19 giugno 2021
Aggiornato 14:00
Il premier a Rtl 102.5

Renzi promette: «Meno tasse e canone Rai giù». E sul referendum attacca D'Alema

Il referendum si avvicina: il premier deve convincere gli italiani a stare con lui, nonostante dati economici non proprio brillanti. E' tempo, insomma, di nuove promesse

ROMA - E' un momento certamente intenso per Matteo Renzi, impegnato su più fronti: in sede europea, nel (difficile) tentativo di ritagliare all'Italia un ruolo di primo piano dopo la Brexit, ma anche in quello di difendere gli interessi italiani su più fronti (immigrazione, flessibilità). Sul fronte interno, impegnato a gestire l'emergenza scatenata dal terremoto del 24 agosto, e con l'avvicinarsi di un referendum da cui dipenderà (ammettiamolo) tutta la sua carriera politica. E' insomma ora il momento, per il premier, di provare a convincere gli italiani del buon operato del governo, tentando di evitare il più possibile scivoloni.

Tempo di campagna, tempo di promesse
Così, in un'intervista a Rtl 102.5, il presidente del Consiglio non ha fatto mancare le promesse. Così, mentre si ventila una nuova manovra sul mercato del lavoro, che si sostanzierebbe nella decisione di eliminare gli incentivi alle aziende che assumono, puntando soprattutto sulla produttività, Renzi parla dell'intenzione di abbassare le tasse per rilanciare l'occupazione, citando anche misure sul fronte del canone Rai. Per il premier, per combattere la disoccupazione «bisogna abbassare le tasse, e noi continueremo a farlo».

Le promesse sul fisco
Niente tagli ai bonus fiscali, che si tradurrebbero in una crescita della pressione fiscale. Smentendo quanto scritto dalla Repubblica, il premier ha spiegato: «Noi non interveniamo ad alzare le tasse, quello che già c’è rimane».  Rimarranno anche gli 80 euro, e «abbasseremo ancora il Canone Rai per il prossimo anno. Poi sento dei politici che dicono che non bisogna abbassare le tasse: son bellini eh…». Ma non è finita: «l’anno prossimo porteremo l’Ires al 24% per le società di capitali, ma porteremo al 24% anche l’Iri, quella per le società di persone», cioè l’Imposta sul Reddito Imprenditoriale. Insomma: «Faremo interventi per dare certezze anche ai giovani lavoratori autonomi». Infine: «Confermeremo il super ammortamento nel 2016 e per certi versi lo estenderemo: se un imprenditore mette i soldi nella sua azienda va agevolato, e gli faremo pagare meno tasse se quelle tasse le mette nell’azienda».

Nodo crescita
E poi c'è il nodo dell’economia italiana, con la possibilità ventilata che le stime sul Pil possano essere riviste al rialzo. Possibilità oggi sconfessata dall'Istat, che ha di fatto confermato la crescita zero per il II trimestre. Di fatto distruggendo l'ottimismo del premier, che in proposito aveva dichiarato: «Penso che ci sarà un segno positivo sul Pil perché ad esempio i servizi sono aumentati dell’1% e quindi è probabile un aumento del Pil» , se si considera l’incidenza dei servizi nel dato. Renzi aveva però anche messo le mani avanti: perché, a suo avviso, «non è lo zero virgola che fa la differenza. Il vero punto è che l’Italia sta tenendo sotto controllo il deficit. La Spagna sta facendo meglio ma fa il 5% di deficit, facile così. Se lo facessimo noi avremmo 50 miliardi all’anno da spendere, o giù di lì».

Investire nel futuro
Insomma: per il premier «il problema vero del nostro Paese è se torna ad investire nel futuro». Il che significa ridurre la burocrazia, semplificare e cambiare lo Stato, rinnovare il contratto ai dipendenti pubblici e contemporaneamente mandare a casa in 48 ore i furbetti del cartellino: a quel punto, per il premier, lo «zero virgola» lascia il tempo che trova. E comunque, Renzi ricorda che «i risultati strutturali della riforma del lavoro si vedranno tra qualche anno, ma non ci interessa, noi andiamo avanti passo dopo passo» senza ascoltare «i signor no che cercano di bloccare il Paese».

Il referendum e D'Alema
Sul fronte referendum, Renzi non perde occasione di commentare le dichiarazioni di Massimo D'Alema«C’è D’Alema, magari Berlusconi, che vogliono fare una Costituente. Sono 30 anni che ci raccontano la stessa storia e non fanno niente. Ma se la gente crede che nella prossima legislatura D’Alema e Berlusconi faranno la riforma della Costituzione… ci sono autorevoli deputati Cinque Stelle che credono alle sirene nel Mediterraneo o che gli americani non sono mai stati sulla linea, ci sarà chi potrà credere anche a questo». sottolinea: «D’Alema ha diritto di esprimere la sua opinione. La riforma del 2001 fatta con tre voti di maggioranza porta la prima firma di D’Alema, oggi dice che non si può cambiare la Costituzione a maggioranza, chiedete a lui perchè ha cambiato idea». E ancora: «Quella tra D’Alema e Berlusconi è la storia di un grande amore che va rispettata, quando c’è l’affetto bisogna rispettarlo…».

Terremoto
Quanto alla nomina di Vasco Errani a commissario della ricostruzione, Renzi rivendica la propria decisione di «buon senso»: anziché nominare quattro diversi commissari su ogni regione colpita, il governo ha ritenuto più efficace «mettere uno che parla con i presidenti di Regione e coi sindaci e che abbia un'esperienza su questi temi: ecco che cosa è Vasco Errani». Il premier ha poi invitato le opposizioni a «fare un grande patto nazionale» sul progetto Casa Italia. «Spero che le forze politiche lo accolgano, sono sicuro che i cittadini lo accolgono» e a tal proposito «domani incontrerò il rettore del Politecnico di Milano, per coinvolgere i migliori a gestire ‘Casa Italia'».

Roma e Olimpiadi
Il premier ha anche commentato la complicata situazione in cui si trova il sindaco di Roma Virginia Raggi dopo le dimissioni del Capo di Gabinetto Carla Romana Ranieri e il successivo addio dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna. «Ha vinto Raggi, a lei la repsonsabilità di governare: non apro bocca sulla sua squadra». Renzi ha però auspicato che a ottobre la Raggi firmi «la lettera» per candidare Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024. «Se non la firma è un errore, perchè ho l’impressione che noi siamo in testa in qusto momento. Dire di no sarebbe un atto veramente molto triste per me». Renzi, però, ha escluso tentativi del governo di forzare la mano all'amministrazione pentastellata:«La Raggi ha vinto, a lei la responsabilità di decidere: rispettiamo il volere dei cittadini, e quindi tocca totalmente ai Cinque Stelle e alla sindaca Raggi. Se deciderà di sì bene, se deciderà di no vorrà dire che nel 2028 candideremo un’altra città, ma non farò mai nessun atto lesivo dell’autonomia di Roma o di altre città»

Fertility Day
Una battuta anche sul Fertility Day, la campagna del ministero della Salute che ha scatenato polemiche sui social e non solo. Il premier ha negato di averla preventivamente visionata («Avevamo problemi più importanti da seguire»), e si è delicatamente dissociato dall'impostazione dettata dalla Lorenzin. Perché sì, la questione demografica «esiste, ma vanno create le condizioni perchè ciascuno possa scegliere come e quando fare figli. Abbiamo fatto anche interventi fiscali, ma servono le condizioni strutturali. Litigare su una campagna di comunicazione, non credo sia un tema».

Politiche per la famiglia
Ad ogni modo, per il premier, «Se vuoi creare una società che scommette sul futuro e fa figli devi creare le condizioni strutturali: gli asili nido, la conciliazione col lavoro. Le persone fanno figli se possono finalmente avere un lavoro a tempo indeterminato, investire su un mutuo, avere l’asilo nido sotto casa». Senza contare che «non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perchè vede un cartellone pubblicitario. Conosco quelli che mi dicono ‘Come faccio se non ho i nonni, se sono precario…»