14 ottobre 2019
Aggiornato 00:00

La verità su Yonghong Li che tranquillizza i tifosi del Milan

Ci pensa addirittura Gennaro Gattuso a svelare un particolare che dovrebbe acquietare tutte le polemiche sulla presunta insolvibilità di Yonghong Li.

Il presidente del Milan Yonghong Li
Il presidente del Milan Yonghong Li ANSA

MILANO - «Il pagamento al Porto di Andrè Silva è stato effettuato due mesi prima della scadenza e il club portoghese è rimasto sorpreso di questo. Ma non è tutto, lo stipendio arriva sempre puntuale o in anticipo. A livello organizzativo il Milan è una macchina perfetta. Quando parlo con Fassone e Mirabelli mi dicono che i soldi nelle casse ci sono. Si tocca con mano tutto quello che dico. Se non ci fossero i soldi come sarebbe possibile questo? ». La risposta a tutto il can can sollevato negli ultimi giorni dall’inchiesta del Corriere della Sera firmata dalla Gabanelli e Gerevini sulla presunta insolvibilità di Yonghong Li è arrivata da Gennaro Gattuso, l’uomo del momento in casa Milan. Non contento di aver risollevato le sorti della squadra dopo un inizio a dir poco catastrofico sotto la guida dello stralunato Montella, alla vigilia del match contro i bulgari del Ludogorets valido per l’accesso agli ottavi di finale di Europa League, l'allenatore rossonero si è perfino concesso una divagazione in territori di competenza altrui. Con la consapevolezza che l’autorevolezza guadagnata sul campo potrebbe essere utile anche a chi invece sta facendo fatica a dare smalto alla propria immagine. Ogni riferimento al proprietario del Milan Yonghong Li è puramente voluta.

La macchina del fango
È indubbio che il polverone mediatico che puntualmente si alza sul patrimonio dell’enigmatico uomo d’affari cinese abbia a che fare proprio con la nebbia che avvolge tutte le sue attività economiche dall’altra parte del mondo. Prima le miniere di fosfati, su cui il prestigioso New York Times aveva sollevato più di un dubbio. Poi l’Uefa, arrivata a chiedere ulteriori garanzie all’ad Marco Fassone proprio per i dubbi sulla misteriosa consistenza finanziaria del patron rossonero, quindi l’inchiesta del Corriere della Sera, arrivata come un fulmine a ciel sereno a gettare ulteriore fango sulla nuova proprietà dell’Ac Milan.

Tutti preoccupati
Quello che però sembra angustiare l’intero mondo del calcio - ieri abbiamo registrato anche la preoccupazione del commissario straordinario della Figc Roberto Fabbricini - pare sfiorare appena di striscio la tifoseria milanista. La ragione è semplice è va ricondotta a quello che è accaduto il 17 aprile 2017, quando Yonghong Li si è presentato in Fininvest per concludere l’acquisto dell’Ac Milan, versando ben 740 milioni di euro nel salvadanaio di Silvio Berlusconi, offrendo come garanzia patrimoniale un pacchetto azionario da appena 500 milioni di euro. Il tutto senza soci, senza partner, senza finanziatori, almeno all’apparenza. Un’ipotesi francamente improbabile. 

Yonghong Li non è solo
Ed ecco il punto di tutta la vicenda. Yonghong Li, oltre alla copertura finanziaria, non ha lo spessore e l’autorevolezza per essere il proprietario del Milan. È sempre più chiaro che il suo è un ruolo di facciata, quello di un imprenditore alle cui spalle si stanno muovendo realtà ben più solide economicamente che per ragioni che nessuno è tenuto a spiegarci preferiscono non venire fuori, almeno al momento. Facile supporre che le ragioni siano da ricercarsi nella stretta del governo di Pechino all’esportazione di valuta all’estero. Resta comunque il fatto che l’attuale presidente rossonero è un uomo d’affari interessato alla speculazione, ma di certo non è solo, altrimenti sarebbe da considerare un pazzo scriteriato visti i costi di gestione di una macchina di lusso come l’Ac Milan e il suo personale e modestissimo patrimonio. I fans del diavolo possono tirare un sospiro di sollievo, il futuro dell'ex club più titolato al mondo non è in pericolo.