19 settembre 2019
Aggiornato 15:00

Forghieri: «Senza Alonso, la Ferrari può tornare a vincere»

Alla vigilia della presentazione della nuova SF15-T, lo storico direttore tecnico della rossa fa il punto sullo stato dell’arte della Scuderia al DiariodelWeb.it: «L’asturiano era un pessimo collaudatore. Vettel, invece…»

MARANELLO - Per quasi vent’anni, almeno sotto il profilo tecnico, Mauro Forghieri è stato la Ferrari. Da direttore tecnico firmò alcune delle rosse più vincenti di tutti i tempi, al punto da portare a casa complessivamente ben undici titoli mondiali. E da legare indissolubilmente il suo nome a quello del Cavallino rampante. «Mi considero un uomo Ferrari, anche se poi sono stato in Chrysler, Lamborghini, Bugatti – racconta ai microfoni del DiariodelWeb.it – Da bambino mio padre, che ci lavorava, mi portava a vedere la preparazione delle Mille Miglia e conobbi Ascari, De Portago... Entrai a Maranello per volere di Enzo Ferrari, che mi mise con le spalle al muro, non potevo fare diversamente. Avevo la fortuna di avere lo studio nella pista di Fiorano, a 20 metri dalla sua casa. Me ne andai solo nel 1986, quando mi accorsi che si stava avvicinando alla fine. Non condividevo la nuova metodologia, di stampo americano: dividere i compiti tra vari responsabili. Questo va bene in una grande fabbrica, ma in una squadra di F1 ci dev'essere almeno un capo globale».

La rossa, insomma, la conosce bene, tanto da averle appena dedicato un libro: «La Ferrari secondo Forghieri dal 1947 ad oggi», scritto con Daniele Buzzonetti per Giorgio Nada Editore. E alla competenza unisce un’altra rara dote, una schiettezza di giudizio tipicamente modenese. Chi meglio di lui, insomma, per analizzare lo stato dell’arte della Scuderia alla vigilia della presentazione dell’attesissima nuova SF15-T?

Ingegner Forghieri, una volta andatosene il fondatore, la Ferrari ha vissuto un'altra era che si è appena conclusa, quella di Luca di Montezemolo. Come è cambiata in questi anni?
Non molto. Luca si è fatto le ossa con me dal 1973, quando in Ferrari arrivò Niki Lauda, e insieme vincemmo diversi campionati. Lui mi tolse il problema di gestire i giornalisti che avrebbero voluto entrare pure nel motore: aveva la capacità, che poi ha dimostrato nel corso dei suoi anni di vittorie, di capire cosa si aspettava la gente. Era un uomo talmente entusiasta che quando vincevamo si buttava quasi in mezzo alla pista, e la polizia per questo lo fermò tre volte!

Qual è stato il suo più grande merito da presidente?
Riuscire a ricreare una Ferrari come quella dei nostri tempi, soprattutto grazie a Schumacher, un professionista come pochi. Quando si rese conto che il metodo di lavoro era molto diverso da quello della Benetton, con cui aveva già vinto due Mondiali, portò con sé Rory Byrne, Jean Todt e soprattutto quel grande organizzatore che è Ross Brawn.

Il problema delle ultime stagioni, dunque, è stato la mancanza di un altro Schumacher?
Direi di sì. Se per tre o quattro stagioni di fila la macchina ha gli stessi problemi, vuol dire che non si sviluppa nella direzione giusta, e la colpa è del pilota. Alonso è un grandissimo corridore, ma non è un buon collaudatore. Ogni anno, quando gli davano la macchina in mano, diceva che tutto era perfetto, poi dopo qualche mese cominciava a parlarne male. Il vero campione è quello che gestisce la squadra.

Vettel ha queste capacità?
Me lo auguro. Lui è nato agonisticamente in Italia, alla Toro Rosso. Conosce i nostri pregi e i nostri difetti e non dovrebbe trovarsi in difficoltà dal punto di vista umano. Oltretutto, non si diventa campioni del mondo quattro volte senza avere una certa sensibilità per la macchina. Si possono avere i simulatori e i computer più avanzati del mondo, ma chi giudica davvero la macchina è il pilota in pista.

E il nuovo team principal Arrivabene?
Lo conosco da quando era un giovanotto e lavorava con Buzzi nella grande compagnia del tabacco svizzera. A Marchionne fa comodo perché conosce molto bene l'ambiente della F1 dal punto di vista umano ed economico. E sa come muoversi per raggiungere la coesione della squadra. E' ancora troppo presto per valutare le potenzialità di questa nuova squadra, ma sappiamo che hanno capito di doversi dare da fare di più.

Anche quest'anno la Mercedes sarà la squadra da battere?
Almeno all'inizio, sicuramente. Non penso che abbia ancora mostrato tutto quello che può fare. E nessun avversario ha la bacchetta magica per ribaltare la situazione, essendoci così pochi test a disposizione. Ai miei tempi provavamo tutti i giorni.

Cosa pensa dei regolamenti tecnici di oggi?
Sono perfettamente d'accordo con la FIA nell'introduzione del motore del futuro, quello ibrido. Non tanto, invece, sui sistemi incoerenti che usa per ridurre gli effetti eccessivi dell'aerodinamica: lo spettacolo e l'abilità del pilota si vedevano quando le auto derapavano. Purtroppo oggi a imporre i regolamenti, più che la Federazione, sono i direttori tecnici delle varie squadre, che se li rivoluzionassero dovrebbero ripartire da zero. Quello che proprio non accetto sono i sistemi che agevolano i sorpassi, come il DRS. Poi hanno un bel dire che ci sono stati 18 sorpassi in una gara, ma se quei poveri piloti che sono davanti non lasciano strada, rischiano perfino una multa...