11 dicembre 2019
Aggiornato 00:30
sindaco di Roma per 848 giorni

Marino si è dimesso, scaricato da Pd e Sel

Non ci sarebbero le condizione politiche per andare avanti. E' così che alle 19-30 dell'8 ottobre Ignazio Marino rassegna le dimissioni da primo cittadino di Roma, dopo una giornata di pressioni da parte del Partito democratico, di Sel e dell'opposizione

ROMA - Ore 19:30: con un comunicato stampa Ignazio Marino annuncia le dimissioni da sindaco di Roma, «sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni». È l'atto finale di una giornata iniziata come è finita, con le sempre più insistenti voci di un passo indietro del chirurgo dem, dopo lo scandalo degli scontri fiscali e dei rimborsi spese sulle cene. Ignazio Marino è stato sindaco di Roma per 848 giorni: era stato eletto primo cittadino della Capitale il 12 giugno 2013, quando vinse le elezioni superando il sindaco precedente Gianni Alemanno.

Prime voci già dalla mattina
Le voci sulle dimissioni si erano intensificate già dalla mattina, dopo gli ultimi sviluppi della vicenda degli scontrini. Ieri, infatti, la Procura di Roma aveva avviato «verifiche» sulle spese dell'ex sindaco con la carta di credito del Campidoglio. In un Palazzo Senatorio «assediato» da manifestanti dei partiti d'opposizione che con bandiere, slogan al megafono e striscioni chiedono le sue dimissioni, viene così allestito una sorta di «gabinetto di crisi» e negli uffici capitolini si sono presentati assessori e consiglieri. Prima la notizia di una riunione dei consiglieri di maggioranza nel pomeriggio, quindi la convocazione improvvisa di una giunta, nella quale i consiglieri Pd più vicini a Marino sono entrati per chiedergli di «resistere». Prima che la riunione terminasse, però, è arrivato lo strappo del vice sindaco Causi e degli assessori Esposito e Di Liegro: «Non ci sono più le condizioni per andare avanti», dicono, annunciando le loro dimissioni.

La richiesta di dimissioni
E' il momento chiave della giornata. Marino ormai è abbandonato e con le spalle al muro, ma sembrava ancora intenzionato ad andare avanti: «Il sindaco è intenzionato a continuare ed è in corso una discussione seria e approfondita», spiega l'assessore ai Lavori pubblici e coordinatore per il Giubileo Maurizio Pucci, uscendo dalla riunione di giunta. Continuare nonostante il forcing del Pd per dimettersi. Dal partito democratico, infatti, è trapelato che se le dimissioni del sindaco non fossero arrivate, i vertici del Pd avrebbero valutando la possibilità di presentare una mozione di sfiducia in Campidoglio. Breve il tempo «concesso» al primo cittadino, poche ore, comunque entro la fine della giornata. A questo punto salta la riunione tra Marino e i consiglieri di maggioranza: i consiglieri rimangono con il commissario romano del Pd Matteo Orfini senza tornare a colloquio con il primo cittadino in Campidoglio. Terminata la riunione del Pd con Orfini e gli assessori di Roma Capitale, il vicesindaco Causi e l'assessore Sabella tornano in Campidoglio per comunicare a Marino la richiesta di dimissioni da primo cittadino di Roma.

«Non ci sono le condizioni politiche»
Poco dopo dal Campidoglio arriva la nota stampa con le dichiarazioni del sindaco: «Esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un'astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche». In piazza del Campidoglio l'annuncio è accolto da cori da stadio di decine di manifestanti di Lista Marchini, Movimento 5 Stelle e Alleanza Nazionale.

(con fonte Askanews)