21 settembre 2018
Aggiornato 02:30

Nessuno vuole stare con Di Maio: M5s va al massacro e Salvini piglia tutto

La direzione Pd decide per il massacro del M5s, e dell'Italia. Salvini si prepara a stravincere da solo le prossime, probabilmente vicine, elezioni
Il candidato premier del M5s, Luigi Di Maio
Il candidato premier del M5s, Luigi Di Maio (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - L’ex segretario del Partito Democratico Matteo Renzi ha dettato le sue volontà al suo successore pro tempore, il giovane Maurizio Martina: il partito va all’opposizione e inizierà a fare una guerriglia politica. Scelta coerente. Questo nel giorno in cui Bankitalia pubblica uno studio in cui si evidenzia che il divario tra ricchi e poveri è cresciuto di un punto e mezzo nell'ultimo anno, il 30% degli studenti sarà povero quando e se troverà mai un lavoro, il 5% delle famiglie detiene il 40% della ricchezza nazionale, e le disparità sono ai massimi storici: ecco, nel giorno in cui si evidenzia che non esiste alcuna ripresa economica, l'Italia si dibatte alla ricerca di un nuovo, inutile, governo.

Nessuno vuole stare con Di Maio, lui vuole stare con tutti
Per gli appassionati del genere, ieri è stato un altro giorno interlocutorio. Come detto, il partito di Renzi dentro il Pd non vuole alcuna alleanza con il M5s: le promesse fatte dai pentastellari sono troppe, in particolare il reddito di cittadinanza. Sempre più urgente nel meridione d’Italia ridotto ormai ad un deserto, dove il principio del lavoro quale strumento della dignità umana è diventato un miraggio. Meglio l’assistenzialismo tout court, almeno si evita lo scoppio di moti di piazza. Ma nessuna forza politica vuole dare sostegno a uno strumento, il reddito di cittadinanza, semplicemente impossibile da realizzare nei termini promessi. Il M5s avrà serissimi problemi quando sarà al governo su questo tema. L’ipotesi dei 5s, secondo cui si potrebbe finanziare attraverso «il taglio degli sprechi», pari a trenta miliardi di euro, non sta in piedi, fa ridere. E, infatti, in queste ore i pentastellari stanno già rimodulando il tiro della loro propaganda, ammettendo che al massimo vi sarà qualche spicciolo in più per i sussidi di disoccupazione. Ovviamente, a fronte di promesse simili - si pensi alle sparate sulla robotica, o al taglio del debito pubblico del 40% grazie ad una crescita del Pil annua, per dieci anni, pari all'8% - destinate a schiantarsi, nessuno vuole allearsi con il M5s. 

E Salvini?
Non lo vuole fare Renzi, ma potrebbe farlo Matteo Salvini? La Lega non sta sbagliando una mossa: abbandonata, al momento, la propaganda dura sulla sicurezza - forse in virtù dei dati Istat sulla criminalità nel 2017, tutti in calo netto - incassato il 18% dei voti, assiste allo spettacolo dei suoi principali contendenti che si azzannano tra di loro. Ovviamente Salvini non ha alcuna intenzione di impiccarsi ad un governo con il Partito Democratico, e probabilmente non scalpita nemmeno di fronte alla prospettiva di un’unione con il M5s: anche perché i punti di contatto sono sì presenti, ma separati da una visione ideologica nettamente diversa. In ogni caso, in un eventuale matrimonio con il M5s, la Lega non rischierebbe nulla. Potrebbe perfino portare a casa risultati sulla legge Fornero – una piccola revisione – e qualcosa sulla tasse. 

Il Partito Democratico spera di recuperare
Il dato politico è che nessuno, giustamente, vuole accompagnare il M5s nel governo. A maggior ragione dopo l’esperienza di governo torinese, dove Chiara Appendino sta facendo i conti con la panzana della post ideologia, e i nodi vengono al pettine: dentro il M5s c’è di tutto, dall’estrema destra all’estrema sinistra, e nel momento del governo, del «realizzare le cose» come dice Di Maio, le differenze, insuperabili, emergono. E sono differenze che se possono essere superate quando si è all’opposizione, al momento del governo portano a sbattere contro un muro. Matteo Renzi, e con lui il Pd, hanno capito che il M5s non è per nulla forte: troppo eterogenei e portatori di promesse irrealizzabili. Meglio la guerriglia, sperando che il tempo passi e si possa recuperare qualche voto.

Martina, Delrio e Cuperlo...
Il giovane segretario reggente, Maurizio Martina, appare di altra pasta rispetto al capo padrone fiorentino: anche se il suo messaggio politico è identico. Martina nel corso della sua relazione ha detto che il PD starà «all’opposizione» e ha aggiunto: «A Lega e Cinque Stelle dico: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini, prendetevi le vostre responsabilità». Idem Graziano Delrio, che ha ribadito il ruolo del Pd: "Staremo dove ci hanno messo gli elettori: all'opposizione». Una opposizione "seria, responsabile, costruttiva". Gianni Cuperlo, ormai un fumetto comico, ha scandito perentorio: "Va azzerato non solo il segretario ma tutta la segreteria e un intero gruppo dirigente. Va costituita subito quella collegialità che coinvolga la ricchezza di quel pluralismo che è mancato nella ferita di quell'ultima notte trascorsa in questa sala sulla composizione delle liste. Dopo verrà il resto". Bravo compagno Cuperlo, così ti vogliamo.

Ma, nel remoto caso in cui si dovesse tornare a votare, i partiti vicintori manterrebbero il loro successo?
Il M5s è a forte rischio contrazione nel caso in cui faccia un qualsiasi governo. Il partito inventato da Grillo funziona solo se è all'opposizione, e funziona molto bene. Qualora andasse al governo, più sarà il tempo di permanenza al potere, maggiore sarà il tracollo per le ragioni sopra citate. Chi potrebbe guadagnare? Qualcosa il Partito Democratico, qualcosa l'estrema sinistra, tutto la Lega di Salvini. A una settimana e poco più dal voto rimane l’enigma del prossimo governo. La Borsa, inesorabilmente stabile o positiva, testimonia che non è un problema. Il governo, quello vero, c’è, e come abbiamo già raccontato su queste pagine è composto da Draghi, Merkel e Weidmann.