4 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Tagli irresponsabili

Renzi fa il funerale. Alle tasse o agli italiani?

Il premier ha promesso l'abolizione dell'imposta sulla casa dopo il 16 dicembre. Ma ha capito dove reperire i soldi che servono a tappare il buco. O, piuttosto, gli interessa di più lo slogan da vantare in campagna elettorale?

ROMA«Il 16 dicembre gli italiani pagheranno la seconda rata della Tasi, quello è il funerale delle tasse sulla casa». La rumorosissima intervista rilasciata ai microfoni di radio Rtl 102.5 ha confermato un Matteo Renzi ormai lanciatissimo verso la campagna elettorale, come se ormai desse per scontata la caduta del suo governo e si stesse già preparando alle urne nel 2016 (non solo per le amministrative), a suon di slogan che manco il suo paparino Silvio Berlusconi. Ma ha anche confermato il solito modo di fare del bulletto di Firenze: bravissimo con le parole, un po' meno con i numeri. Stando a quello che ci ha detto lui, il principale ostacolo all'abolizione della tassa sulla prima casa sarebbero i vincoli dell'Unione europea. Ma è un ostacolo che non lo spaventa: «L’Ue che si gira dall’altra parte sui migranti pensa di venirci a spiegare le tasse – si fa bello – C’è qualcuno a Bruxelles che pensa di mettersi a fare l’elenco delle tasse da tagliare. Spero sia stato il caldo: le tasse da tagliare le decidiamo noi, non Bruxelles».

Coraggio a intermittenza
Beato chi ci crede, naturalmente. In passato il premier ci ha già abituato a ringhiare contro l'Europa quando è in patria, mentre quando si reca a Bruxelles o a Berlino si trova più a suo agio a leccare, da buon cagnolino della Merkel. Ma oggi vogliamo essere buoni: mettiamo che stavolta Renzi riesca nel miracolo. Mettiamo che ottenga dall'Ue una maggior flessibilità sui conti, dunque il nulla osta a sforare i parametri di bilancio. Anche se fosse così, i nostri problemi sarebbero appena iniziati. Noi non siamo certo dei fini economisti come il nostro ministro Pier Carlo Padoan, ma persino noi capiamo che quando si toglie una tassa bisogna trovare in cambio i soldi per coprire il buco: facendo i conti della serva sarebbero all'incirca 25 miliardi.

A caccia di fondi
E dove si trovano tutti questi soldi? La prima ipotesi è che non si trovino, ovvero che il minor gettito vada semplicemente ad aumentare il debito pubblico: e, anche ammesso che ciò avvenga con il consenso dell'Europa, sarebbe un po' come scavarsi la fossa da soli. La seconda è che si proceda a un taglio della spesa pubblica, ma questa eventualità pare piuttosto irrealistica, vista la brutta fine che hanno fatto le innumerevoli proposte dei tanti commissari alla spending review che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni. Resta la terza ed ultima ipotesi, quella che ahimè noi gufi e rosiconi consideriamo più probabile: che a coprire il buco sia un aumento delle tasse locali, delle Regioni e dei Comuni. Ovvero, ciò che ci verrebbe tolto da una parte sarebbe subito riaggiunto dall'altra. Un gioco delle tre carte, insomma, o se preferite una bella presa per il c...

Campagna elettorale
L'unico a guadagnarci sarebbe proprio Matteo Renzi e il suo partito, che avrebbe una bella misura popolare da vantare con i suoi elettori (come ai tempi degli 80 euro) per far risalire quei sondaggi disastrosi, che ormai lo vedono languire addirittura al di sotto delle percentuali del Movimento 5 stelle. Perché è chiaro che a un taglio delle tasse siamo tutti favorevoli, e che la pressione fiscale in Italia sia troppo alta è sotto gli occhi di tutti. Forse, però, la Tasi non era la prima tassa che si poteva tagliare. Forse aveva più senso intervenire sulle imposte che gravano sulle imprese e sul lavoro, così da favorire un po' di quelle assunzioni che il Jobs act, in realtà, ha lasciato del tutto invariate. Forse questo avrebbe dato un maggiore impulso alla nostra economia, ma purtroppo sarebbe stato uno slogan meno efficace in campagna elettorale. Peccato. Ieri, a In Onda su La 7, Mario Monti si è avventurato a scherzare, con il suo proverbiale senso dell'umorismo: «Visti i provvedimenti, il mio governo era più di sinistra di quello di Renzi». Il guaio è che stavolta ha proprio ragione lui.

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