22 ottobre 2019
Aggiornato 17:30

Milan: una per una, tutte le grandi delusioni rossonere

Dopo l’ennesima sconfitta del Milan e un inizio stagione fallimentare, è d’obbligo un primo bilancio sull’operato di alcuni calciatori rossoneri. Nel mirino soprattutto i nuovi, da Kessiè a Bonucci, passando per Biglia, Musacchio, Calhanoglu, Silva e Kalinic. Un’analisi che mette in discussione l’operato di Fassone e Mirabelli

I rossoneri a testa bassa dopo la sconfitta contro la Juve
I rossoneri a testa bassa dopo la sconfitta contro la Juve ANSA

MILANO - Monta la rabbia, cupa, rumorosa. Pronta a deflagrare in un’esplosione fragorosa che potrebbe lasciare sul campo pochi superstiti in Casa Milan. Perchè un inizio stagione così fallimentare sinceramente non era preventivabile nemmeno nelle più oscure e pessimistiche previsioni. D’accordo, si è cambiato tanto; d’accordo, è necessario tempo e lavoro; d’accordo al Milan è tutto nuovo, dalla proprietà alla dirigenza per finire alla squadra. Ma lo spettacolo indecoroso a cui stanno assistendo ormai da troppe settimane i tifosi rossoneri non è più tollerabile. 

Furia Higuain
L’ultimo capitolo di questa sconcertante serie a puntate, il cui tragico epilogo - sportivamente parlando, ovvio - sembra purtroppo già scritto, ha visto i ragazzi di Montella soccombere sotto i colpi spietati di un Gonzalo Higuain tornato a livelli di splendore accecante come non gli accadeva da tanto tempo. Eppure contro la Juventus il Milan se l’è giocata almeno per un’oretta. I rossoneri sono stati anche sfortunati in occasione della traversa-fuori di Kalinic e del palo-dentro di Higuain ed è innegabile che l’approccio alla partita della squadra sia stato coraggioso, energico, vibrante, con un pressing alto che per almeno 20 minuti ha fatto presagire una serata magica. Ma alla fine cosa ci resta in mano? L’ennesima sconfitta (e sono 5 in 11 partite), un distacco dalla zona Champions che stasera, in caso di vittoria dell’Inter a Verona, potrebbe arrivare a 12 punti e la sensazione che la stagione possa considerarsi quasi conclusa, a meno di un clamoroso - e francamente tutt’ora impensabile - colpo di coda della squadra.

Difesa sotto accusa
Le note dolenti sono sempre più numerose e molte di queste sono riconducibili al mercato, tanto che più di qualcuno tra i tifosi rossoneri ha iniziato a porsi delle domande sull’effettiva opportunità di una campagna acquisti da 240 milioni. A partire dalla difesa, dove tanto Musacchio, quanto soprattutto capitan Bonucci stanno facendo quasi rimpiangere Gustavo Gomez e Paletta (costretto ormai a giocare con la Primavera), mentre il vecchio Zapata sembra aver riconquistato una maglia da titolare malgrado le sue purtroppo ormai note crisi narcolettiche.

Centrocampo insufficiente
In mezzo al campo i dubbi sono ancora maggiori. Il primo riguarda Kessiè e ancora una volta ci ritroviamo a domandarci che fine abbia fatto il vero Kessiè, quello che faceva fracelli all’Atalanta e che al Milan sembra essere evaporato dopo i primi incoraggianti segnali. Discorso analogo per Biglia che sembra aver raccolto l’eredità di Montolivo non solo per posto in regia, ma soprattutto per il ruolo di collettore di fischi, sempre più minacciosi nei suoi confronti. A parziale giustificazione del centrocampista argentino c’è il fatto che ancora una volta Montella ha preferito farlo giocare pur in presenza di un risentimento muscolare che evidentemente gli impedisce di rendere al meglio. Ma è indubbio che al Milan da lui ci si aspettava ben altra qualità, personalità ed efficacia.

Calha inadeguato
Poi c’è Chalanoglu, nei riguardi del quale ancora una volta siamo costretti a prendere nota di una prestazione mediocre e di un apporto alla causa rossonera sempre più deficitario in rapporto alle aspettative sul suo conto. Il turco è da sempre troppo innamorato del pallone e da quando è arrivato in rossonero ha mostrato una paurosa idiosincrasia con la concretezza, che si traduce in mancanza di attenzione allo sviluppo dell’azione. Ogni volta che il pallone transita dalle sue parti, Calha se lo guarda, lo rimira, lo accarezza, perde quel tempo di gioco funzionale ad un corretto sviluppo della trama offensiva e puntualmente si perdono le opportunità. Purtroppo non è la prima volta che ci troviamo a ripetere le stesse cose sul suo conto, però, senza entrare nel merito delle sue indubbie doti tecniche, siamo sicuri che l’ex Leverkusen sia adatto al campionato italiano dove se non sei rapido di testa, ancor prima che di piedi, la palla non te la fanno nemmeno vedere? 

Questione bomber
Chiudiamo con la questione attaccanti. I numeri sono impietosi: i tre centravanti del Milan insieme hanno realizzato appena 5 gol (3 Kalinic, 2 Cutrone, 0 Silva), meno di quanto hanno fatto da soli i vari bomber delle altre squadre di testa. Da qui la riflessione sull’operato di Fassone e Mirabelli: chissà se hanno fatto bene ad acquistare due buoni centravanti, Kalinic e Andrè Silva, anzichè un fuoriclasse, Pierre-Emerick Aubameyang. Sulla questione attacco però lascio in sospeso il mio giudizio. Innanzitutto vorrei vedere impiegato per bene Andrè Silva, schierato titolare almeno qualche partita di seguito per giudicare; magari accanto a Kalinic che contro la Juve è stato anche un pizzico sfortunato. Senza contare Cutrone nei confronti del quale, malgrado la tenera età, nutro una fiducia incondizionata.
Aspettiamo la prossima puntata, ma una cosa è certa: per molti rossoneri, da Montella fino all'ultimo dei calciatori, siamo vicini alla resa dei conti.