6 dicembre 2019
Aggiornato 01:00
Botta e risposta

Banche, duello Renzi-Monti. E l'ex Premier le canta al presidente del Consiglio

Prosegue il botta e risposta tra Mario Monti e Matteo Renzi. L'arringa dell'ex premier rispedisce al mittente le accuse dell'ex sindaco di Firenze. Nel frattempo, però, Piazza Affari soffre per l'andamento dei titoli bancari.

ROMA – E' ancora scontro diretto tra l'ex premier, Mario Monti, e l'attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il professore risponde alle critiche mosse dall'ex sindaco di Firenze con una lunga lettera aperta pubblicata ieri sul Corriere della Sera, e rispedisce al mittente le accuse che lo volevano responsabile del dissesto delle banche italiane. Tra i due politici sono scintille ma intanto, mentre prosegue il botta e risposta da un quotidiano all'altro, Piazza Affari continua a soffrire per i titoli bancari che precipitano e intensificano le perdite.

Botta e risposta tra Mario Monti e Matteo Renzi
Mario Monti e Matteo Renzi si sfidano in una singolar tenzone per «l'onore» delle banche italiane e si colpiscono a vicenda con sferzate di accuse reciproche che partono come frecce avvelenate ora da un quotidiano ora dall'altro. Nella lunga lettera al Corriere della Sera pubblicata ieri, l'ex premier ha risposto alle critiche mosse dall'attuale presidente del Consiglio nei suoi confronti nei giorni scorsi. Matteo Renzi ha ripetutamente affermato che le difficoltà del sistema bancario italiano sono il risultato dell'inazione e degli errori dei governi precedenti, riferendosi in particolare ai governi Monti e Letta, ma il professore non ci sta.

L'arringa dell'ex premier
Mario Monti ammonisce il premier dalle colonne del Corriere invitandolo a non prendersela con i suoi «predecessori» per spiegare ciò che non è stato fatto e rispendendo al mittente ogni accusa. «Tra il 2011 e il 2013 il sistema bancario, con l'eccezione di Mps, non presentava problemi e non chiedeva aiuti. Attribuire le attuali difficoltà ai precedenti governi distorce la realtà», spiega l'ex premier. E prosegue la sua arringa sottolineando che all'epoca sarebbe stato impossibile sostenere il sistema creditizio del paese con fondi dello Stato senza «aggravare la già precaria situazione dello Stato medesimo, con il rischio di incorrere in un probabile default».

La «ribollita» sulle banche
Secondo Mario Monti non c'era altra strada possibile se non quella intrapresa dal suo Governo. Altrimenti «per risolvere un problema non esistente ne avremmo creato uno gigantesco», scrive il professore. «Essendo gli attivi delle banche largamente investiti in titoli di Stato, con la geniale idea oggi sbandierata da Renzi avremmo travolto sia lo Stato sia le banche», sottolinea Monti. E non si ferma qui. «L'intervista di Renzi, oltre alla ripetuta (ribollita, mi verrebbe da dire) critica sulle banche, conteneva un nuovo capo d'accusa a noi predecessori», prosegue. Secondo l'ex sindaco di Firenze,«avremmo disseminato di trappole il cammino finanziario di Renzi, con diverse clausole di salvaguardia».

La nostalgia dei «bei tempi» con il bailout
Ma, risponde piccato il professore, «su un totale di 16,8 miliardi di clausole di salvaguardia disinnescate nel 2016, 3,3 miliardi erano stati inseriti dal governo Letta nella legge di Stabilità 2014. Il resto erano clausole inserite dal governo Renzi nel 2015».Inoltre, secondo l'ex premier, Renzi guarda «al bail-out con nostalgia, perché il costo degli infortuni o delle malefatte delle banche veniva messo a carico dello Stato», salvaguardando gli elettori. Oggi invece non è più così e il presidente del Consiglio sa bene di rischiare la poltrona nel caso in cui i risparmiatori fossero costretti ob torto collo a metter mano al portafoglio per salvare le banche.

Le accuse rispedite al mittente
Insomma, conclude Monti rispedendo le accuse al mittente, chiunque ha responsabilità di governo «finisce per fare il proprio danno oltre che quello del Paese se di fronte alle difficoltà ricorre a rappresentazioni distorte della realtà, presente o passata, e cerca di addossare ad altri fattori (i predecessori, l'Europa o altro) la responsabilità di risultati meno buoni di quanto sperato» . Renzi non ha ancora risposto alla lettera di Monti, ma ha rilasciato un'intervista alla Cnbc dopo la pubblicazione degli stress test dell'Eba, preferendo per il momento rinfoderare la spada, sospendere la polemica con l'ex premier e spostare altrove l'attenzione dei media. «Penso che gli stress test abbiano mostrato che le banche italiane non sono il problema del sistema europeo. Questa è la vera novità", ha dichiarato il presidente del Consiglio.

La soluzione «finale» per Mps
«Negli ultimi 12 mesi ogni giorno si diceva che il problema erano le banche italiane e noi replicavamo che non era vero. Alla fine gli stress test hanno mostrato la realtà - ha sottolineato Renzi -: abbiamo la migliore banca europea, Intesa Sanpaolo, e quattro istituti su cinque sono in una buona situazione. Il problema è Mps, per la quale abbiamo lavorato con forza a una soluzione di mercato. Perciò sono soddisfatto del risultato", ha dichiarato con veemenza. Renzi ha ribadito che «le banche italiane sono buone», nonostante «alcuni problemi». Il primo è il Monte dei Paschi, ma «per la prima volta abbiamo eliminato il problema dei Non performing loans» e questa è la soluzione «finale» per la banca più antica del mondo. Il premier ha sostenuto che si tratta dell'ultima ricapitalizzazione di Mps e ha concluso sottolineando che «la priorità in questo momento è quella di dare fiducia ai cittadini» combattendo «il terrore di un bail-in», che «è un problema per la fiducia dei cittadini europei». E per quella degli elettori italiani, in particolare.