16 settembre 2019
Aggiornato 08:30
Family day 2016

«Vogliamo la diversitą: un papą e un mamma»

Folla al Circo Massimo per dire no al ddl Cirinną: «Siamo qui per la famiglia e non contro qualcuno». Il portavoce Gandolfini: «Il ddl Cirinną non č accettabile dalla prima all’ultima parola».

ROMA - Una piazza contro le unioni civili: «La famiglia siamo noi», al Circo Massimo di Roma lo hanno gridato, chiamati a raccolta dal presidente del comitato «Difendiamo i nostri figli», Massimo Gandolfini, i partecipanti del Family Day.

Chiari gli slogan: «Sbagliato è sbagliato» accanto a coppie omosessuali stilizzate, «vogliamo la diversità: un papà e un mamma», «Cirin-NO: viva i figli e la famiglia». Con la benedizione della Cei e del ministro dell'Interno Angelino Alfano che ha incontrato Gandolfini prima della manifestazione, senza partecipare: «E' il capo del Viminale, presiede alla sicurezza dell'evento ha scelto opportunamente di non venire ma senza dubbio siamo sulla stessa lunghezza d'onda sul tema», ha spiegato il ministro dell'Ambiente Galletti unico ministro presente, «a titolo personale». E Gandolfini dal palco ha così chiarito il Family Day pensiero: «Il disegno di legge Cirinnà non è accettabile dalla prima all'ultima parola, e si rende necessaria una operazione radicale. Non si tratta di mettere a posto qualcosina e cambiare 3 o 4 paroline, il ddl deve essere totalmente respinto». «No ad operazioni di maquillage» che il ddl Cirinnà «deve essere totalmente respinto». E «non è vero come qualcuno sostiene che l'Italia è il fanalino di coda del'Europa, perché non ha una legislazione sulle unioni civili, l'Italia è il faro che sta indicando la civiltà all'Europa». Sebbene gli strali maggiori siano contro la stepchild adoption, che per Gandolfini equivale a riconoscere la maternità surrogata - espressione di «una società folle che non mette più un limite ai desideri» ché «l'utero di una donna non è un forno dove costruire un manufatto» - è, infatti, tutto l'impianto del disegno di legge che il promotore del Family Day e la sua piazza respingono, rifiutando in primis l'equiparazione unioni civili - famiglia.

Difficile comunque tastare il polso ai partecipanti oltre gli slogan e gli applausi per gli interventi sul palco, specie quelli di Gandolfini, perché il «popolo della famiglia», rimane in silenzio e alle domande dei cronisti - che siano gruppi di ragazzi, padri con passeggini, madri con figli al seguito, suore, parroci e anziani - risponde con bocche serrate e teste scosse o con qualche «no grazie». Il consiglio degli organizzatori, in particolare dei Giuristi per la vita che ieri hanno invitato i partecipanti a non rispondere alle domande dei giornalisti, sembra essere stato ascoltato. Solo qualcuno che arriva da lontano come un gruppo che alle 4 di notte è partito da Salerno risponde con entusiasmo: «Ho fatto il turno di notte e poi sono partito, con i miei figli perché siamo una famiglia e siamo contenti di essere una famiglia».

«Non vogliamo ghettizzare nessuno ma la tenuta della società sono queste famiglie che devono essere sostenute», smorza Gandolfini dal palco, rilanciando subito dopo: «La famiglia è l'unione naturale di un uomo e di una donna fondata nel matrimonio, le altre sono alchimie» e «le vittime principali dell'abbandono del modello della famiglia tradizionale sono i bambini», tuona Gandolfini. Il presidente del comitato Difendiamo i nostri figli, si è anche rivolto in particolare ai giovani ricordando la «complementarietà dei sessi», e avvertendo: «Il sesso non è il piacere sessuale è la procreazione, che ci partecipi della creazione di Dio».

Anche l'avvertimento a Renzi in primis e a chi sostiene il ddl Cirinnà è esplicito sugli striscioni: «Renzi ci ricordemo», è il monito del grande stendardo che in molti sorreggono, «Vietato rottamare la famiglia» è lo slogan a caratteri cubitali che circonda il palco, oppure «Renzi sciagura per l'Italia» il cartello che sventola al centro dell'arena. Ma anche nelle parole di Gandolfini, scandite dagli applausi il messaggio alla classe politica è chiaro: «Qui ci sono gli elettori di tutti i partiti: nei prossimi giorni seguiremo i passaggi della legge Cirinna passo passo e vedremo chi ha raccolto il messaggio di questa piazza e chi invece lo ha messo sotto i tacchi». «Al momento delle elezioni ci ricorderemo chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi no, rendendo possibile l'abominevole pratica dell'utero in affitto», ha scandito Gandolfini, esortando la piazza: «Aprite gli occhi e guardate tra i politici chi sono coloro che ci stanno aiutando e coloro che ci oscurano» e «quando eserciteremo il diritto di voto guarderemo bene la persona che stiamo votando anche alle regionali o comunali, se sia una persona che ha il nostro comune sentire oppure no».

Ricordando infine il messaggio del Papa della scorsa settimana - che ha invitato a non fare «confusione» tra la famiglia e gli altri tipi di unione - Gandolfini ha aggiunto un «appello alla coscienza dei parlamentari»: «Se davvero potranno esprimersi secondo coscienza, si ricordino che un giorno saranno chiamati a rendere conto delle loro azioni».

Il monito dalla piazza contro le unioni civili è chiaro. E "siamo tanti", ha sottolineato il promotore che prima festeggia «un milione di persone» poi rilancia a «siamo due milioni». Scatenando la guerra di cifre. Perché il Circo Massimo, benché affollato non poteva contenere una tale folla. La sovrintendenza capitolina lo scrive nella presentazione: «Circo Massimo, il più grande edificio per lo spettacolo di tutti i tempi lungo 600 metri e largo 140». Metri quadri quindi 84mila. Calcolando realisticamente un massimo di quattro persone a metro quadro, capienza 336mila. Obiettando la capienza delle vie limitrofe si può aggiungere qualcosa, ma si deve togliere anche qualcosa per le dimensioni del palco e le vie di fuga. Questo come capienza massima. Del resto da sempre la guerra dei numeri scatta alla fine delle manifestazioni, di qualunque colore o motivazione siano espressione: nel 2003 Sergio Cofferati per la Cgil parlò di 3 milioni. In occasioni meno politiche come quella dello scudetto della Roma, le stime per le misure di ordine pubblico segnavano 300mila di capienza massima. E nel giugno del 2014 il concerto dei Rolling Stones «014 on fire» è stato acclamato da 71mila fans paganti.

Chiunque abbia partecipato alla manifestazione ha visto comunque persone comodamente sedute sull'erba e ampi spazi vuoti. Molti anziani seduti e bambini che giocano, famiglie numerose, arrivate in pullman da molte regioni, molte suore e religiosi. Accanto a bandiere tricolori e a quelle di paesi stranieri come l'Albania e la Spagna, e ai gonfaloni delle tre regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, i gruppi e le sigle cattoliche, alcune delle quali dell'ala destra della Chiesa, erano, infatti, presenti in massa in piazza, spesso accompagnati dai sacerdoti. Si sono viste suore, frati, e presbiteri alcuni dei quali anche della Fraternità Levrebviana. Certamente hanno mostrato i loro vessilli realtà come «L'alleanza cattolica», i «Giuristi per la vita», il «Movimento per la vita», il «Cammino neo-catecumenale». Mischiati tra la folla anche alcuni gruppi della destra che si rifanno alle radici cristiane della società come, d'altronde, è stato ribadito, a più riprese, dal palco. Tra questi il Fronte nazionale per l'Italia che ha distribuito un volantino nel quale si è ribadito il no «ai matrimoni omosessuali, alla stepchild adoption e all'applicazione della teoria gender», contrapposto ad un sì «senza se e senza ma alla famiglia naturale».

Difficile confermare se, come ha affermato il portavoce del Family Day Massimo Gandolfini, i vescovi italiani abbiano concretamente appoggiato la manifestazione al Circo Massimo ma, di certo, ma a qualcuno è parso che il grande assente sia stato proprio Papa Francesco: sebbene citato dal palco un suo discorso oramai di una settimana fa, è stato ignorato dagli striscioni e dai cartelli che sono stati esposti nel grande catino della piazza, riunita contro le unioni civili e alla stepchild adoption.

Una piazza che al grido di Gandolfini «A noi la battaglia a Dio la Gloria», ha chiuso il Family day romano, mentre il tenore Francesco Grollo, con il suo «Nessun dorma» ha accompagnato «il popolo della famiglia» che ha lasciato il Circo Massimo.

(con fonte Askanews)