13 agosto 2020
Aggiornato 07:30
Renzi sull'ex segretario: ha già votato tre volte la riforma

Direzione Pd, oggi la resa dei conti. Bersani e Speranza per il «no» al referendum

Il Pd sull'orlo della rottura. Oggi pomeriggio è prevista la direzione del Partito democratico, letteralmente spaccato sul referendum

ROMA - Il giorno del redde rationem sembra arrivato. Nel Pd la rottura sul referendum è ormai insanabile e la Direzione del partito convocata per domani finirà inevitabilmente per sancire una spaccatura che oggi si è già consumata attraverso dichiarazioni ai giornali e alle tv.

Bersani e Speranza per il No
Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza annunciano di essere pronti a schierarsi per il no. Le promesse di modifica dell'Italicum? «Chiacchiere», dice l'ex segretario del partito. «In combinazione con la legge elettorale, la riforma - spiega - cambia radicalmente la forma di governo. Si va verso il governo di un capo, che nomina sostanzialmente un Parlamento che decide tutto, anche con il 25% dei voti».

Renzi: Bersani ha votato sì tre volte
Il premier, Matteo Renzi, ospite de L'Arena su Rai1 difende la riforma e invita a non votare al referendum in base alla simpatia o all'antipatia nei suoi confronti. «Io - afferma - so di non essere la persona più simpatica del mondo ma quando si vota per antipatia si mostra scarsa visione del Paese». Ma soprattutto il presidente del Consiglio replica con grande freddezza a Bersani. «Io dico soltanto una cosa, Bersani ha votato sì tre volte. Questa riforma - osserva - non l'ho scritta io di nascosto a Rignano sull'Arno», «io rispetto le opinioni di tutti ma se cambia opinione per il referendum, ciascuno si farà la sua valutazione sulla ragione vera», «Bersani può votare come crede, come tutti i cittadini. Ma non si vota sulla mia faccia, né su quella di Bersani».

Pd in lacerazione
Già in mattinata, tuttavia, parole dure nei confronti dell'ex segretario e della minoranza erano arrivate dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, secondo cui così «si lacera il Pd». «Il tema vero - dice - è che dentro il Pd e fuori dal Pd si sta utilizzando il tema referendario per contrastare Renzi. È naturale e fisiologico andare contro il premier, che ha fatto tanti cambiamenti, per chi non condivide questi cambiamenti. Ma ci sono le primarie e il congresso per sfidare Renzi dentro il partito».

Orfini: cercare una soluzione
Un attacco alla minoranza arriva anche dal presidente dem, Matteo Orfini. «Non è scandaloso che Bersani e Speranza votino no», ma sulle riforme «è sbagliato che invece di cercare fino alla fine una soluzione si lavori per la spaccatura», afferma.

(Con fonte Askanews)