24 ottobre 2019
Aggiornato 01:00

Playoff mondiali: Italia, aggrappiamoci alla Svezia

Può sembrare un paradosso, ma al cospetto delle ultime inguardabili prestazioni della Nazionale, la sola speranza degli azzurri è la qualità tecnica a dir poco scadente dei rivali svedesi. Da una parte calciatori di Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli, dall’altra ragazzotti provenienti dal campionato russo, greco, danese e perfino dagli Emirati Aarabi.

Il gol del vantaggio di Johansson contro l'Italia
Il gol del vantaggio di Johansson contro l'Italia ANSA

MILANO - L’Italia s’è desta? È quello che speriamo tutti, stretti a coorte di fronte ai teleschermi in attesa di quello che sapranno fare i ragazzi di Ventura al cospetto dei poco più che dilettanti svedesi questa sera a San Siro. In palio un premiuccio da poco, semplicemente la qualificazione ai Mondiali, un appuntamento che l’Italia ha saltato solo una volta, nel 1958 proprio in Svezia, marchiando d’infamia gli sfortunati protagonisti dell’epoca.
Ecco, solo al pensiero di quello che potrebbero rischiare il barcollante ct Ventura, ma anche i vari Buffon, Chiellini, De Rossi, Bonucci etc. etc. dovremmo aspettarci una reazione d’orgoglio talmente vibrante da sotterrare i rivali scandinavi sotto una pioggia di gol.

Avversari scadenti
Quasi un obbligo contrattuale per gli undici azzurri che stasera scenderanno in campo a San Siro, se non altro per giustificare quel divario tecnico abissale che sulla carta è sotto gli occhi di tutti. L’altro giorno, nel suo delirio di onnipotenza, il tecnico della Ternana Pocheschi aveva evidenziato che basterebbe una squadra della nostra serie C, cazzuta e pronta alla battaglia, per avere ragione della nazionale svedese. Teoria forzata ma non troppo distante dalla realtà se consideriamo il livello dei convocati di mister Andersson. Il giocatore più talentuoso degli scandinavi è Forsberg e gioca nel Lipsia in Bundesliga;  il resto è un coacervo di ragazzotti belligeranti, grossi ma grezzi come un tronco di pino, abitualmente protagonisti del campionato danese (il portiere Olsen nel Copenaghen), greco (il match winner dell’andata Johansson nell’Aek Atene), russo (Granquist e Claesson  nel Krasnodar), senza dimenticare il centravanti Berg che gioca addirittura con la maglia dell’Al-Ain negli Emirati Arabi.

Niente paura
Ditemi voi se una squadra del genere può legittimamente spaventare la nazionale tetracampione del mondo, composta da fior di campioni, interpreti di primissimo piano del calcio europeo e lautamente stipendiati dieci volte tanto i loro colleghi svedesi. Certo ci sarà da rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani in una partita che potrebbe offrire nuovi spunti di battaglia. A quel punto gli azzurri dovranno farsi trovare pronti, non come a Stoccolma dove il match è stato perso proprio sul piano del coraggio e dell’intraprendenza. Lì dove non arriva la tattica (e sulle scelte cervellotiche del ct Ventura ci sarebbe tantissimo da dire), dovrà arrivare il cuore. L’Italia non può e non deve restare fuori dal Mondiale.