19 settembre 2020
Aggiornato 11:00
La Grecia punita perché non vuole più la troika

I mercati affogano Atene

Il premier greco Antonis Samaras, forse accusando la pressione del calo di popolarità nei sondaggi, ha lasciato intendere che il governo avrebbe intenzione di chiudere il supporto al Fmi. Le conseguenze negative ci sono state già da subito: Atene chiude gli scambi al -6,25%, i rendimenti dei bond al 7,05 per cento.

ATENE - Alle recenti assemblee autunnali di Fmi e Banca Mondiale, la scorsa settimana a Washington, il premier ellenico Antonis Samaras, forse sentendo la pressione del calo di popolarità nei sondaggi, ha lasciato più esplicitamente trapelare che il governo avrebbe intenzione di chiudere anticipatamente il supporto del Fmi. Forse già da inizio 2015. Una ipotesi per ora solo evocata a livello mediatico, senza formalizzarla all'istituzione.
Magari per vedere cosa accadeva. E la riposta degli operatori non è stata certo incoraggiante. Atene ha chiuso gli scambi al meno 6,25 per cento, i rendimenti dei bond al 7,05 per cento.

GLI INVESTITORI SI RIPOSIZIONANO - Certo però che la Grecia non è stata molto fortunata nella scelta dei tempi in cui «allungare il muso». Ha finito per scontare un quadro più generale in cui l'indebolirsi delle prospettive di crescita economica, non in Grecia ma di tutta l'area euro se non addirittura globale, stanno spingendo molti investitori a riposizionarsi. Vengono ritirati fondi da tutte le attività a maggior rendimento, e ritenute più a rischio, tra cui ad esempio azionario e titoli di Stato ellenici, per piazzarli su asset ritenuti lidi sicuri. Come i Bund tedeschi o i treasuries americani, che infatti hanno visto i rendimenti schiacciati ai minimi.

ATENE SOFFRE - In questo quadro generale sfavorevole, la Grecia ha finito per trovarsi esposta al cambio di rotta dei listini, che alcune settimane fa invece procedevano al rialzo e magari erano allora pronti ad accogliere in maniera diversa «l'emancipazione» ellenica. Ora invece dominano volatilità e nervosismo e Atene patisce fondamentali che restano problematici, a cominciare da un debito pubblico che secondo le ultime previsioni del Fmi toccherà un record del 174,2 per cento del Pil quest'anno, per poi iniziare una moderata limatura.