5 giugno 2020
Aggiornato 09:30
Cala sipario dopo oltre un anno e mezzo

Compravendita senatori, Berlusconi condannato

Con la condanna a tre anni di reclusione per l'ex premier Silvio Berlusconi e per l'ex direttore de L'Avanti Valter Lavitola si chiude una pagina giudiziaria che ha portato la vicenda agli onori della cronaca non solo nazionale, ma anche internazionale.

NAPOLI (askanews) - Dopo oltre un anno e mezzo cala il sipario sul processo celebrato a Napoli sulla cosiddetta compravendita dei senatori. Con la condanna a tre anni di reclusione per l'ex premier Silvio Berlusconi e per l'ex direttore de L'Avanti Valter Lavitola si chiude una pagina giudiziaria che ha portato la vicenda agli onori della cronaca non solo nazionale, ma anche internazionale. Ne è testimonianza la folla di reporter che oggi hanno affollato l'aula 117 del nuovo palazzo di giustizia del centro direzionale di Napoli.

In tutti questi mesi, a essere ascoltati dal collegio giudicante ci sono stati tanti i politici. Non solo lo stesso Silvio Berlusconi, che si rese protagonista anche di un battibecco con l'allora giudice Giovanna Ceppaluni, dichiarando: «La magistratura è incontrollata, incontrollabile, irresponsabile e ha l'immunità piena», ma anche altri esponenti parlamentari dall'ex presidente del Consiglio Romano Prodi all'esponente del Pd Anna Finocchiaro all'ex Guardasigilli Clemente Mastella. Con il verdetto redatto dopo oltre sei ore di camera di consiglio, che ha visto anche l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni di Berlusconi, si chiude il primo grado del processo che andrà in prescrizione il prossimo mese di novembre. Oggi in aula, così come avvenuto quasi in tutte le udienze, c'era Lavitola.

L'ex direttore de L'Avanti è stato presente nella prima parte della giornata, quando ci sono state le repliche di pm e difensori, ma non alla lettura del dispositivo. Il leader di Forza Italia, invece, era assente nonostante fossero insistenti le voci secondo le quali avrebbe voluto presentarsi in aula per rendere dichiarazioni spontanee. Un'eventualità forse scoraggiata dagli stessi suoi legali.

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