1 ottobre 2022
Aggiornato 23:30
L'intervista

Leonardo Donno: «Draghi, il migliore dei migliori, si è rivelato un bluff. Non è stato un toccasana»

L’onorevole del Movimento 5 stelle traccia un bilancio finale della prima legislatura in cui i grillini si sono misurati con il governo dell’Italia

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Foto: Palazzo Chigi

Tre governi, ma con un unico comune denominatore: il Movimento 5 stelle in maggioranza. Si chiude la prima legislatura in cui i grillini si sono misurati con il governo dell’Italia. E sul bilancio di questa esperienza le impressioni sono discordi, a seconda dei punti di vista. Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto all’onorevole Leonardo Donno, deputato uscente e ricandidato capolista per i pentastellati, considerato molto vicino al capo politico ed ex premier Giuseppe Conte.

Onorevole Leonardo Donno, in questa legislatura sono state più le luci o le ombre per il Movimento 5 stelle?
Credo che abbiamo dimostrato che esistono anche forze politiche che mantengono le promesse. Possiamo dire di aver realizzato almeno l'80% del programma con cui ci presentammo alle elezioni nel 2018.

Ad esempio?
Penso al reddito e alla pensione di cittadinanza o al superbonus 110%. Alcune misure, poi, sono state addirittura epocali: la legge spazzacorrotti che si attendeva da trent'anni, la riduzione del numero dei parlamentari che nessuno aveva mai avuto il coraggio di mettere in atto. Non credo che si possa negare.

Eppure il vostro consenso è bruscamente calato nel corso degli anni. Gli elettori non vi hanno capiti?
Dipende molto dalla disinformazione e da una campagna mediatica sempre contro il Movimento 5 stelle, come se fosse il nemico da colpire. Lo vediamo anche oggi, dove tutta la classe politica, da destra a sinistra, è schierata contro di noi, ci attacca.

Si riferisce alla polemica sull'articolo di Repubblica che accostava Giuseppe Conte a Trump?
Non solo, quello è solamente l'ultimo episodio. Ma credo che gli elettori non si faranno prendere in giro. Il M5s ha indubbiamente sofferto, ha davanti una strada in salita. Forse non siamo riusciti nemmeno a comunicare i tanti risultati ottenuti al governo in appena quattro anni, con la pandemia di mezzo. Abbiamo attraversato momenti difficilissimi, ma questo Paese e la sua economia sono rimasti in piedi, abbiamo ottenuto oltre 200 miliardi dall'Europa e tenuto in piedi il settore edilizio grazie al presidente Conte. Che si è costruito una credibilità grazie ai suoi provvedimenti.

Dopo Conte, però, alla presidenza del Consiglio è salito Draghi. Con il senno di poi è stato un errore il vostro ingresso in maggioranza?
Nel Movimento in ben pochi erano contenti di dare la fiducia a Draghi, e io non ero tra questi. Conosciamo tutti la manovra di palazzo messa in atto per far fuori politicamente Conte. Ma in quel momento eravamo ancora in una fase acuta di pandemia, la campagna vaccinale era iniziata da pochissimi mesi. In quel momento storico era giusto dare una continuità al Paese.

Poi, però, siete stati sempre voi a staccare la spina.
Sì, perché abbiamo visto che quella narrazione del migliore dei migliori, che stava arrivando a risolvere i problemi dell'Italia, si è rivelata un bluff. Draghi è stato un uomo solo al comando, non ha coinvolto minimamente il parlamento, non ha rispettato la Costituzione, ha smantellato alcune misure del Movimento. Di fatto ha bloccato il Paese.

Eppure dicono che abbia una grande credibilità in Europa.
Sarà, ma non si è fatto valere come il presidente Conte, per esempio per ottenere un energy recovery fund. Da sette-otto mesi, ormai, stiamo chiedendo uno scostamento di bilancio per far fronte all'emergenza dei prezzi dell'energia e dare sostegno a famiglie e imprese. E ancora oggi il premier e il governo non danno le risposte che i cittadini meritano. Per questo abbiamo dovuto alzare la voce. Avrà anche una credibilità internazionale, ma Draghi come presidente del Consiglio non è stato un toccasana: lo dimostrano i risultati.

I vostri ex alleati del centrosinistra sono ancora tutti schierati con Draghi.
Calenda, Renzi, Letta si ostinano a seguire il mito dell'agenda Draghi, di cui lo stesso premier ha smentito l'esistenza. Non si capisce cosa contenga. Vedo molta confusione, al contrario della nostra chiarezza e linearità nei programmi.

Lei ne parla in maniera molto critica, ma per mesi avete cercato un'alleanza strutturale con il Pd. Non averla trovata rischia di trasformarsi in un assist per il centrodestra?
Il comportamento della loro dirigenza, Letta in primis, è stato scellerato e incomprensibile. Ha cercato alleanze improbabili, prima con Calenda, poi con Di Maio e Tabacci. Probabilmente questo spiana la strada a quelle destre che lui tanto demonizza. Non è così che si contrasta l'avanzata di Meloni, Salvini e Berlusconi, semmai presentando idee concrete, proposte migliori. Le loro non le capisco: si limitano a sventolare il presunto «voto utile» che poi utile non è.

E allora perché siete stati a lungo dentro al famigerato «campo largo»?
Per quanto mi riguarda non ho mai creduto a un'alleanza strutturale. Con l'attuale dirigenza del Pd sarà molto complicato continuare qualsiasi tipo di dialogo e di collaborazione, perché la buttano su un contratto ideologico ormai superato. Sicuramente abbiamo lavorato bene con il Pd, con Articolo 1 e le forze progressiste in pandemia. Su quel modello non abbiamo cambiato idea. Probabilmente qualcun altro sì.

A proposito di cambiare idea, che parere ha della giravolta del vostro ex capo politico Luigi Di Maio?
Ha tradito ogni principio e ogni valore pur di svincolarsi dal limite dei due mandati. Che per il Movimento 5 stelle è un pilastro e quindi avrebbe riguardato anche lui e le persone a lui vicine. I cittadini sapranno valutare la coerenza e la credibilità.

Negli ultimi giorni i sondaggi mostrano una leggera crescita da parte vostra.
Personalmente non ho mai creduto ai sondaggi prima delle elezioni. Ma effettivamente lo scenario è un po' cambiato. Me ne accorgo continuando ad andare in giro per le strade, le piazze e i mercati, dove abbiamo sempre girato in questi anni a parte durante la pandemia. Sta cambiando la percezione dei cittadini, che ci riconoscono le battaglie politiche condotte in questi anni.

A che asticella pensate di poter arrivare?
Sono convinto che faremo bene, che saremo la sorpresa di queste elezioni. Chiaramente bisogna continuare a lavorare, a spiegare la nostra idea di Paese. Mi aspetto un buon risultato, non voglio dare numeri, ma sono fiducioso.