27 giugno 2022
Aggiornato 14:00
Governo

Al voto separati, al governo insieme: il piano di Lega e M5s

Salvini e Di Maio si preparano a una campagna elettorale di 'desistenza' reciproca. L'obiettivo: riproporre, a urne chiuse, il governo del cambiamento

Salvini e Di Maio
Salvini e Di Maio Foto: ANSA

ROMA - Gli ultimi dati parlano chiaro. E i numeri sono, quando si parla di politica e sondaggi, 'volere popolare'. Se si votasse oggi la Lega Nord sarebbe al 27,5%. Il Movimento 5 stelle al 29,5%. Questo quanto emerge dalle rilevazioni Swg per il Tg La 7. Numeri che parlano da soli e che fanno capire perché, anche se dovessero presentarsi alle urne da soli, Lega Nord e Movimento 5 stelle continuano e continueranno a farsi la corte. O almeno a non farsi la guerra. Anche perché gli alleati di Matteo Salvini sono dati sotto il dieci percento - Forza Italia all'8%, Fratelli d'Italia al 3,8% - mentre il Partito democratico, anche se in risalita, è ancora sotto quota 20 percento (19,4%). E allora vada come vada, centrodestra unito o no, a urne chiuse non è fantascienza immaginare una riproposizione del contratto del governo del cambiamento. Così come non è fantapolitica pensare che Lega Nord e Movimento 5 stelle possano andare insieme alle elezioni dietro la bandiera del 'cambiamento'. Ipotesi, questa, non solo più difficile ma in un certo senso non necessaria, come hanno dimostrato gli 80 giorni di trattativa. Perché anche dal prossimo voto l'Italia uscirà senza una coalizione vincente. E per dar vita a un governo ci si può riprovare seguendo l'iter portato avanti dopo il voto del 4 marzo.

Salvini dai tetti attacca tutti. Tranne il M5s
Basta guardarsi l'ultimo video di Matteo Salvini per capire il piano del 'capitano' della Lega Nord: continuare ad attaccare tutto e tutti. Tranne il Movimento 5 stelle. Magari cercando di rassicurare i tanto famigerati mercati con frasi come «non c’era nessun piano di uscita dell’euro», una speculazione che, a suo dire, ha generato «un dibattito surreale su questioni inesistenti che va avanti ancora oggi» grazie anche a «giornalisti prezzolati». Quindi l'attacco alle ricostruzioni della stampa: «L’ordine del giorno del governo non era andare a far casino in Europa, uscire dall’euro domani matina, no. Era ridiscutere il modo di stare in Ue a vantaggio degli italiani, ridiscutere alcuni vincoli, regole, regolamenti: penso a Bolkestein, direttiva sulle banche che mette a rischio le banche (non vorrei ci fosse odore di troika e di Grecia sulle banche italiane), ridiscutere il bilancio europeo». Ed eccoci all'apertura verso il Movimento 5 stelle: «Se nasce un governo Lega-M5s che rappresenta la maggioranza degli italiani, avremo il diritto e il dovere di andare sobriamente ed educatamente a ridiscutere queste regole che stanno portando povertà, precarietà e insicurezza in tutta Europa. Queste regole stanno distruggendo l’unità dell’Ue. O le regole cambiano o si va avanti verso il disastro. Questo è il ragionamento che stava dietro al governo. E invece Mattarella ha detto no perchè noi non siamo rassicuranti, e tira fuori questo signor Cottarelli, pensionato a 18mila euro al mese, che sta cercando pseudo ministri per qualche settimana prima di andare al voto».

E anche il Movimento parla di 'governo di cambiamento'
«Tra pochi mesi nascerà un governo del cambiamento e in Europa ci faremo finalmente rispettare». Un breve messaggio su Twitter da parte di Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 stelle, spiega chiaramente la strategia elettorale che sarà. Andare da soli, ma annunciando cosa accadrà una volta chiuse le urne: si ripartirà dall'asse di governo con la Lega Nord. Prima, però, c'è da ribadire ai militanti del Movimento la bontà del lavoro fatto. Magari rivendicandolo con orgoglio. Per questo la chiamata alla piazza di sabato 2 giungno non è una qualsiasi appello alla mobilitazione, ma quasi un manifesto di governo. «Noi amiamo la democrazia e la Costituzione - che abbiamo più volte difeso in questi ultimi anni da chi voleva manometterla - e in questa occasione lo ribadiremo. Sabato 2 giugno non è un giorno qualsiasi per gli italiani, è la Festa della Repubblica. E la nostra piazza non è una piazza contro il Quirinale, non è una piazza contro qualcuno, ma è a favore: a favore dei diritti, del nostro diritto di votare e scegliere. Noi vogliamo che sia una Festa per stare insieme pacificamente». Perché «qui il tema è che si è detto no al cambiamento che è stato votato il 4 marzo. (...) Quello che volevamo e vogliamo fare non è altro che costruire insieme nuove condizioni per aiutare gli imprenditori italiani, le famiglie, gli agricoltori, ecc.. (...) Al governo ci andremo ed è una promessa. Ma ci andremo solo quando saremo sicuri di poter fare quello che abbiamo promesso e questa è una garanzia».