18 giugno 2019
Aggiornato 09:00
Roma senza pace

Vendere il patrimonio o rinegoziare il debito. Un'ipotesi sulla bocciature del bilancio di Virginia Raggi

Il piano Tronca prevede dismissioni e privatizzazioni. La giunta del M5s non le ha messe a bilancio. Dopo Roma anche la Torino di Chiara Appendino?

ROMA - Vendere tutto o rinegoziare il debito? Questo è il dilemma dei dilemmi. Il bilancio presentato da Virginia Raggi e dalla sia giunta è stato «bocciato»: così titolano i giornali di tutta Italia. La vicenda fa supporre pressapochismo, inesperienza, confusione, in una parola sola: inadeguatezza. Roma quindi dovrà rifare i calcoli e sperare che nei prossimi mesi tutto fili liscio: evento tutt’altro che probabile dato che dietro ogni angolo è piazzata una mina.

Le motivazioni della bocciatura dell'Oref
L’ente certificatore che ha bocciato i calcoli dei ragionieri della giunta Raggi, l’Oref, ha scritto che il comune di Roma ha «sopravvalutato le entrate non strutturali»: multe, recupero dell’evasione fiscale, e ha bloccato la privatizzazioni delle aziende partecipate comunali. Una voragine ovviamente, ma pur sempre un patrimonio della cittadinanza romana che una volta venduto è perso. I revisori quindi puntano il dito e sottolineano che la sindaca di Roma non ha seguito «le raccomandazioni del ministero dell’Economia e le previsioni del piano di rientro in riferimento alla razionalizzazione e/o all’alienazione delle società partecipate», in particolare quelle che «non svolgono attività per il raggiungimento dei fini istituzionali dell’Ente». Non solo, la presidente dell’Oref, Federica Tiezzi, parla anche di «alienazione di immobili» prevista nel piano Tronca. «Diciamo che l'amministrazione non si è espressa in modo così chiaro, nella direzione intrapresa da Tronca. Ora occorre farsi carico dei problemi evidenziati e avviarsi verso un miglioramento. La strada sarà lunga», sostiene in una lunga intervista rilasciata al Messaggero la dottoressa Tiezzi. Che poi, in chiosa, si dice stupida per l’ingenuità degli amministratori a cinque stelle che non hanno compreso che in cassa ci sono meno soldi di quelli che si possono spendere.

Rinegoziare il debito
Qualche mese fa, al massimo della sua potenza politica, Virginia Raggi aveva dichiarato che voleva instaurare una trattativa con il governo per rinegoziare il debito della città pari quasi nove miliardi di euro miliardi di euro. La rinegoziazione del debito era una proposta alternativa al piano Tronca che l’Oref chiede venga rispettato. La rinegoziazione del debito è una pratica antica quanto il concetto di credito e chiamerebbe in causa la Cassa Depositi e Prestiti in primis, che ha in dote 1500 mutui sui 1700 aperti dal Comune di Roma. Il debito della città è pari a 8,76 miliardi e genera interessi pari a 500 milioni di euro all’anno. Le strade per rinegoziare il debito sono due: sul tasso, oggi molto elevato, intorno al 4%, oppure sulla durata temporale del mutuo. La terza soluzione, ovvero incidere sul valore nominale, è reputata impraticabile, anche se tecnicamente possibile. Di questa prospettiva nel bilancio presentato da Virginia Raggi non c’è traccia, perché si tratta di un’operazione politica che necessita di solidità e consenso. Operazione nemmeno iniziata, a cause dei numerosi guai che hanno costellato il cammino di Virginia Raggi e del M5s. I grllini al governo della capitale hanno quindi "aggiustato" il bilancio per prendere tempo e non vendere il patrimonio pubblico? 

Roma come Torino?
I guai romani del M5s, paradossalmente, intersecano con la precedente giunta torinese, guidata da Piero Fassino. A seguito di una interpellanza avanzata dall'attuale consigliere di minoranza vicino alla Lega Nord, il notaio Alberto Morano, è sorto il sospetto che i bilanci approvati dalla giunta precedente fossero «aggiustati» e contenessero un buco relativo a partite di giro afferenti proprio a due partecipate che si occupano di servizio pubblico: GTT e InfraTO. Buco che ha portato la giunta di Chiara Appendino ad ingoiare parecchi rospi, soprattutto in campo urbanistico. La Procura di Torino, che ha dato ordine alla Guardia di Finanza di sequestrare materiale contabile negli uffici del Comune, ha aperto un fascicolo che al momento non vede indagati. I bilanci delle società partecipate sarebbero stati gonfiati negli anni passati per migliorare i conti del Comune di Torino, proprio al fine di evitare il taglio dei servizi.