8 maggio 2021
Aggiornato 16:00
Calcio

Milan: l’inadeguatezza delle riserve

La campagna acquisti faraonica della dirigenza rossonera ha un oscuro rovescio della medaglia: i non titolari fanno ancora parecchia fatica e non sembrano all’altezza di una squadra che punta alle prime quattro posizioni della classifica

MILANO - Dopo la meritata e netta sconfitta di Genova contro la Sampdoria, Vincenzo Montella ha le idee molto più chiare, o almeno dovrebbe averle: il suo Milan vale tanto negli undici titolari, vale molto meno con le riserve. L’obiettivo dei rossoneri è chiaramente il quarto posto (o terzo che sia), senza far più voli pindarici: Napoli e Juventus sono di un altro pianeta, in questo momento anche la Roma sembra inarrivabile per la formazione milanista, anche se qualche certezza in più si avrà domenica intorno alle 20 quando si conoscerà il risultato finale proprio di Milan-Roma.

Lunga vita ai titolari

Se la Juventus si può permettere di lasciar fuori Gonzalo Higuain nel derby e non risentirne (anzi) e se il Napoli fa ruotare tutti gli uomini del centrocampo ottenendo massimi risultati come i bianconeri (6 vittorie su 6 in campionato), altrettanto non può fare il Milan perché Vincenzo Montella ha di che rallegrarsi per la campagna acquisti messa in piedi dalla premiata ditta Mirabelli-Fassone, ma si sta rendendo conto che senza qualcuno dei suoi uomini migliori la coperta è troppo corta e soprattutto non riscalda. Tanto per cominciare, Sampdoria-Milan ha dimostrato che Franck Kessie è elemento imprescindibile ma è anch’egli un essere umano e dunque soggetto a stanchezza come tutti noi; la prova opaca dell’ivoriano a Marassi si è sentita e Montella non l’ha potuto cambiare perché alternative in quel ruolo non ne ha. In difesa, poi, Cristian Zapata ha dimostrato quello che era chiaro a tutti ormai da anni: la sua tenuta mentale dura all’incirca 90, forse 180 minuti consecutivi, poi il colombiano stacca bruscamente la spina; con la Spal era andato bene, con la Sampdoria è tornato il distratto difensore che il mondo conosce, non a caso il gol del suo omonimo Duvàn l’ha causato proprio l’ex udinese con un goffo assist al connazionale sampdoriano, andando poi a protestare assieme a Donnarumma per chissà cosa. A protestare dovrebbero essere invece i tifosi milanisti, costretti a vedere un simile spettacolo con il povero Musacchio a guardarsi lo scempio dalla panchina invece che provare ad evitarlo in campo.

Ostracismo

Anche Fabio Borini, al di là dell’intelligenza tattica e della grinta, di qualità e di utilità ne ha ben poca: nei pochi minuti che Montella gli ha concesso a Genova ha combinato poco e niente, relegato a destra al posto dell’inconcludente Abate (che disdetta l’infortunio di Conti), tornato anche lui ai suoi bassi livelli dopo la buona prova di mercoledì. In più, prosegue l’inspiegabile ostracismo nei confronti di Andrè Silva, di gran lunga il miglior centravanti in rosa per Montella, ma che in campionato ha giocato appena due spezzoni di partita contro Crotone e Spal, dimostrandosi bomber di razza in Europa dove invece è sempre sceso in campo. Cutrone è appannato dopo l’avvio sprint, Suso deve ancora trovare la sua giusta collocazione nel nuovo modulo, Kalinic è facile da interpretare: è un gran lavoratore, all’occorrenza la butta pure dentro, ma non è un goleador, nei momenti in cui c’è da sfasciare la porta, nei momenti in cui c’è da prendere la decisione in un fazzoletto d’area, le sue caratteristiche lo fanno inesorabilmente diventare un calciatore normalissimo. E allora perché a Genova non lanciare dentro il portoghese?  La lotta per il quarto posto è lunga e difficile, il Milan può raggiungerlo, a patto che Montella si renda conto (e in fretta) che dietro i titolari c’è un Milan vecchio (non come età ma come livello) che nessuno desiderava e desidera vedere più, emergenze a parte.