26 giugno 2019
Aggiornato 18:00
Centrosinistra | Partito Democratico

Renzi, Veltroni e Gentiloni festeggiano 10 anni di Pd. Ma di Prodi e minoranze dem neanche l'ombra

Al Teatro Eliseo di Roma è stato celebrato l’anniversario della fondazione del Partito democratico. Sul palco il primo segretario Veltroni, il premier Paolo Gentiloni, l’attuale segretario Matteo Renzi ma in platea mancava qualcuno

ROMA - C’è la «Canzone popolare», inno de l’Ulivo, e «Mi fido di te», la colonna sonora della campagna di Walter Veltroni, ma nel Pd che oggi festeggia i sui primi dieci anni la foto di famiglia è molto cambiata. Stamani al Teatro Eliseo di Roma è stato celebrato l’anniversario della fondazione del Partito democratico. Sul palco il primo segretario Veltroni, il premier Paolo Gentiloni, l’attuale segretario Matteo Renzi ma in platea mancavano, naturalmente, Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, ma anche Romano Prodi, a cui il teatro ha dedicato un lungo applauso quando Veltroni lo ha citato all’inizio del suo intervento. E se c’era quasi tutto il governo (tra gli altri i ministri Dario Franceschini, Luca Lotti, Graziano Delrio, Roberta Pinotti, Marianna Madia, Giuliano Poletti, Claudio De Vincenti, Valeria Fedeli e la sottosegretaria Maria Elena Boschi) mancava anche la minoranza attuale del Pd, a partire dal ministro della Giustizia Andrea Orlando per arrivare a Gianni Cuperlo e Michele Emiliano.

Veltroni: «Ulivo miglior governo della storia»
Ad aprire la mattinata è stato Veltroni, che ha tributato il suo omaggio a Prodi e a quel governo dell’Ulivo che «è stato il migliore della storia repubblicana soprattutto per l’autorevolezza e l’apertura di chi lo presiedeva» e che è stato abbattuto «da due mali storici della sinistra: il massimalismo e le divisioni». Oggi Veltroni invita il Pd a non avere «paura della parola sinistra» consapevole che «è la possibile grande risorsa di questa Paese a condizione che sia all’altezza dei principi che lo hanno fatto nascere». Proprio ricordando le divisioni che hanno affossato l’Ulivo, Veltroni ha auspicato che i Dem facciano alleanze ma «prima delle elezioni» e non «spurie». E che diano un segnale di unità, perchè «la notizia che un elettore sinistra vorrebbe sentire è: un giorno, anche solo 24 ore, senza una scissione o un litigio».

Le priorità di Gentiloni
Un lungo applauso ha accolto sul palco anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che è uno dei fondatori dei Dem, gettonatissimo al termine per i selfie con alcuni ragazzi. «Teniamocelo stretto questo Pd, perchè non so come sarebbe sopravvissuta la sinistra di governo se non avesse assunto la forma dieci anni fa del Partito democratico», ha detto. Il premier ha invitato a «lasciare alle spalle le discussioni del passato» perchè «il Pd è il Pd. Il progetto bene o male è riuscito, è vivo, lotta insieme a noi». Il Pd, per Gentiloni, è la sinistra che ha accettato la «sfida di governo» a differenza di chi «vede possibile rifugiarsi nelle pantofole delle proprie biografie». Una sfida di governo in cui i Dem portano i propri valori: «Apertura contro chiusura, Europa contro sovranismo, fiducia contro paura, equità contro privilegio, ambiente contro spreco egoista». E in questo solco va l'»impegno» personale e del governo per approvare lo ius soli prima della fine della legislatura (come chiesto da Veltroni) ma anche la «centralità» che nella legge di Bilancio sarà data al tema del lavoro.

Renzi: «Se non ci fosse stato il Pd la sinistra italiana oggi sarebbe irrilevante»
A chiudere la mattina è stato Renzi, che appena stamani a «Repubblica» aveva ribadito di essere, in qualità di segretario, anche il candidato premier, che nel suo intervento ha tracciato il disegno dei prossimi mesi. Dal palco dell’Eliseo il segretario (che non ha mai citato Prodi, a cui però sempre su Repubblica aveva detto che il Pd «è casa sua») ha però sottolineato che «il Pd non appartiene a chi sta sul palco in questo momento» e assicurato che «non mi interessa chi farà il premier, mi interessa come». Ma non ha lesinato le critiche agli oppositori interni (al Pd) ed esterni (nella sinistra). «Se non ci fosse stato il Pd la sinistra italiana oggi sarebbe irrilevante», ha rivendicato, aggiungendo che «il Pd appartiene al popolo che lo ha creato e chi se ne va sta tradendo se stesso». Per Renzi il Pd ha un solo «nemico» che è «l’autoreferenzialità, il parlarsi addosso. Nessun altro fa i congressi, noi quando li facciamo viviamo questi appuntamenti come uno scontro all’arma bianca». E invece, per il segretario, l'»avversario» è la destra, in due forme: «La destra populista del M5s e una destra ancora più forte, che mi preoccupa di più, che tiene insieme Berlusconi e Salvini. Abbiamo di fronte – ha concluso tra gli applausi – un corpo a corpo in tutti i collegi con i centrodestra». Un corpo a corpo che partirà già martedì con il viaggio in treno del leader Dem e poi con la conferenza programmatica di Napoli. Sarà lì, e nelle prossime settimane, il momento di vedere se il Pd sarà pronto, dopo dieci anni, a superare le divisioni.