26 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
Calcio | Nazionale

Milan: l’era Yonghong Li è già ai titoli di coda

Come ormai è abitudine, appena il calcio giocato si ferma si torna a parlare dei problemi societari del Milan. Stavolta però i problemi di Yonghong Li sembrano seri e il ruolo di Elliott sempre più importante.

Yonghong Li con Berlusconi al momento dell'acquisto dell'Ac Milan
Yonghong Li con Berlusconi al momento dell'acquisto dell'Ac Milan ANSA

MILANO - Ormai è un classico durante le pause del campionato imposte dal calendario internazionale: si spengono i riflettori sulle gesta eroiche della squadra guidata da Gennaro Gattuso e puntualmente tornano a galla i problemi della società rossonera, con il rischio fallimento per l’Ac Milan, ormai dietro l’angolo secondo i ben noti catastrofisti dell'informazione.
Nel quieto - apparentemente - primo mercoledì di primavera, molti organi di informazione sono tornati a parlare delle vicende legate ai problemi finanziari del proprietario del club di via Aldo Rossi, Yonghong Li. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, a firma dell’ormai consolidata coppia investigativa Gabanelli-Gerevini, il tribunale del popolo di Shenzhen avrebbe ufficialmente dichiarato fallita la Jie Ande, considerata (a torto, stando a quanto si apprende da fonti vicine al Milan) la società più importante e quella considerata con maggiore liquidità tra le varie indicate nel curriculum ufficiale di Yonghong Li. 

Fallimento!
Un aggiornamento che non dovrebbe avere ripercussioni dirette sul Milan, ma che finisce per minare ulteriormente la credibilità di un progetto ancora caratterizzato da oscure sacche di mistero difficilmente interpretabili, e soprattutto di un imprenditore del quale in Cina nessuno sa praticamente nulla se non queste inquietanti notizie. Una notizia ancor più inquietante in relazione al fatto che questo per Milan China dovrebbe essere un momento fondamentale, quello nel quale iniziare a raccogliere ricavi e proventi della massiccia campagna di comunicazione effettuata proprio in Cina negli ultimi 12 mesi.

La garanzia di Elliott
La considerazione che parallelamente viene spontaneo fare è legata al ruolo di Elliott in tutta questa vicenda. Si sa che il club di via Aldo Rossi e il suo presidente Yonghong Li sono debitori nei confronti dell’hedge fund americano della corposa cifra di 303 milioni, senza considerare i massicci interessi grazie ai quali si arrivano a sfiorare i 370 milioni. Un'esposizione debitoria che potrebbe perfino aumentare se consideriamo che Elliott ha già fatto sapere di poter mettere sul piatto un ulteriore prestito di 35 milioni al proprietario cinese del club, chiamato entro i prossimi mesi ad un nuovo aumento di capitale.
Dulcis in fundo, il fondo di Paul Singer ha offerto il proprio supporto a Marco Fassone in occasione dell’incontro che il Milan dovrà sostenere ad aprile con l’Uefa per il delicato esame sul fairplay finanziario e le conseguenti sanzioni derivanti dal settlement agreement tutte da stabilire.

Asta per il Milan
Elliott, come si può evincere facilmente, di fatto ha già messo le mani sul club di via Aldo Rossi, facendo da garante per tutte le inadempienze finanziarie del suo nuovo e precario proprietario, e questo potrebbe voler dire solo una cosa: non avendo intenzione di gestire direttamente il Milan, ma avendo a cuore il futuro di una società più gloriose del calcio mondiale, a breve il fondo americano darà vita ad un’asta, seguendo più o meno i desiderata dello stesso Yonghong Li che da tempo è alla ricerca di un socio in grado di supportarlo nella gestione del club. 

Tre cordate
Nelle scorse settimane settimane abbiamo anticipato alcuni nomi, tra cui il più interessante è indubbiamente quello di Saeed Al-Falasi, membro di una famiglia nobile degli Emirati Arabi e proprietario del gruppo International Triangle, attivo in diversi settori, dal commercio internazionale all’edilizia e brokeraggio. Ma l’uomo d’affari con uffici a Dubai non sarebbe l’unico interessato a mettere le mani sul Milan. Si parla anche di una cordata russa facente capo al miliardario di origine uzbeka Alisher Uzmanov, tra l’altro socio di minoranza dell’Arsenal, e perfino di un misterioso fondo americano. 
Una cosa è certa, il futuro societario del Milan è tutto ancora da scrivere ma con la tutela di Elliott a fare da garante non potrà che essere roseo.