5 dicembre 2019
Aggiornato 18:01

Juventus: messaggio a Gattuso

La sontuosa prestazione dei bianconeri in Champions contro l’Atletico Madrid può essere d’esempio per i ragazzi di Gattuso che domenica sera affronteranno l’Inter.

L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso
L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso ANSA

MILANO - Le partite si giocano, non si aspettano. Magari si perdono, ma almeno con la convinzione di aver fatto il massimo con coraggio e voglia di imporsi. È questo il messaggio arrivato dall’Allianz Stadium, dove una Juventus superlativa ha letteralmente fatto a fette - ed eliminato con scorno evidente - un Atletico Madrid calato a Torino con un atteggiamento eccessivamente passivo e rinunciatario.

Un messaggio mai tanto attuale per i rossoneri, considerando che domenica sera il Milan affronterà l’Inter nel posticipo della 28^ giornata del campionato italiano di calcio, soprattutto ripensando a quello che è stato il derby d’andata, vinto meritatamente dai nerazzurri al 92’ dopo una partita non giocata dai ragazzi di Gattuso. Proprio nel match più importante della prima metà della stagione, infatti, il Milan si è riscoperto timoroso e tremebondo al cospetto dei dirimpettai di San Siro. E il gol di Icardi, arrivato nei minuti di recupero di una partita subita dall’inizio alla fine, è stato solo una naturale conseguenza di un atteggiamento tanto remissivo ed irritante.

La metamorfosi

C’è da dire, a onor del vero, che il Milan attuale è una squadra molto diversa da quella che affrontò i nerazzurri all’andata. Non tanto perchè ad ottobre 2018 sfidò l’Inter da una posizione di inferiorità in classifica, quanto piuttosto per una diversa consapevolezza nei propri mezzi. Adesso Romagnoli & compagni arrivano da 5 vittorie consecutive, hanno scavalcato i rivali cittadini e hanno anche recuperato ben 9 punti al Napoli negli ultimi 5 turni, arrivando addirittura a minacciare il grande ex Carlo Ancelotti per la conquista del secondo posto.
Ma al di là di quello che raccontano i numeri, stavolta molto lusinghieri per i rossoneri, il Milan continua a palesare alcuni limiti evidenti dal punto di vista della costruzione del gioco e della personalità.

Gioco involuto

Innanzitutto sono ormai 3 partite, a cominciare dalla semifinale di andata di Coppa Italia con la Lazio fino agli ultimi due successi in campionato - preziosi ma quanto mai sofferti - contro Sassuolo e Chievo, che la squadra di Gattuso propone una qualità di gioco non più fluida e scorrevole come ad inizio anno. Un handicap dovuto essenzialmente allo stato di forma non brillantissimo di alcuni dei suoi interpreti più talentuosi: dallo spagnolo Suso, ormai in difficoltà da diverse settimane, fino a Calhanoglu e Paquetà, quest’ultimo probabilmente spompato da un anno vissuto intensamente e giocato in pratica senza soluzione di continuità.
Inoltre si continua a sbagliare la lettura di alcune preziose ripartenze: si tenta la soluzione personale con conclusioni velleitarie e quasi sempre sballate anziché cercare il compagno smarcato e dare vita ad azioni pericolose; oppure si prova il passaggio filtrante per un compagno irraggiungibile quando invece c’è il corridoio libero per puntare la porta.

Serve coraggio

Ma è soprattutto la mancanza di intraprendenza nel cercare di chiudere le partite ad inquietare la tifoseria milanista, perché dopo essere passati in vantaggio quasi sempre si smette di spingere e giocare a calcio, rischiando e soffrendo fino ai minuti finali delle partite, come accaduto sia contro il Sassuolo che a Verona contro il Chievo.

Ecco, se il Milan vuole fare il definitivo salto di qualità verso l’elitè del calcio italiano - e magari prossimamente anche di quello europeo - deve abbandonare i timori reverenziali e le modalità sparagnine. È arrivato il momento di tirare fuori gli attributi e affrontare gli avversari con sfacciataggine e sana arroganza. Anche così si raggiungono gli obiettivi, vincendo le partite ancor prima di scendere in campo.