23 ottobre 2018
Aggiornato 13:00

Milan: Leo, Maldini, Kaką, ma in campo non vanno le bandiere

Il grande rinnovamento della societą rossonera sta facendo sognare i tifosi rossoneri, ma il ritorno a casa delle bandiere potrebbe non bastare.
Il brasiliano Kaką, anche lui vicino a un ritorno al Milan
Il brasiliano Kaką, anche lui vicino a un ritorno al Milan (ANSA)

MILANO - Appartenenza, fedeltà, amore, passione, esempio, riferimento, integrità. Sono questi i concetti cardine della rivoluzione milanista voluta dalla nuova proprietà americana che fa capo al fondo Elliott (e a proposito in questi giorni è a Milano Gordon Singer, figlio del fondatore Paul, per prendere contatti e fare conoscenza con tutte le realtà dell’universo rossonero). Una sfilza di parole che messe in fila così potrebbero non avere un grande significato, ma che accostate alle leggende della storia del Milan che una alla volta stanno tornando alla base, rappresentano il fulcro essenziale della nouvelle vague milanista. Dopo Franco Baresi e Daniele Massaro, già in società con ruoli più che altro di rappresentanza, ecco il ritorno di Leonardo de Araujo, nuovo direttore dell’area tecnica e sportiva del Milan e deus ex machina della straordinaria operazione che ha portato a Milanello Gonzalo Higuain e Mattia Caldara.

Bentornato Paolo
Subito a ruota ecco il ritorno a casa di Paolo Maldini, accolto come una specie di messia dall’intero mondo del calcio, non soltanto quello griffato Milan. All’ex capitano della squadra più vincente degli ultimi anni, i concetti di appartenenza, fedeltà, amore, passione, esempio, riferimento, integrità, si adattano come un vestito tagliato su misura. Ed è per questo che l’assenza per 9 lunghi anni di PM3 dal mondo rossonero ha sempre fatto così tanto rumore.

Porte aperte a Kakà
Ma non è finita, perchè nel corso della conferenza stampa di presentazione di Maldini, il DT Leonardo ha praticamente annunciato anche un altro sensazionale ritorno a casa, quello di Ricardo Izecson dos Santos Leite, meglio noto come Kakà. Già accostato al Milan nel breve interregno della fumosa proprietà cinese, adesso Ricky potrebbe davvero tornare a casa, invocato a gran voce dalla tifoseria milanista ma anche dai suoi vecchi amici e compagni di squadra Leonardo e Maldini. Ancora non è ben chiaro con quale ruolo, visto che da quando ha appeso gli scarpini al chiodo - praticamente l’altroieri - l’esperienza di Kakà nel calcio è pari a zero, ma questo è un discorso che i diretti interessati approfondiranno volentieri con i tempi e i modi giusti.

E la squadra?
Piuttosto è un’altra la domanda che ci si inizia a fare tra gli addetti ai lavori e gli attenti osservatori del mondo Milan: va bene il ritorno a casa di tante leggende del recente passato rossonero, ma se poi gli investimenti per rafforzare la squadra non vanno di pari passo diventa tutto inutile. In campo non vanno le bandiere, scendono gli attuali calciatori a disposizione di Gattuso, ecco perchè dopo i tanti brindisi per il ritorno di Maldini e quello probabile di Kakà, è il caso che in via Aldo Rossi ci si metta subito a lavorare per completare la rosa del Milan. Manca ancora una mezz’ala di qualità e spessore internazionale, ma anche un attaccante esterno in grado di dare il cambio a Suso e Calhanoglu. Avere Leonardo, Maldini e Kakà nella dirigenza e poi essere costretti a schierare Borini, Bertolacci e Halilovic, non sembra oggettivamente una mossa particolarmente brillante. Il Milan non può e non deve rimanere una bellissima incompiuta.