9 dicembre 2019
Aggiornato 05:30

Panchina Milan: i sette candidati di Maldini e Boban

Sempre più insistenti le voci riguardanti un possibile esonero di Giampaolo in caso di risultato negativo a Genova. Ma la lista dei possibili sostituti fa paura

Boban e Maldini, tra i principali responsabili dell'ennesima crisi del Milan
Boban e Maldini, tra i principali responsabili dell'ennesima crisi del Milan ANSA

MILANO - «La curva bisogna lasciarla vuota dal primo minuto, così come tutto lo stadio, e lasciare solo uno striscione con su scritto «Ci vuole pazienza, ma torneremo»». Il post-sfogo di uno tifoso rossonero è paradigmatico del momento sconfortante vissuto dai cuori rossoneri da qualche settimana a questa parte. Il Milan di Giampaolo è stato capace di battere un record negativo che resisteva da 80 anni (campionato 1938-39), cioè 4 sconfitte nelle prime 6 giornate. Un’enormità se consideriamo che stiamo parlando di un top club seguito in tutto il mondo da centinaia di milioni di tifosi, partito anche in questa stagione con legittime ambizioni Champions. L'altra sera, al culmine del disastro contro la Fiorentina, la curva sud si è letteralmente svuotata, un gesto di protesta eclatante che non può non aver lasciato il segno nella testa e nei cuori di dirigenti, staff tecnico e calciatori del Milan. Un’umiliazione che potrebbe aver scavato un solco profondo tra tifoseria e società, in attesa di un’improbabile ripartenza già sabato sera a Marassi contro il Genoa.

Le cause dello sfacelo

Delle cause di un tale sfacelo abbiamo già abbondantemente dissertato. Per la quasi totalità dell’opinione pubblica l’operato dell’allenatore non è più difendibile. Assoluta mancanza di qualità di gioco, fase offensiva ai minimi storici, tiri in porta con il contagocce dopo 6 turni di campionato, zero compattezza di squadra, fiducia esagerata nei vari Suso, Calhanoglu, Kessiè etc. etc., ma soprattutto una quasi totale assenza di verve, di carica agonistica e di determinazione, tutte qualità che in situazioni di povertà creativa in avanti possono servire a limitare i danni.
Logico quindi inserire Marco Giampaolo nella lista degli imputati. Ma su quel bancone scomodo il tecnico di Bellinzona non può restare solo, perchè è fin troppo evidente che la squadra rossonera paghi i limiti di una società che da troppi anni è in mano a incapaci, sprovveduti, inesperti e improvvisati figuri. Compresi gli attuali proprietari e dirigenti: da papà e figlio Singer fino a Ivan Gazidis, per arrivare ai vertici «italiani» del club, Paolo Scaroni, Zvonimir Boban (Zorro è croato ma è di lunga militanza rossonera), Paolo Maldini e Ricky Massara. Ognuno responsabile di una situazione che rischia di esplodere in mano a tutti quanti.

I colpevoli

I proprietari del fondo Elliott e l’ad Gazidis per aver imposto una campagna acquisti solo di giovanissimi, mettendo al bando ogni eventuale ultratrentenne. Curioso che poi sia stato proprio il 36enne Ribery a sbattere sul muso dei proprietari del Milan la totale inadeguatezza di un branco di ragazzini al cospetto di una squadra, la Fiorentina, costruita invece seguendo il giusto mix di freschezza, vitalità, intraprendenza, ma anche esperienza, carisma e personalità.
Maldini e Boban per aver scelto un allenatore come Giampaolo (ipotetico maestro di calcio ma anche lui non esattamente il prototipo del leader), ma soprattutto per aver avallato e portato a termine una campagna acquisti tanto azzardata quanto infruttuosa.

Nuovo allenatore

E adesso che l’ex tecnico della Sampdoria è già con un piede fuori Milanello è già iniziata la caccia al nuovo allenatore, lo sport preferito dai dirigenti rossoneri da ormai 7 anni. È probabile che la situazione possa precipitare già sabato sera, al termine di Genoa-Milan, specie in caso di ennesima deprecabile battuta d’arresto. Ma la notizia che potrebbe fare felici quasi tutti i tifosi milanisti, l’esonero di Giampaolo, si scontra con i nomi che stanno venendo fuori quali possibili sostituti. Da Rudi Garcia a Claudio Ranieri, passando per Arsene Wenger e addirittura Gennaro Gattuso, oggetto di rimpianto odierno nemmeno si trattasse del più grande allenatore vivente, ma fino a qualche mese fa insultato dalla quasi totalità della tifoseria rossonera. Alla faccia della coerenza. Ultimo nome in lista e new entry fresca fresca, Andriy Shevchenko, altra vecchia gloria rossonera, come se le esperienze di Seedorf, Inzaghi, Brocchi e lo stesso Gattuso non fossero bastate.

Ecco chi serve

L’amara verità che in via Aldo Rossi continuano a far finta di non voler accettare è che se davvero si vuole riportare il Milan in cima al mondo, come da più parti si sente ripetere, il primo grosso investimento deve essere fatto in panchina. Inutile dire che l’allenatore ideale era colui che poi invece a luglio è finito sull’altra sponda del Naviglio. Oggi però, all’alba dell’ennesima catastrofica crisi di gioco e di risultati, non ci si può accontentare di un traghettatore come Ranieri o di un Garcia qualsiasi. Serve puntare tutto su un big, che sia il cavallo di ritorno Max Allegri (e vediamo di ricominciare ad insultare anche l’uomo dei 5 scudetti consecutivi e delle 2 finali di Champions alla Juve) o Luciano Spalletti. Professionisti indiscussi, dotati di esperienza, carisma e personalità, tutte quelle qualità che evidentemente ancora mancano alla squadra e che quindi devono essere osmoticamente trasferite dalla guida tecnica ai calciatori. Prima Elliott e tutti i suoi sottoposti si convinceranno di questo e prima il Milan potrà tornare a dire la sua. Oggi, purtroppo, quel giorno appare ancora lontano.