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Milan: un sesto posto che non può essere festeggiato

Al termine della stagione che si concluderà domenica sera dopo Milan-Fiorentina, il club rossonero spera di poter brindare al sesto posto e alla qualificazione in Europa League senza passare dai preliminari.

La delusione dei rossoneri dopo una sconfitta
La delusione dei rossoneri dopo una sconfitta (ANSA)

MILANO - Brindare per il raggiungimento del sesto posto. È questo ciò che ci si augura tra via Aldo Rossi e Milanello al termine della prossima e ultima domenica di campionato. Il Milan di Gennaro Gattuso ha ormai conquistato l’accesso all’Europa minore, quella League vinta ieri sera dall’Atletico Madrid in finale contro un Marsiglia almeno a livello dei rossoneri, ma c’è da conquistare ancora quel prezioso traguardo - il sesto posto - che garantirà la qualificazione ai gironi, anzichè alle forche caudine di ben tre turni preliminari eventualmente da disputare tra luglio e agosto.
Oggi gli orizzonti di quello che fino a poco tempo fa era il club più titolato al mondo sono questi, c’è poco da fare. Con buona pace di tutti coloro che continuano a vivere di ricordi, ormai talmente tanto lontani che quasi sfumano nel bianco e nero.

L’alibi berlusconiano
Oggi la realtà del Milan è triste ed inquietante come poche volte nella recente storia dell’ex club più titolato al mondo. Perchè se l'ultimo mortificante quinquennio trovava una sua giustificazione nell’andazzo autolesionista portato avanti dalla premiata ditta Berlusconi & Galliani, adesso non c’è nemmeno più questo alibi a reggere l’onta della delusione. Stavolta c’è una nuova proprietà, una nuova dirigenza, l’ennesimo nuovo staff tecnico, una rosa completamente rivoluzionata grazie ad un mercato da 230 milioni spesi appena 10 mesi fa, e soprattutto una squadra composta da giovanotti di belle speranze e grandi prospettive saggiamente supportati da giocatori di esperienza, carisma e leadership del calibro di Bonucci e Biglia.

Navigare a vista
E invece nulla. Si continua a navigare inseguendo il miraggio di un posto in Europa League come se ormai il target rossonero possa essere solo questo. A dispetto dei tanti proclami della scorsa estate il Milan non è ancora attrezzato per competere con i top club italiani, figuriamoci con quelli europei ai quali fino ad una decina d’anni fa rifilava scoppole magistrali su tutti i campi continentali. Ecco perchè oggi Il popolo rossonero è ferito, ma prima ancora è confuso, disorientato, frastornato. A fine maggio è attesa la sentenza dell’Uefa in materia di fairplay finanziario che tarperà ulteriormente le ali ad una proprietà cinese che di suo continua a non offrire grosse garanzie di soludità. Senza dimenticare quel debito di 303 milioni (circa 370 con gli interessi) che Yonghong Li dovrà restituire entro ottobre al fondo americano Elliott oppure rifinanziare grazie all’intervento benefico di qualche altro istituto bancario. All’orizzonte non si vede nulla di esaltante per i tifosi del Milan, per il momento sarà il caso di accontentarsi e brindare per un misero sesto posto.