8 dicembre 2019
Aggiornato 08:30
Elezioni politiche 2018

Cicchitto al DiariodelWeb.it: «Se Berlusconi molla la Lega, via libera alle larghe intese»

La Civica popolare è rimasta alleata del Pd, ma il loro vero piano è quello di riformare una grande coalizione con gli ex compagni di partito del centrodestra

ROMAOnorevole Fabrizio Cicchitto, alcuni dei suoi ex compagni di partito hanno preso la decisione di tornare con Berlusconi. Perché lei e la lista Civica popolare della Lorenzin, invece, siete rimasti con Renzi?
Tornare con Berlusconi a dicembre, cioè a legislatura finita, dopo che per cinque anni si sono ritenuti validi i governi Letta, Renzi e Gentiloni, magari sentendo che nel Paese tira un vento di centrodestra certamente molto forte, francamente a me sembra un atto di puro opportunismo.

Una questione tattica?
Peggio: si va dove tira il vento. Invece la politica, secondo me, va fatta sulla base delle proprie valutazioni. Inoltre io ritengo che il governo Gentiloni abbia fatto bene, e che dopo cinque anni questa esperienza andasse riconfermata anche nelle alleanze elettorali.

Ma cosa vi divide, oggi, dai vostri ex alleati del Popolo della libertà? In fondo anche voi, fino a poco tempo fa, vi chiamavate Nuovo centrodestra.
Molto, moltissimo, anzi tutto se parliamo della Lega. Loro vogliono cancellare la Fornero, sono contro i vaccini, hanno un atteggiamento sostanzialmente razzista sull'immigrazione. Berlusconi prende una parte di queste idee e ci aggiunge la flat tax. Insomma, rischiamo di smontare il lavoro difficilissimo svolto in questi anni, che ci ha dato una ripresa economica, una riduzione del deficit e della pressione fiscale, un aumento dell'occupazione, pur con la discutibile prevalenza di quella a tempo determinato. Rischiamo di andare incontro ad un periodo pericolosissimo, di ritrovarci nella situazione del 2011, con caratteristiche diverse dal punto di vista politico ma con analoghe problematiche economiche. Quindi il dissenso è molto profondo, così come il consenso rispetto alla linea ragionevole che è stata condotta specialmente dal governo Gentiloni. E che è seguita con grande attenzione sia dalla Francia che dalla Germania, che adesso ha varato un governo di grande coalizione e quindi non dovrebbe più tenere la linea perversa del 2009-2011.

Quindi voi preferireste come prossimo premier Gentiloni a Renzi?
Io non personalizzo. Lo sceglieranno innanzitutto gli elettori e poi il presidente della Repubblica. La mia è una valutazione positiva, sia del governo Renzi che di quello Gentiloni. Rovesciare quello che è avvenuto, secondo me, sarebbe un salto nel buio.

A proposito di larghe intese in Germania, un'ipotesi del genere in Italia vi vedrebbe favorevoli? In fondo nessuna coalizione sembra avere la forza per vincere da sola.
Sì, non avrei nessun pregiudizio. Anche perché i problemi sono tali che vanno affrontati da schieramenti molto vasti, altrimenti va tutto per aria. Il nodo è che in Germania i grandi partiti hanno perso entrambi le elezioni, ma per poco: dunque hanno tenuto. Il centrodestra è largamente rappresentato dalla Merkel e dalla Cdu, la sinistra dalla Spd. In Italia non è così, la situazione è molto più articolata: anche se ci sarà, come è probabile, un rafforzamento del centrodestra, sarà opera di forze come Salvini e la Meloni, totalmente contrarie all'ipotesi di grande coalizione. Quindi ci troviamo di fronte, come lei diceva, ad una doppia incognita: un sistema politico tripolare che non porta a maggioranze, a meno di un improbabile exploit del centrodestra oltre il 40%, e allo stesso tempo una disarticolazione delle forze, che difficilmente potranno fare le larghe intese. Rischiamo di diventare il punto di crisi dell'Europa: mai il Paese è stato così a rischio come oggi.

Anche questa legge elettorale contribuisce all'instabilità, però.
Non c'è dubbio.

Quindi fate autocritica per averla approvata?
Voglio essere franco. Noi eravamo una piccola forza, che ha dovuto respingere un tentativo di assassinio politico come lo sbarramento al 5%. Lo dico anche in termini autocritici: non abbiamo avuto un'attenzione sistemica a 360°, ma ci siamo concentrati sulla possibilità di continuare a vivere questa esperienza politica. Il complesso, di cui si sono fatti carico fondamentalmente Pd e Forza Italia, non ha fatto i conti, che sono diventati più difficili con il passaggio da bipolarismo a tripolarismo, con l'esigenza sistemica di avere un meccanismo maggioritario.

Quindi possiamo sintetizzare: visto che la vostra opposizione più forte riguarda la Lega e Fdi, se Berlusconi li mollerà dopo le elezioni e vorrà discutere con il centrosinistra, voi sarete aperti.
Secondo me sì, certamente.