13 novembre 2019
Aggiornato 00:00

Meloni: Sovranità a 360°, elezioni subito e opposizione a ogni «governo di inciucio»

Giorgia Meloni ci spiega i temi, lo scenario e il portato di Italia sovrana, la manifestazione che sabato 28 gennaio a Roma vedrà la prima uscita del destra-centro a vocazione sovranista

ROMA - Sovranità a 360°, elezioni subito, perimetro chiaro dell’alleanza, opposizione a ogni «governo di inciucio» e primarie. «Da qui si ricostruire e si prova a governare questa nazione con idee chiare, persone pulite e niente ambiguità». Così Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ci spiega i temi, lo scenario e il portato di «Italia sovrana», la manifestazione che sabato a Roma vedrà la prima uscita del destra-centro a vocazione sovranista che si candida a interpretare in Italia le stesse istanze che hanno portato alla vittoria di Donald J. Trump e alle affermazioni dei movimenti identitari in tutta Europa.

Giorgia Meloni, che cosa accadrà e che cosa nasce il 28 gennaio a Roma?
Spero che il 28 gennaio nasca o si cementi una proposta politica che veda aderire più persone possibile, che vuole governare l’Italia nel nome del popolo italiano e di nessun altro, che sappia dire «prima gli italiani, prima l’Italia», prima i nostri interessi nazionali, prima i nostri prodotti, prima noi. Come accade in tutte le nazioni degne di questo nome, come invece non accade in Italia da troppo tempo perché abbiamo avuto una serie di governi che ci sono stati imposti dall’alto invece di consentire agli italiani di sceglierli; abbiamo visto lavorare questi per i grandi gruppi, il grande capitale, le consorterie europee, la grande finanza. Diciamo che si dice basta ai mercati finanziari e si comincia a dire che la politica si occupa dei mercati rionali. Io la immagino così: che questa piazza possa essere la nascita di qualcosa di completamente nuovo, che comprende che oggi la grande sfida aperta in tutto l’Occidente è che tra gli con l’establishment e chi sta con il popolo. E noi stiamo con il popolo.

Ritorno al popolo significa anche ritorno alle urne dopo il quarto governo non eletto. Le resistenze al voto sono tante, sia formali che sostanziali, anche dentro il centrodestra. Che cosa direte in piazza?
Noi chiederemo elezioni subito. È ciò che chiediamo dal 4 dicembre e che abbiamo chiesto sempre ogniqualvolta ci si è proposto un governo costruito a tavolino nelle stanze del Quirinale o addirittura fuori dai nostri confini nazionali. Noi chiediamo che si vada a votare, con qualunque legge elettorale, perché gli italiani hanno diritto di avere un governo che rappresenti loro e non qualcun altro. Si fa tanta melina, in tanti hanno paura di ciò che il popolo dirà se si dovesse tornare alle urne, perché la verità è che il popolo non si fa più prendere in giro da questi soloni che vanno in televisione e che ci raccontano il mondo perfetto che loro vorrebbero nel loro piccolo salotto dorato, mentre fuori milioni di persone vengono abbandonate. Noi vorremmo invece dare voce a quei milioni di persone. L’unico modo per farlo è la democrazia.

A proposito di democrazia. Quella americana con Donald Trump ha probabilmente trovato una risposta a tante esigenze. Tra i suoi primi provvedimenti vi è stata la cancellazione del TTP e la spinta per il ritorno della produzione industriale in patria. È la stessa piattaforma della vostra «Italia sovrana»?
Assolutamente sì. Trump fa una cosa che è completamente condivisibile. Dice alle aziende americane: cara Ford, tu sei un’azienda americana, produci macchine americane. Se chiudi gli stabilimenti negli States e li vai ad aprire in Messico dove la produzione costa di meno poi non puoi pensare che quell’automobile la rivendi nel mercato americano come se nulla fosse. Perché se io accetto che questo accada a un certo punto dovrò o pagare i miei lavoratori come li pagano in Messico e quindi svalutare i salari o destinare tutta la mia gente verso un futuro di disoccupazione. Non lo posso fare! A me sembra sensato. Io vedo una grande differenza tra quello che Trump dice per difendere i suoi lavoratori e quello che Renzi fa a braccetto con Marchionne e con la Fiat. Renzi ci dice «quant’è bravo Marchionne», e poi scopriamo che quest’ultimo paga le tasse in Svizzera, ha portato la sede legale della Fiat in Olanda, quella fiscale in Gran Bretagna e tutto questo lo fa con un’azienda che oggettivamente ha preso miliardi di euro dallo Stato italiano per diventare il colosso che è. Probabilmente, quindi, se ci fosse stato Trump al posto di Matteo Renzi anche la Fiat si sarebbe dovuta comportare in modo diverso.

Eccoci ai trumpisti. Abbiamo scoperto che anche Beppe Grillo ha subito il fascino del nuovo inquilino della Casa Bianca. Il leader dei 5 Stelle, però, esclude ogni ipotesi di intesa con la destra sovranista. Continua nella sua opera di «confusione» di massa?
Noi abbiamo fatto un appello ai delusi dei 5 Stelle perché i nodi stanno venendo al pettine. Per questo li invitiamo a scendere con noi in piazza il 28 perché, in realtà, Movimento 5 Stelle e Pd sono due facce dello stesso establishment. Il M5S cerca di più di dare un colpo al cerchio e uno alla botte poi però ogni volta che c’è da votare su un tema dirimente del nostro tempo il Movimento vota come il Pd. La scorsa settimana abbiamo portato in Aula la nostra legge «taglia business», una legge con la quale chiedevamo che le cooperative che si occupano di accoglienza degli immigrati rendicontassero le proprie spese come accade con chiunque prenda soldi dallo Stato italiano, ebbene: il Pd ha votato contro, il M5S si è astenuto. Non hanno votato con noi nemmeno su un argomento che riguarda le ruberie, il caso Buzzi…Accade sempre così: sull’immigrazione, sul rapporto con l’Europa, sulla questione dell’euro e sulla famiglia. Loro sono sostanzialmente di sinistra, anzi della sinistra di oggi. Di queste sinistra che è sostanzialmente la guardia bianca dell’establishment. È questo ciò che dimostra di essere il Movimento 5 Stelle. È normale che non voglia fare un accordo con noi, perché noi quell’establishment lo combattiamo.

Veniamo al nodo alleati. Silvio Berlusconi ha garantito che invierà una delegazione di Forza Italia alla manifestazione del 28. Poi però abbiamo letto che sulle primarie continua la sua linea di chiusura e che, anzi, ha rilanciato ancora una volta la sua candidatura alla premiership. Basta una «delegazione» per ricomporre un asse o è solo un gesto di cortesia?
Mi auguro che possa essere qualcosa di più. Quando ho presentato la manifestazione e ho invitato Forza Italia ho detto che il nostro invito è esteso a tutti, perché per noi più il fronte è ampio meglio è. Noi vogliamo vincere. Chiaramente su un principio di coerenza. E ho detto che la piazza del 28 è un’occasione anche per Forza Italia per chiarire finalmente da che parte vuole stare: se dalla parte del popolo, e quindi in piazza, o se dalla parte della palude, e quindi degli inciuci con Matteo Renzi. Loro hanno risposto con la partecipazione e io lo considero un buon segno. Spero che sia l’inizio di una stagione di maggiore coerenza per Forza Italia che ha tenuto a volte degli atteggiamenti ondivaghi. In ogni caso si sappia per il futuro, se le cose non dovessero andare bene, chi voleva stare in questa metà campo e chi invece faceva finta di starci per inciuciare con l’altra parte.

Sul palco, insieme a lei, ci saranno anche Matteo Salvini e Giovanni Toti. Di fatto i tre candidati per le primarie a destra che proponete. È qui che sta nascendo il destra-centro, della cosa nuova, di cui tanto si parla?
Sicuramente. Noi da sabato diamo vita a una stagione completamente nuova, nella quale c’è molto da ricostruire in questa metà campo. Lo strumento delle primarie è una tappa fondamentale per definire chi sarà il portabandiera e anche per chiarire alcuni nodi sui contenuti. Tutto ciò sempre partendo dall’umiltà di confrontarsi con le scelte dei cittadini. Questo è un tempo dove le cose cambiano con grande velocità e le persone aggiornano i loro punti di vista su alcune questioni specifiche: per questo è importante chiedere sempre a loro. Noi le primarie le vogliamo fare: le faremo nel più breve tempo possibile, cercando anche di capire verso quale legge elettorale si va. Io mi candido a queste elezioni primarie: proverò a rappresentare la mia visione. Salvini ha già dichiarato che si candida. Giovanni Toti in diverse interviste lo ha ventilato. Ce ne saranno anche altri, penso a Raffele Fitto, lo stesso Stefano Parisi ha detto che voleva fare le primarie. Insomma, io spero che alla fine si possa tutti quanti attraversare questo appuntamento, chiaramente con la lealtà di chi dice che se si perde si dà una mano lo stesso; dimostrare con questo che c’è una squadra ampia con sfumature diverse, nella quale poi chi vince è legittimato e tutti gli altri danno una mano perché hanno sostanzialmente vinto anche loro. Da qui si ricostruisce e si prova a governare questa nazione con idee chiare, persone pulite e niente ambiguità.