20 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
La trattativa clamorosa della Rossa

Ferrari, serve un direttore tecnico: perché non rubarlo alla Mercedes?

L'ultima ideona di Sergio Marchionne: per sostituire il dimissionario James Allison, strappare al diretto rivale il leader degli ingegneri, Paddy Lowe. Un uomo che ha il perfetto identikit per guidare e coordinare la struttura di Maranello

La monoposto di Kimi Raikkonen ferma ai box
La monoposto di Kimi Raikkonen ferma ai box Ferrari

ROMA – I problemi della Ferrari, più che tecnici, sono gestionali. Per risolverli, insomma, non serve un nuovo progettista. Piuttosto, ci vuole un capo degli ingegneri, un manager dalle spiccate doti di comando, un uomo che riesca a mettere ordine tra i mille dipartimenti della Scuderia, evitando gli scaricabarile e gli scontri interni e facendoli lavorare insieme verso l'unico obiettivo comune della vittoria. Proprio in questo senso è da leggere la nomina di Mattia Binotto a nuovo direttore tecnico dopo l'addio di James Allison. Sulla carta, promuovere un motorista quando i maggiori limiti della SF16-H sono di carattere aerodinamico suonerebbe come un controsenso. Invece, il compito che il presidente Sergio Marchionne in persona ha assegnato all'ingegnere elvetico-parmigiano è quello di applicare a tutta la struttura del Cavallino rampante il metodo di lavoro che, in piccolo, ha sperimentato con successo nel settore propulsori. Non è stato lui a progettare il motore (che porta invece la firma di Lorenzo Sassi), ma piuttosto ne ha coordinato magistralmente il lavoro quotidiano di sviluppo, indicando una direzione univoca ai suoi sottoposti, da buon condottiero, fino a colmare quasi completamente quel 15% di vantaggio che fino a un paio d'anni fa la rivale Mercedes poteva vantare su questo fronte. Binotto, decidendo di non recarsi a Hockenheim per il suo primo Gran Premio da dt ma di restare in fabbrica, ha subito iniziato a rivedere la rotta di evoluzione delle monoposto, pianificando al contempo il lavoro su quella attuale per la seconda metà della stagione e il progetto di quella 2017 con il cruciale cambio di regolamento aerodinamico. Un ruolo delicatissimo, che il suo predecessore James Allison non era più in grado di svolgere, comprensibilmente preso com'era dalla tragedia che ha sconvolto la sua famiglia (la prematura scomparsa per meningite della giovane moglie) e che lo tratteneva in Inghilterra, lontano da Maranello, per tre-quattro giorni a settimana.

Paddy Lowe, direttore tecnico della Mercedes
Paddy Lowe, direttore tecnico della Mercedes (Mercedes)

L'idea Paddy Lowe
Binotto rappresenta probabilmente l'unica scelta interna alla Ferrari che potesse subentrare da subito, senza aspettare la conclusione delle lunghe trattative necessarie a strappare i tecnici più blasonati alla concorrenza. Ma tutti, lui per primo, sono consapevoli che il suo è comunque un ruolo da traghettatore, in attesa che Marchionne riesca a fare il colpaccio, ovvero a portare in rosso uno dei migliori ingegneri al mondo. L'identikit ideale sarebbe stato quello di Ross Brawn, che già questo ruolo di leader della struttura tecnica lo ricoprì prima in Benetton e poi alla Rossa, vincendo Mondiali a ripetizione. Ma l'ingegnere inglese, ormai 61enne, ha chiarito in tutte le salse che a tornare in Formula 1 non ci pensa proprio. Dunque, perché non provarci con chi ne ha raccolto l'eredità alla Mercedes: Paddy Lowe? Cinquantaquattro anni, britannico di origine kenyota, prima alla McLaren e oggi alle frecce d'argento Lowe ha occupato proprio la delicata poltrona di direttore tecnico, coordinando magistralmente un dream team che vanta altri pezzi da novanta come il direttore dell'ingegneria Aldo Costa e quello dei motori e dell'elettronica Geoff Willis. Proprio le doti che servono alla Scuderia, senza contare che un suo eventuale trasferimento indebolirebbe in maniera sostanziale l'avversario numero uno. I primi contatti tra Lowe e la Ferrari sono già avvenuti. E anche l'idea di trasferirsi in Italia non dispiacerebbe né a lui né alla moglie russa Anna Danshina, che ama il nostro Paese. Le discussioni saranno lunghe, anche per via dei contratti blindati che lo legano al costruttore tedesco: per bene che vada, non arriverà a Maranello prima di un anno. Ma il suo sarebbe un ingaggio talmente pesante che vale la pena provarci fino alla fine.