24 maggio 2022
Aggiornato 05:30
L'intervista

Bianchi: «Cosa succederà dopo la guerra in Ucraina. Europa grande sconfitta»

Giorgio Bianchi, fotoreporter e giornalista autore di un documentario sul Donbass, racconta al DiariodelWeb.it le vere cause e i possibili sviluppi del conflitto ucraino

Bianchi: «Cosa succederà dopo la guerra in Ucraina. Europa grande sconfitta»
Bianchi: «Cosa succederà dopo la guerra in Ucraina. Europa grande sconfitta» Foto: Unione Europea

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia non è stata un fulmine a ciel sereno. Al contrario, ha rappresentato il culmine dell’escalation di una crisi che viene da molto lontano, e che bisogna ricostruire per poter comprendere in maniera completa i fatti di questi giorni e le posizioni dei contendenti in campo. Il DiariodelWeb.it ha interpellato Giorgio Bianchi, fotoreporter, giornalista e filmmaker, che la guerra del Donbass l’ha vissuta sul posto e sulla quale ha realizzato un documentario.

Giorgio Bianchi, lei ha testimoniato e documentato la crisi ucraina fin dall'inizio.
Me ne occupo fin dal 2014. Ero lì quando si verificò il colpo di Stato ad opera dei paramilitari di estrema destra. Quando i fantomatici cecchini iniziarono a sparare, sia sulle forze dell'ordine che contro i manifestanti, ero proprio sotto le finestre dell'hotel Ucraina, a due passi dai palazzi del potere.

Che cosa vide?
Che quei gruppi erano evidentemente molto ben organizzati, si sapevano muovere, gestire la guerriglia urbana, lanciavano molotov e sparavano contro la polizia, erano armati di spranghe, bastoni, catene, avevano eretto barricate con le quali circondavano il parlamento da diverse settimane. Era una situazione che non sarebbe stata accettata in nessuna parte del mondo.

Invece non ci furono reazioni da parte della comunità internazionale.
All'epoca il sottosegretario agli Esteri americano Victoria Nuland girava per Kiev con un sacchetto di snack da distribuire ai manifestanti. In un discorso disse che gli Stati Uniti avevano versato cinque miliardi di dollari all'Ucraina per restituirle il governo che si merita. In un'intercettazione telefonica parlava con un alto funzionario e spiegava che stavano muovendo le pedine per il nuovo governo ucraino come se fossero loro a decidere chi mettere dove. Ad un certo punto l'interlocutore obiettò che questo sarebbe stato inaccettabile per l'Europa, e lei rispose, testualmente: «Fuck the European Union».

Quindi, se siamo arrivati a questo punto, tutto è cominciato con quel colpo di Stato e con la mancata reazione del mondo occidentale.
Un colpo di Stato che depose un presidente democraticamente eletto, Yanukovich. Faccio un paragone. Se oggi, in Canada, i camionisti circondassero i palazzi di Trudeau ad Ottawa, cominciassero a sparare, prendessero il potere e decidessero che la minoranza francofona fosse loro ostile e andasse eliminata, bruciando vive quaranta persone che si oppongono a loro in una città del Quebec... Il punto di vista dell'Occidente quale sarebbe? Sosterremmo i camionisti considerati suprematisti bianchi, oppure la minoranza oppressa?

Questo è quello che è successo in Ucraina contro la minoranza russa.
Quelle popolazioni sono state bombardate dall'esercito governativo ucraino per anni. Ricordiamoci che il presidente successivamente eletto, Poroshenko, disse: «Mentre i nostri figli andranno negli asili, i vostri vivranno nelle cantine». E io ho vissuto per dieci giorni con una madre, una figlia ed un marito invalido e semiparalizzato dentro una cantina, con una stufa raffazzonata, ad una temperatura inferiore ai -20 gradi. La bambina usciva di casa alle cinque del mattino senza luce, per paura dei cecchini, e arrivata a scuola sentiva gli spari in lontananza, vedeva i segni dei bombardamenti sui muri, i vetri saltati.

Verso questa realtà c'è stata una disattenzione colpevole.

Adesso vedo le associazioni umanitarie che chiedono soldi per i bambini dell'Ucraina. Ma quando ad essere bombardati erano i bimbi del Donbass, dov'erano? E quando gli Stati Uniti invadevano l'Iraq, quando la Nato bonbardava la Libia, o gli israeliani bombardavano Gaza usando anche il fosforo? Vedo un'ipocrisia disarmante.

Insomma, intende dire che anche la Russia ha le sue ragioni?
L'Ucraina aveva firmato degli accordi che dovevano essere ratificati dal parlamento, ma non lo sono mai stati. Si è tentato di ottenere garanzie affinché rimanesse uno Stato cuscinetto neutrale e non entrasse nella Nato, ma non sono state date. Quando alla fine la parola passa alle armi, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. La Russia quelle di un intervento armato contro uno Stato sovrano, questo è chiaro. Ma anche dall'altra parte quelle di aver avallato un colpo di Stato, di aver riempito uno Stato di armi e di miliardi.

Si riferisce all'Europa?
Borrell ha parlato di diciassette miliardi di euro dati all'Ucraina, una cifra ben superiore a quella per la quale la Grecia fu fatta fallire. L'Europa è completamente nelle mani della Nato, di cui ha avallato tutti i crimini. E poi salta sulla sedia quando la Russia si muove, perché la diplomazia è di fatto inesistente.

Adesso che sviluppi si attende? C'è chi parla del rischio di un terzo conflitto mondiale.
Io mi aspetto poco. Ritengo che la Nato abbia ottenuto quello che voleva fin dall'inizio: le sanzioni contro la Russia. Mosca si è resa conto che sarebbero state applicate comunque, che avessero bucato le gomme ad un Ural ucraino o che avessero smantellato l'esercito. Allora hanno scelto la strada di mettersi in sicurezza. L'operazione, che si sta apparentemente già concludendo, porterà l'Ucraina a trattare in condizioni di assoluta sudditanza, dopo la disfatta totale. Credo che diventerà uno Stato federale, con le due repubbliche autonomiste annesse, che avranno un proprio parlamento e governo e libertà di mantenere la lingua. L'Ucraina dovrà firmare la rinuncia alla Crimea, che diventerà formalmente, e non solo di fatto, territorio russo. Sarà smilitarizzata e dichiarerà di non aderire alla Nato.

E l'Unione europea?
È la grande sconfitta, non ha toccato palla in tutta questa questione. Il gasdotto Northstream 2 rischia di diventare un pezzo di ferro da undici miliardi di dollari sommerso nel Baltico. E l'Europa dovrà cominciare a pensare ad un gelido inverno, a prezzi del carburante che arriveranno a 2,5-3 euro e del gas che si alzeranno di un ulteriore 30%, con tutte le ricadute sull'export. Il mondo sarà di nuovo suddiviso in due blocchi che però, a differenza del passato, saranno ancora più impermeabili.