19 novembre 2019
Aggiornato 14:30

Valentino Rossi detta la linea alla Yamaha: per vincere bisogna copiare la Ducati

La Rossa è riuscita a sviluppare la propria Desmosedici ad un ritmo più veloce di tutti gli avversari. Come? Schierando al via una terza moto ufficiale (con Petrucci) e affidando i test a dei collaudatori competitivi (Stoner in testa). Due lezioni che il Dottore vuole portare a Iwata

Valentino Rossi sulla sua Yamaha davanti alla Ducati di Danilo Petrucci
Valentino Rossi sulla sua Yamaha davanti alla Ducati di Danilo Petrucci Michelin

ROMA – Perfino il colosso Yamaha ha qualcosa da imparare dalla piccola Ducati. Ne è convinto Valentino Rossi, che sembra apprezzare il programma di sviluppo tecnico della Rossa di Borgo Panigale messo in piedi dal direttore generale Gigi Dall'Igna. E che ha messo la casa bolognese in condizione di crescere ad un ritmo molto più elevato rispetto alle dirette rivali: mentre Marc Marquez sprona la sua Honda a portare in pista più novità e lo stesso Rossi è riuscito ad ottenere il tanto sospirato nuovo telaio in un solo esemplare e con molto ritardo, infatti, le Desmosedici sono riuscite a rifarsi prontamente dalle difficoltà di inizio stagione, fino ad issarsi anche in vetta al Mondiale grazie ad Andrea Dovizioso.

Più moto ufficiali
Una lezione che un attento osservatore dei dettagli come il Dottore vorrebbe copiare e portare anche nella sua squadra. Ma come fa la Ducati a progredire più speditamente degli avversari? Il primo segreto individuato dal fenomeno di Tavullia è quello di mettere in pista tre moto ufficiali: oltre a quella di Dovizioso e di Jorge Lorenzo, una terza GP17 è infatti affidata al team satellite Pramac e alle mani di Danilo Petrucci. In questo modo gli ingegneri italiani riescono a raccogliere molti più dati da studiare poi accuratamente in officina per individuare i limiti della moto e le eventuali soluzioni. Il marchio dei Diapason, invece, che pure può contare su una squadra cliente molto competitiva come il team Tech3, che schiera i due sorprendenti deb Johann Zarco e Jonas Folger, la equipaggia con il modello dell'anno passato. Una strategia che, secondo il nove volte iridato, potrebbe essere rivista: «Ovviamente sarebbe importante schierare una terza moto ufficiale – ammette – La cosa più difficile nei test è simulare le condizioni di gara, essere altrettanto veloci. Non ci sono poi tanti piloti in giro all’altezza di girare su quei riferimenti».

Test rider più veloce
E poi c'è la squadra test. La Yamaha affida le prove a Katsuyuki Nakasuga, un oscuro giapponese i cui migliori risultati sono stati ottenuti solamente nel suo campionato nazionale di Superbike e alla 8 Ore di Suzuka. Ducati, al contrario, ha in squadra non soltanto Michele Pirro, che nelle sue apparizioni come wild card sulla griglia di partenza del Mondiale ha spesso dimostrato di potersela giocare alla pari con i migliori, ma soprattutto Casey Stoner. Collaudatore sì, ma capace di andar forte almeno quanto i piloti ufficiali: «Nagasuka è veloce, ha vinto sia a Suzuka che nella Japan Sbk – conferma Vale – Ma non sarà mai veloce come noi. Non ci sono poi tanti piloti in giro all’altezza di girare su quei riferimenti». Dunque, la ricetta che Rossi indica alla sua casa madre è chiara: mettere in pista più moto ufficiali ed ingaggiare un collaudatore di livello più alto. Dal Giappone lo ascolteranno?