15 ottobre 2019
Aggiornato 15:30
Mercato del gas

South Stream, più che un addio un arrivederci a tempi migliori

Per il gasdotto non è stata detta l'ultima parola, nonostante le dichiarazioni di Vladimir Putin dalla Turchia siano sembrate perentorie. Come anche quelle del numero uno di Gazprom, Aleksej Miller: non si tornerà sul progetto di gasdotto che doveva collegare via Mar Nero, la Russia all'Europa centro meridionale. Stop a progetto tra tensioni internazionali e costi elevati.

MOSCA - Più che un addio, un arrivederci a tempi migliori. Per South stream non è stata detta l'ultima parola, nonostante le dichiarazioni di Vladimir Putin dalla Turchia siano sembrate perentorie. Come anche quelle del numero uno di Gazprom, Aleksej Miller: non si tornerà sul progetto di gasdotto che doveva collegare via Mar Nero, la Russia all'Europa centro meridionale. Ma come ogni lunga storia insegna, non è mai tutto finito: un particolare in questo senso emerge da un'intervista sul quotidiano Kommersant al presidente della Commissione della Duma per le risorse naturali, ambiente ed ecologia Valery Yazev.

Il deputato, ovviamente, per tutto il colloquio riafferma la linea annunciata ieri pomeriggio dai vertici dello stato russo e della compagnia energetica (Mosca rinuncia a South Stream per colpa dei veti europei), chiosando però poi con queste parole: «A mio parere, la rilevanza del South Stream non è persa, semplicemente non possiamo realizzarla in questo aspetto» dice Yazev. «Sarà una nuova linea di trasporto del gas, che avrà un ruolo nel garantire la sicurezza energetica dell'Europa, perchè comunque l'Europa non va da nessuna parte, senza il gas russo».

Secondo una fonte di Askanews, vicina ai dossier, «il progetto non sembra chiuso». E partendo dal fatto che Putin «si sente molto tranquillo del suo modus operandi», non è escluso che «la Russia possa tornare al South Stream in futuro. Quindi non ne celebrerei già il funerale». I motivi per aspettare sono molti, a partire dai costi del progetto di gasdotto, in un momento in particolare per Gazprom e anche per il rublo, mai così debole. C'è poi la situazione geopolitica internazionale a remare contro, per la quale però in molti si augurano una svolta da marzo del prossimo anno: le sanzioni Ue contro la Russia sono in scadenza dal primo aprile 2015. «Per portarle avanti servirà l'ok di tutti i paesi dell'Unione Europea. Se questo non succederà, si apriranno nuove possibilità, parallelamente al corso, obiettivo e realista, inaugurato da Federica Mogherini a Bruxelles», continua la fonte.

Il 20% della società South Stream Transport appartiene all'italiana Eni. E proprio con l'ad di Eni, Claudio Descalzi, Miller aveva avuto un incontro a Sochi il 24 novembre (a sette anni esatti dalla visita dell'allora premier Romano Prodi al Cremlino, quando il progetto venne lanciato). Nel faccia a faccia con Descalzi si era parlato, secondo Gazprom, «in particolare, della partnership sul progetto South Stream: è stato osservato che la creazione di nuovi canali di fornitura, consentirà ai consumatori europei di ricevere il volume richiesto di gas, nel lungo termine». Lo stesso Descalzi peraltro, qualche settimana prima aveva detto che South Stream per Eni rappresenta solo un investimento finanziario dal quale il gruppo italiano «potrebbe anche valutare l'uscita», se non rispetterà il budget.

Al di là delle parole e dei colpi di teatro, la realtà quotidiana è descritta dall'Agenzia internazionale dell'energia (Aie): l'Unione europea continuerà a dipendere dalle importazioni di gas russo via gasdotto per il «prossimo futuro». L'agenzia spiega che la produzione di combustibili fossili continua a diminuire rapidamente in Europa e le importazioni di gas sono previste in aumento tra il 2020 e il 2030. Inoltre le importazioni di gas naturale liquefatto per l'UE - di vitale importanza per diversificare l'offerta - hanno toccato il minimo storico nel 2014.

«L'UE ha un'impostazione che la rende dipendente dal gas russo, ancora per qualche tempo, e questa è la realtà», ha affermato il direttore esecutivo dell'Aie Maria van der Hoeven alla Commissione europea. E oggi la vicepresidente della Commissione Ue Kristalina Georgieva ha ribattuto sul tasto delle necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento energetiche ue, alla luce dello stop al gasdotto russo.

La sicurezza energetica è una priorità delle politiche Ue dal 2009, quando la controversia sul gas tra Russia e Ucraina aveva interrotto le forniture verso l'Unione. Durante il 2014, il perdurare della crisi in Ucraina ha minacciato nuovamente le forniture di gas dell'Unione europea, fino a quando un accordo il 30 ottobre tra Mosca, Kiev e Bruxelles, ha garantito le forniture invernali.

Inoltre l'ipotesi turca, avanzata in queste ore da parte russa, appare poco realistica: «che cosa se ne fa la Turchia di 63 miliardi di metri cubi di gas all'anno?» si chiede un'altra fonte. «A chi li rivende? A Israele?» aggiunge con sarcasmo. Da tener anche conto che Gazprom soddisfa quasi un terzo della domanda in Europa, che a sua volta rappresenta l'80 per cento dei suoi ricavi. Ma con i prezzi del petrolio a picco del 40 per cento, da giugno, e la domanda europea di gas in calo del 10 per cento dal 2010, i ricavi di gas di Gazprom sono nettamente diminuiti. E quindi un rimando, e non un funerale, per South Stream potrebbe compensare l'ammanco di cash flow.

E con il tempo potrebbero anche sciogliersi i nodi che sono stati i principali ostacoli per il terzo gasdotto chiave in Europa, dopo North Stream e Blue Stream. In particolare il terzo pacchetto energia con il quale la Ue vieta alle società che producono gas naturale di controllarne le vie di distribuzione in UE. E la Bulgaria, attraverso la quale doveva avvenire il passaggio dal mare alla terra ferma. «Se non sarà lei, potrebbe essere la Romania», afferma una fonte. Insomma ancora una volta, sul South Stream - la cui costruzione doveva iniziare il 15 dicembre - non sembra detta l'ultima parola.