12 dicembre 2018
Aggiornato 08:00

Direzione Pd, Renzi assente si dimette con un messaggio, Martina: «Massima collegialità»

Cronache dalla Direzione nazionale del Partito Democratico al Nazareno, con Matteo Renzi assente
Maurizio Martina
Maurizio Martina (Profilo Twitter Pd - ANSA)

ROMA - "Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l'impegno enorme di questi anni». Con queste parole Maurizio Martina ha aperto la Direzione nazionale del Partito Democratico al Nazareno. Direzione, come ampiamente annunciato, senza Renzi ma che ha visto l'arrivo del premier Paolo Gentiloni, e che parte da un dato di fatto: la chiara incontrovertibile sconfitta alle urne. Sconfitta, ha detto Martina, davanti alla quale  «Non cerchiamo scorciatoie o capri espiatori", e che, soprattutto, "ci riguarda tutti, ciascuno per la propria responsabilit໫Non ho timore a dire che si è realizzata una cesura storica tra le culture fondative della Repubblica e il paese»

Un messaggio da Renzi
Altro dato di fatto, le dimissioni di Matteo Renzi, sancite da una brevissima lettera affidata alla lettura del presidente Matteo Orfini: «Caro presidente, preso atto dei risultati elettorali rassegno le mie dimissioni da segretario del Pd». Renzi ha pregato Orfini di convocare l'assemblea e dare corso agli adempimenti previsti dallo statuto. Il segretario dimissionario ha sottolineato che durante l'assemblea spiegherà le ragioni delle sue dimissioni.

Appello all'unità
E di fronte alle dimissioni del segretario, ha ricordato Matteo Orfini, «abbiamo una procedura fissata dallo statuto: il vice segretario assume la gestione politica e il presidente ha un mese di tempo per convocare l'assemblea nazionale. Non possiamo derogare da questa procedura ed è quella che abbiamo deciso. L'unica variabile è sulla data di convocazione per il fatto che potremo essere chiamati a svolgere le consultazioni». Così, nonostante la segreteria la segreteria dimissionaria, Martina ha affermato l'importanza di continuare «a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall'Assemblea. Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato». «Lo farò - ha promesso - con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità. Consapevoli che fuori di qui c'è un'intera comunità che ci guarda, ci ascolta e ci chiede di essere all'altezza della situazione».

Ideologia
«Le destre si sono mosse alla ricerca di un nuovo punto di esistenza e di attacco, molto diverso da quello neo-liberista, e lo hanno fatto principalmente attorno all'idea-ideologia di chiusura. E la sinistra? E' chiaro cosa non c'è più, ma non è ancora chiaro quello che ci può essere. Manca ancora una risposta globale di sinistra, progressista e democratica, a questo radicale mutamento dove globalizzazione e rivoluzione tecnologica espongono le persone a nuovi rischi. Non basta più alzare la bandiera della società aperta. Perché mentre noi raccontavamo il sogno globale, i cittadini più fragili domandavano protezione» ha aggiunto Martina nella sua relazione.

Uguaglianza come stella polare
Per Martina, per sopravvivere il Pd dovrà avere il coraggio di nuotare in mare aperto e fare anche cambiamenti radicali. «Con la consapevolezza che non bastano accordi di vertice ma che solo un lavoro aperto, partecipato e popolare può aiutarci davvero»«Continuo a pensare, come altri - ha aggiunto - che a noi spetti il compito di rifondare l'impegno democratico a partire dall'uguaglianza come stella polare e come unica alternativa possibile alle nuove guerre tra poveri. Emerge una domanda di legami sociali che sale in particolare da chi continua a pagare sulla propria pelle i costi di un cambiamento infinito. In questo senso, fatemi dire che il recente accordo unitario firmato tra le parti sociali sul nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali è un passo utile che va nella giusta direzione. La grande sfida è riconnettere economia e società come condizione essenziale per un modello di sviluppo nuovo, centrato sulla sostenibilità integrale e la contribuzione di ogni cittadino a quello che Michael Porter chiama 'valore condiviso'. Io penso che questo sia il cuore della sfida: nessuno si salva da solo».

L'impegno: ripartire dai circoli
Un lungo discorso, quello di Martina, che si è concluso con un appello: «So che possiamo farcela. So che possiamo lavorare alla nostra riscossa. 'Il successo non è mai definitivo, la sconfitta non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta' diceva Winston Churchill. Ecco, vi chiedo di continuare con coraggio, insieme. L'Italia ha ancora bisogno di noi».  «Solo noi possiamo essere la risposta popolare ai populismi. In ballo - ha aggiunto - non ci sono i destini personali ma il futuro della sinistra italiana».  Quindi, un impegno solenne: quello di ripartire dai seimila circoli, con assemblee aperte da organizzare tra venerdì, sabato e domenica prossimi. «Io inizierò dal circolo Pd di Fuorigrotta a Napoli» ha detto Maurizio Martina. Che ha anche annunciato che domani farà un punto con i segretari regionali e metropolitani, poi sarà fatto lo stesso con i nuovi eletti.

Delrio: cartolina netta dagli elettori, stiamo all'opposizione
«Abbiamo ricevuto una cartolina netta, chiara, dagli elettori. Noi staremo dove ci hanno messo gli elettori: all'opposizione». Una opposizione "seria, responsabile, costruttiva» ha detto Graziano Delrio nel suo intervento: «Quando il Paese si renderà conto che le promesse saranno irrealizzabili, gli elettori chiederanno conto»

Cuperlo: momento della svolta
«Ho apprezzato la relazione di Maurizio Martina, a partire dal giudizio sincero sul voto. Per la sinistra è stato il dato peggiore della storia dell'Italia repubblicana- ha affermato Gianni Cuperlo- Oggi deve essere il tempo della verità e della svolta. Perdiamo per un vuoto decennale di identità. Martina ha ragione sulle cause di questa sconfitta e bisogna ripartire dalle idee. Dovremo dare fiducia a Maurizio e costruire subito la collegialità necessaria per affrontare questa fase. Il Partito democratico c'è, ora dimostriamo che questa sconfitta non è un destino». -