16 settembre 2019
Aggiornato 18:00

De Girolamo: «Se Uber non paga le tasse la colpa è di Renzi»

La deputata azzurra si è scontrata con Andrea Romano, del Partito democratico, accusando il precedente governo Renzi di aver cancellato la web tax per rapporti di amicizia con le grandi multinazionali

ROMA – Mentre al ministero dei Trasporti è stato aperto oggi il primo tavolo tecnico con le associazioni dei taxi e degli Ncc (Uber non è stata convocata), dopo le proteste della categoria dei giorni scorsi, questa mattina Nunzia De Girolamo si è scontrata con veemenza con Andrea Romano, del Partito democratico durante l'Aria che tira su La7, accusando il governo Renzi di essere la causa dell'avvento di Uber.

De Girolamo: «La colpa è di Renzi»
«Il problema dei tassisti di fronte all'avvento di Uber è nella mancata tassazione, la colpa è di Renzi», ha attaccato la deputata di Forza Italia, sostenendo che l'ex premier, per via di rapporti di amicizia personali con multinazionali come Google, «ha fatto sparire l'emendamento alla legge di Stabilità varata dal governo Letta, con il quale si decideva la benedetta web tax». Romano ha provato a ridimensionare l'accusa mossa dall'azzurra, ma lei per nulla intimorita gli ha chiesto più volte: «Pagano le tasse in Italia? Queste multinazionali dove pagano le tasse?».

Romano: «Non possiamo rischiare di perdere gli investimenti delle grandi multinazionali»
L'esponente del Pd ha poi provato a giustificare la scelta del governo Renzi spiegando che è stata un'operazione «per armonizzare» la tassazione delle grandi compagnie a livello europeo e che l'obiettivo dello scorso esecutivo era quello di far rimanere in Italia queste aziende. «Non possiamo rischiare di perdere gli investimenti delle grandi multinazionali come Starbucks, non è vero che siano stati favoriti gli amici».

Le richieste dei tassisti
Intanto martedì scorso è stata raggiunto un primo accordo fra governo e tassisti: arrivare entro 30 giorni alla stesura di due decreti per la lotta all’abusivismo e per il riordino del settore. «Vogliamo che la discussione si faccia nel merito del riordino della legge 21 del '92 - ha spiegato Nicola Di Giacobbe,  coordinatore nazionale di Unica-Cgil- vogliamo parlare con il Governo non con i senatori in libera uscita, né tantomeno con i deputati in vacanza. In presenza di altri emendamenti e altre intromissioni della politica siamo pronti alla mobilitazione».