15 agosto 2022
Aggiornato 18:30
Maggioranza

Governo, Boccia prova a scaricare Conte: «I numeri ci sono anche senza i Cinque Stelle»

Avvenire intervista responsabile enti locali del PD: «Draghi-bis? La maggioranza i numeri li avrà lo stesso. Poi, ogni valutazione spetterà al presidente Mattarella. Faccio notare solo che ormai la legislatura volge al termine: nel 2023 in ogni caso»

Il responsabile enti locali del PD, Francesco Boccia
Il responsabile enti locali del PD, Francesco Boccia Foto: Agenzia Fotogramma

«Per tutti i partiti della maggioranza il senso ormai è fare una buona legge di Bilancio per il triennio 2023/25. Poi, se si vota a febbraio/marzo o ad aprile/maggio, poco cambia a questo punto»: lo dichiara ad «Avvenire» Francesco Boccia, reduce da un faccia a faccia venerdì con Giuseppe Conte.

«Mi aspetto un'assunzione di responsabilità come quella decisa il 17/ 18 febbraio 2021, quando in Parlamento nacque il governo Draghi. Se da parte del M5s giungessero invece segnali opposti, occorrerà - prima o poi - un Draghi-bis? La maggioranza i numeri li avrà lo stesso. Poi, ogni valutazione spetterà al presidente Mattarella. Faccio notare solo che ormai la legislatura volge al termine: nel 2023 in ogni caso si vota», ha proseguito.

Quanto alla scissione dei M5S: «Non mi sorprendo mai delle dinamiche politiche. Io sono un figlio dell'Ulivo, che è stato come una tela di Penelope per 11 anni prima di veder nascere nel 2007 il Pd, che poi ha avuto lo stesso le sue scissioni ma è sempre qui, per dirla alla Vasco».

A Conte ha detto che «quello che importa dev'essere tenere la barra dritta: mai come ora occorre l'unità dei progressisti e dei riformisti, rispetto alla quale occorre mettere da parte anche ogni ambizione personale. Se partiamo dai leader e dai partiti che non c'erano, ora ci sono e domani forse non ci saranno, non si fa molta strada».

Le larghe intese poi non saranno più riproponibili: «Sono nate, in una situazione di assoluta emergenza, per gestire la campagna vaccinale e per attuare il Pnrr. Ma consentono appunto solo un'azione emergenziale, con un perimetro molto circoscritto. L'abbiamo visto appena si è cominciato invece ad allargare l'orizzonte... Non si possono replicare, perché non ti consentono di modellare la società sulle idee che ogni partito ha».

Crede però ancora a un'alleanza con i M5s e gli ex M5s, all'interno del cosiddetto campo largo: «II campo largo è un sistema di valori, rispetto al quale o si sta di qua o di là. Fatto, a esempio, di attenzione all'ambiente, al lavoro e ai diritti e di un europeismo che, al di là di moneta e bandiera, significhi debiti e difesa comune, solidarietà, politiche industriali, decarbonizzazione. Noi siamo queste cose qui, non c'è spazio per la conservazione ed i sovranismi nazionali, per le visioni limitate. Ora tutti celebriamo il Pnrr, ma me li ricordo ancora gli insulti presi alla Camera i1 5 luglio 2020 quando Lega, Fdi e Fi votarono contro la risoluzione che di fatto dava il via libera al varo del Piano Ue».

È un campo largo che dovrà accogliere anche i centristi alla Renzi, Calenda o Toti, «tutti coloro che si riconoscono in quei valori»: Le elezioni si possono vincere con un programma convincente, tarato su un agenda sociale. Chi si tira fuori da questo progetto ha deciso di correre il rischio di far vincere la destra. Adesso però i rischi li fa correre soprattutto il M5s. Però, mentre Salvini pone temi strumentali come lo Ius scholae - materia parlamentare che lui scarica invece sul governo -, Conte avanza temi cari anche ai progressisti come la transizione ecologica, gli aiuti in relazione ai prezzi dell'energia, il cuneo fiscale».