21 settembre 2019
Aggiornato 05:00
Sala, Raggi, Tangentopoli e il mito della morale

Da Raggi a Sala, Italia allo sbando. Ma non invochiamo la magistratura come ai tempi di Tangentopoli

La magistratura non è il chirurgo della società. I partiti, o movimenti, se non vogliono essere semplici curatori fallimentare dell'Italia, devono velocemente dotarsi di anticorpi contro la corruzione al proprio interno, e non sperare in qualche giudice

ROMA - Gli italiani hanno un problema con la legalità che deve essere risolto, ma la repressione non significa, come diceva Gian Maria Volontè nel film di Petri "Un cittadino al di sopra di ogni sospetto", civiltà.
Partiamo dai fatti minori. Un ministro della Repubblica ha probabilmente "mentito" sul proprio titolo di studio. La Signora Valeria Fedeli non ha la laurea. Lei parla di incomprensione lessicale, ma la sostanza non cambia. La vicenda in sé è ridicola, e racconta l’insicurezza dei massimi vertici delle istituzioni, ridotti a giocare, alla soglia dei settant'anni, sul titolo di studio. Poi c’è la vicenda del dimenticato Gianfranco Fini, che si è dato del «coglione» perché non aveva capito che la casa della moglie a Montecarlo era della moglie. Storia tragicomica, su cui stendere un velo pietoso da rialzare solo quando il poveretto ha il coraggio di presentarsi in televisione per discettare. Quindi si passa alle vicende più pesanti: quelle di Sala a Milano e Marra a Roma. Il sindaco di Milano sarebbe indagato per concorso in falso ideologico e falso materiale: tutto ruota intorno al maxi appalto per la piastra dell’Expo, aggiudicato con un ribasso del 41%. La vicenda romana chiama in causa Raffaele Marra, l’uomo ombra di Virginia Raggi, dirigente comunale già nella giunta Alemanno, arrestato per corruzione. Così si assiste ad un singolare duetto, nel quale le forze politiche si accusano vicendevolmente di essere una peggio dell’altra. Il gioco al massacro reciproco, centrato sull’assioma «loro sono più ladri di noi», è quanto di peggio può accadere al paese.

Il mito della morale come vuoto di idee
Oggi, dopo vent'anni di post-ideologismo, una semplice considerazione si può fare: le organizzazioni politiche che centrano il proprio agire sulla moralità sono dalla moralità travolte. Non è una novità storica, per altro. La frase di Luigi di Maio «noi saremo sempre dalla parte della magistratura, in ogni caso» è sconcertante. Non si rende conto che la magistratura è "partigiana e tifa"? Non si può essere dalla parte della magistratura «a prescindere», perché significa ignorare che tale potere è di fatto privo di controllo in Italia. E cosa pensare della stessa sindaca di Roma che ringrazia la magistratura per l’arresto di Marra, giunto a poche ore dall’autosospensione di Sala? Ovviamente non può dire nulla di diverso perché con l’urlo «onestà onestà» il M5s ha di fatto messo il paese in mano ai giudici. Lo stesso discorso vale per il giornalismo d’inquisizione. Marco Travaglio ha difeso Marra, che oggi viene arrestato: il suo lavoro crolla sotto la più classica delle nemesi. Giudici che non soggiacciono ad alcun controllo, e i loro errori, spesso gravissimi, hanno influito non solo sulla vita delle persone, ma anche sulla struttura dello Stato.

I tempi di Tangentopoli in cui la magistratura aveva il "potere dell’inquisizione"
Il vuoto culturale genera un vuoto di potere, il quale alimenta una stagione molto simile a quella del 1992, nota come Tangentopoli, nella quale la magistratura assunse un potere che non ha e non deve avere: il potere dell’inquisizione. Oggi, con un semplice avviso di garanzia, si può abbattere un movimento politico forte del consenso di milioni di voti. L’ascesa del pubblico ministero a medicina sociale ha spalancato le porte alla disarticolazione dello stato da un punto vista istituzionale ed economico. Le forze politiche hanno il dovere di seguire una rapida censura interna, darsi una struttura di controllo, proprio perché l’Italia non può essere consegnata nella mani delle varie fazioni della magistratura. Che sta assumendo un potere enorme e senza precedenti: altro che la riforma costituzionale voluta da Renzi e Boschi. La storia come noto non ha scolari, ma è bene ricordare che quando la magistratura ha abbattuto Berlusconi, per la sua scriteriata condotto morale, è giunta la Fornero: la signora della pensione a 67 anni per tutti e degli esodati che tanto ha fatto felici i mercati e le banche.

Senso di responsabilità
La magistratura, a differenza dei partiti, ha un’idea di mondo scolpita sulla figura dell’ispettore Javert, l’antagonista di Jean Valjean, il protagonista dei "Miserabili" di Victor Hugo. Javert è un uomo duro, che segue solo i termini della Legge, senza alcuno sconto e senza alcuna umanità. Beh, un ideale così è la fine del pensiero liberale, perché mette in mano tutto il potere a un singolo corpo che, per altro, è fedele rappresentazione della classe che si trova già all’apice della piramide sociale. In un tempo connotato dall'ultra-polarizzazione della ricchezza, questa prospettiva fa tremare. E dopo la caduta della struttura democratica fondata sui corpi intermedi, ben altri "ladri" si affacciano all’orizzonte: soggetti che non puntano a qualche bustarella, ma alla privatizzazione dei servizi pubblici e alla trasformazione dello Stato in un mero mercato. I partiti, o movimenti, se non vogliono essere semplici curatori fallimentare dell'Italia, devono velocemente dotarsi di anticorpi contro la corruzione al proprio interno, e non sperare in qualche giudice.