24 febbraio 2019
Aggiornato 05:30
Centrosinistra

No a Zingaretti, no a Calenda: nel Pd ormai si punta solo ad autosabotarsi

Il presidente Orfini contro il governatore del Lazio; la senatrice Cirinnà contro l'ex ministro allo Sviluppo Economico. Nel Pd sempre è guerra a oltranza

Nicola Zingaretti e Carlo Calenda
Nicola Zingaretti e Carlo Calenda

ROMA - Chi non vuole saperne di «sciogliere» il Pd, attacca Zingaretti. Chi invece non vuole «superarlo» se la prende con Calenda. Lo stile Gattopardo del 'tutto cambia perché nulla cambi' meglio di tutti sembra incarnare l'essenza del Partito democratico post 4 marzo. Perché dal giorno del crollo elettorale l'unica certezza è che tutti hanno come obiettivo il distruggere l'altrui proposta. Così dopo le uscite pubbliche delle ultime ore di Nicola Zingaretti e Carlo Calenda sono arrivate solo critiche ai percorsi immaginati dai due esponenti democratici. Chi critica Zingaretti - in questo caso il presidente del Pd Matteo Orfini - ritiene che il presidente del Lazio «ad oggi» si sia candidato «come nuovo leader della minoranza interna». Chi invece se la prende con Calenda - la senatrice Monica Cirinnà - ritiene che il Pd non sia «una realtà da liquidare o superare ma da rinnovare con una nuova morale civile dei diritti». Quindi? In attesa del Congresso, ogni esponente dem può continuare a dire la sua e chiunque può attaccarlo. Eccolo il 'tutti contro tutti' estivo che può evidentemente continuare dopo la calda e fallimentare primavera elettorale.

Orfini contro Zingaretti
«Zingaretti mi pare si candidi ad oggi come nuovo leader della minoranza interna. Con un'ipotesi e un progetto sostanzialmente di ritorno al passato». Così il presidente del Pd Matteo Orfini, a '6 su radio 1', analizza le ipotesi in ballo per la nomina del nuovo segretario del Pd. «L'idea - ha spiegato - che per ricostruire il Pd dobbiamo rifare le coalizioni che tengano insieme D'Alema, Speranza fino a non so chi sul fronte moderato. Ma a me non sembra esattamente la soluzione, perché non ha funzionato in passato, non ha garantito qualità nell'azione di governo, e non mi sembra abbia funzionato nemmeno per le amministrative. Quando ci sarà il congresso ci saranno altre candidature in campo». Orfini considera «un po' confusa» la proposta di Zingaretti di riprodurre per il Pd il 'modello' Pizzarotti. «Siamo in un momento in cui la destra occidentale chiude i bambini nelle gabbie. Che la risposta a questo sia chiudere, sciogliere o liquidare con un tweet il Partito democratico, che in Italia è l'unica alternativa, l'unico baluardo all'avanzata di queste destre, non mi sembra un'idea geniale per fronteggiarle».

L'idea di un nuovo partito? «Sarebbe un errore»
Quanto all'ipotesi della nascita di un nuovo partito, guardando ai modelli di Ciudadanos in Spagna e En Marche in Francia, e quindi a una possibile scissione, Orfini ha osservato: «Sarebbe uno sbaglio, un errore. Con tutte le nostre ammaccature, siamo all'interno del partito socialista europeo la forza più rilevante o tra le più rilevanti. Dovremmo porci un obiettivo diverso: unire le nostre forze con quelle di chi in Europa condivida il progetto di cambiamento dell'Europa stessa. Su alcuni temi fondamentali, credo si possa costruire un'alleanza che va da Macron a Tsipras; questo semmai dovrebbe essere il tentativo, cioé dare una cornice europea comune a questo campo largo di forze».

Cirinnà a Calenda: «Pd non va superato ma rinnovato»
«Le proposte di Calenda? C'é molto di buono e molto su cui discutere, anche se non mi sento di sottoscriverle, vorrei aggiungere qualche riflessione: il Pd non è una realtà da liquidare o superare ma da rinnovare con una nuova morale civile dei diritti». La senatrice del Pd Monica Cirinnà sul suo profilo Facebook non usa mezze parole per mettere in un cassetto il 'Fronte repubblicano' teorizzato dall'ex ministro dello Sviluppo economico. «Anzitutto - spiega - sull'idea stessa di fronte repubblicano, e sulla sorte del Partito democratico in questo passaggio storico, epocale, Calenda, mi pare, vede un superamento del Pd». Ma «il PD è la mia casa, è il Partito che da anni dà senso e forma alla mia esperienza politica; è la comunità che mi ha sostenuta in tante battaglie e, soprattutto, è la realtà che ancora, nonostante i tanti problemi che abbiamo, riesce ad esprimere ottime esperienze di aggregazione politica e di buon governo locale. I limiti sono moltissimi, e la gestione degli ultimi anni li ha aggravati enormemente. Un cambio di passo non è soltanto necessario, ma è l'unica scelta che abbiamo. Eppure, il Pd non è una realtà da liquidare, o da superare».

Rilanciare il Pd (con Zingaretti)
«Qualunque fronte, coalizione, aggregazione - prosegue l'esponente dem - non potrà allora secondo me prescindere da un Partito democratico rinnovato, aperto all'ascolto, innervato dalle mille esperienze di sindaci coraggiosi e preparati, associazioni, sindacati, come ci sta indicando il lavoro di Nicola Zingaretti: è attraverso questo dialogo che potremo tornare a mobilitare pensiero e a tradurlo in azioni e pratiche concrete, e prima di tutto di attenzione solidale ai più deboli». Sì a Zingaretti, quindi, e no a Calenda. La sfida è già iniziata. «C'è un grande assente nel discorso di Calenda: i diritti, l'allargamento degli spazi di autodeterminazione, un'autentica cittadinanza politica e sociale basata sul riconoscimento solidale delle differenze meravigliose che percorrono questa Italia che sta cambiando volto. Una nuova morale civile non può ignorare la necessità di conciliare protezione sociale e sfide della società aperta. Ci sono molte conquiste da perseguire, e un cammino molto lungo da percorrere. Cerchiamo di farlo assieme, facendo ancora una volta del Partito democratico il perno di un progetto di resistenza e rinascita civile».