18 settembre 2019
Aggiornato 09:00

Summit a Casa Milan: si decide il futuro di Gattuso

La brusca frenata nella corsa Champions dopo la sconfitta nel derby ha riaperto un dibattito aperto da settimane: insistere su Gattuso oppure pensare ad un nuovo tecnico per l’anno prossimo.

L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso
L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso ANSA

MILANO - Partiamo da una premessa, nelle ultime settimane ho subito attacchi bipartizan e anche una sostanziosa raffica di improperi - come ormai vuole la legge del selvaggio web che ha sdoganato l’urticante pratica dell’insulto libero - da entrambe le parti in questione: gli anti-Gattuso e i pro-Gattuso. La tifoseria milanista pare spaccata in due e, a seconda dei risultati, una delle due fazioni assale l’altra colpevole di non aver abbastanza a cuore le sorti dell’amato Milan. Come se poi il tifo per una squadra di calcio si possa misurare, ma questo è un altro discorso. Dicevo che da circa un mese, con punta massima nella settimana post-derby, frutto anche della comprensibile rabbia mista a frustrazione del tifoso rossonero, sono stato attaccato in egual misura dagli anti-Gattuso per averlo difeso e dai pro-Gattuso per averlo criticato. Già solo questa sostanziale equidistanza dalle due frange mi pone in una posizione di apprezzabile equilibrio. Almeno secondo il mio personalissimo - e interessato - punto di vista.

I grandi meriti

Perchè in effetti è vero. Nei momenti più duri della stagione ho difeso a spada tratta l’operato di Gennaro Gattuso, letteralmente strepitoso nel compattare e far diventare una squadra quella che ad un certo punto era solo una specie di armata Brancaleone, squassata da cambi di proprietà, precarietà diffusa, infortuni a raffica, squalifiche, mal di pancia di presunte star etc. etc. Ebbene, nel momento più difficile della stagione, culminato con lo squallido pareggio post-natalizio sul campo del Frosinone, mister Gattuso è riuscito ad usare un collante miracoloso e, grazie anche ai due nuovi acquisti Paquetà e Piatek, oltre alla partenza del malmostoso Higuain, ha dato il via alla clamorosa rimonta rossonera.
Alzi la mano chi alla fine del 2018 avrebbe immaginato di applaudire un Milan terzo in classifica, capace di recuperare 8 punti all’Inter e 9 al Napoli in poche giornate, come da situazione configurata prima della stracittadina.

I limiti evidenti

Eppure la straordinaria rincorsa di Romagnoli & compagni stava celando qualche problemino, emerso già nella prima semifinale di Coppa Italia contro la Lazio, poi in campionato malgrado le vittorie su Sassuolo e Chievo, quindi nel derby con l’Inter. Il Milan di Gattuso manca di personalità. Detta così sembra un’analisi un po’ brusca, perfino banale, ma è questo il risultato finale di tutta una serie di considerazioni racchiuse in un dato inoppugnabile: contro squadre di pari livello, la squadra rossonera si fa piccola piccola, abbassa la cresta e al coro di «Rispetto per gli avversari» si consegna armi in pugno al nemico. Una scena vista già troppe volte quest’anno.

Quanti errori

Qualche settimana fa il Milan incontrò una Roma a pezzi dopo il 7-1 rimediato in Coppa Italia contro la Fiorentina e allora Gattuso preferì una partita accorta, anche dopo essere il gol del vantaggio con il gol di Piatek. Un atteggiamento che diede modo ai giallorossi di ricompattarsi e conquistare un prezioso pareggio. Contro la Lazio in Coppa Italia idem. I biancocelesti erano ridotti ai minimi termini, con una squadra falcidiata dagli infortuni e in difficoltà a schierare 11 titolari. Si trattava di una partita da aggredire con coraggio, ringhiando sul collo dei laziali, invece anche stavolta un Milan pavido si è rintanato nella propria metà campo prestando il fianco a Milinkovic Savic e compagni e riuscendo ad uscire indenne dall’Olimpico solo per l’imprecisione degli uomini di Inzaghi.
Nel derby la terza conferma. L’Inter stava vivendo uno dei momenti più complicati della sua stagione e perdere il derby avrebbe potuto rappresentare il colpo di grazia per gli uomini di Spalletti. Anche stavolta però l’eccessivo rispetto per gli avversari ha indirizzato la partita e il gol segnato da Vecino in apertura ne è stata la diretta conseguenza.

Champions vicina

Oggi appare chiaro che Gennaro Gattuso abbia ancora evidenti limiti: nella lettura delle partite, nella gestione dei cambi, ma soprattutto nel trasferire ai suoi ragazzi lo spirito giusto con cui affrontare le partite importanti, ma siamo pienamente convinti che l’allenatore calabrese, piedi grossi e cervello fino, saprà imparare dai propri errori e continuare nel suo processo di crescita che negli ultimi 15 mesi, da quando si è seduto sulla panchina milanista, è evidente. E crediamo anche che alla fine i rossoneri arriveranno tra le prime quattro e strapperanno il pass per la prossima Champions League. Qui però scatta l’interrogativo da un milione di punti: può il Milan, questo Milan, un club che ha bisogno di ricostruire la propria immagine internazionale, permettersi di aspettare la definitiva maturazione del Gattuso allenatore? L’esperienza dell’anno scorso, ma soprattutto di quest’anno, in Europa League non induce a fare pensieri positivi. È arrivato il momento in Casa Milan di affrontare la questione perchè a giugno potrebbe essere troppo tardi.