greggio veniva mantenuta ad un livello tale da rendere diseconomico l'investimento nel nucleare, la cui energia continuava a essere prodotta più per ragioni di natura strategica che economiche.»

Cosa è cambiato a tal punto da determinare all'improvviso il crollo del prezzo del greggio?
«L'elemento di novità dirompente di quest'ultimo periodo è il cosiddetto shale oil (olio di scisto, petrolio di scisto), che è un tipo di produzione di petrolio non convenzionale che non deriva - come si faceva prima nel Medioriente - da giacimenti che esistono nella profondità del suolo, ma sono giacimenti superficiali che sono costituiti dai cosiddetti scisti bituminosi. Questi vengono trattati con forti getti d'acqua che liberano le sostanze gassose. Queste tecnologie, che risalgono a dieci-quindici anni fa, hanno determinato progressivamente un abbassamento del costo di produzione del petrolio, che si calcola possa essere oggi prodotto e venduto al costo di circa 60 dollari al barile. Poiché questo tipo di produzione è praticamente illimitata, ha determinato un eccesso di offerta di prodotti energetici sul mercato.»

E per quel che riguarda le conseguenze, l'impatto che il crollo del prezzo del petrolio avrà sull'economia internazionale: alcuni ritengono che possa essere un fattore positivo, perché la riduzione del costo dell'energia può incrementare i consumi, altri ritengono che sia negativo. Lei cosa ne pensa?
«Tenga conto che c'è un ulteriore elemento che determina il crollo del prezzo del petrolio, derivante dal fatto che c'è una crisi dei consumi in tutti i paesi occidentali, in particolare nell'Eurozona: quindi nelle economie dei grandi paesi sviluppati del mondo i prezzi tenderanno a flettere. Da un punto di vista generale, in effetti, una riduzione del costo del prezzo del petrolio può giovare agli investimenti: perché negli anni passati gli altissimi costi dell'energia hanno depresso l'economia. Ma in tutti i paesi i livelli di investimento oggi sono estremamente bassi rispetto al risparmio potenziale. C'è un eccesso di risparmio e una forte caduta degli investimenti, tant'è vero che i rendimenti sui titoli di stato sono a livelli minimi oggi e i tassi d'interesse sono bassissimi. In questo senso una grande occasione di sviluppo è determinata dalla riduzione dei prezzi dell'energia, che però a loro volta non riprendono per condizioni di carattere generale. Sono stati prodotti degli squilibri nella distribuzione del reddito, le disuguaglianze sono enormemente cresciute, per cui anche di fronte al fatto che esiste una domanda potenziale da parte dei consumatori, i consumatori non consumano perché non hanno soldi a sufficienza. Finché non si risolve questa contraddizione, automaticamente questa grande occasione, rappresentata da una forte riduzione del costo dell'energia rischia, di essere vanificata.»

E in Italia secondo Lei cosa accadrà: il governo potrà approfittare del crollo del prezzo dell'energia per tentare di incrementare i consumi, oppure opterà per un incremento delle tasse, giovandosi del crollo del prezzo dell'energia, per raccogliere quanti più soldi possibile dalle tasche degli italiani per ridurre il debito pubblico?
«Questa è una bella domanda. Dipende dalle politiche che il governo intenderà portare avanti. Attualmente il governo italiano è impegnato più in una politica di redistribuzione del reddito: quindi è possibile che, se non si rimettono in moto gli investimenti, il vantaggio relativo derivante dal petrolio non venga sfruttato. Il crollo del Pil però determina automaticamente un aumento del prezzo del debito del Pil stesso. Quindi se non si riesce a mettere in moto una ripresa dello sviluppo, ci sarà la forte tentazione da parte di tutti i governi, e in particolare del governo italiano, di aumentare la tassazione sui prodotti energetici per ridurre il peso del debito. Il che sarebbe però una scelta assolutamente sconsigliabile. Quindi il pericolo di cui lei parla c'é, effettivamente. Ma questo deriva dalle carenze della politica economica portata avanti in Italia.»