5 giugno 2020
Aggiornato 08:30
Premier a confronto

Meglio Silvio, che comprava i senatori, di Renzi che li umilia

La condanna per la compravendita dei senatori mette in luce il tratto distintivo della politica dell'ex Cav: l'inclusione. Il suo figlioccio Matteo, al contrario, cerca lo scontro muscolare. Ecco perché è molto più pericoloso

ROMA – Piccolo cappello dedicato ai radical chic: tutti gli altri possono saltare a piè pari al secondo paragrafo. Immagino già i vostri commenti, quindi li prevengo fin dall'attacco del pezzo: «Ecco il solito giornalista di centrodestra, venduto, che prende soldi da Berlusconi e che si arrampica sui vetri pur di difenderlo». Del mio curriculum professionale non frega giustamente nulla a nessuno, ma non mi sono mai meritato l'assunzione in nessuna azienda del Cav. Non sono mai stato neppure berlusconiano, se è per questo (dio me ne scampi). E non intendo fare il suo difensore d'ufficio: primo perché non ha certo bisogno di uno in più, secondo perché ritengo che la compravendita dei senatori sia un reato grave, infamante per la politica e indegno per entrambe le parti in causa. Ora che vi siete convinti che non sono un forzitaliota brutto e cattivo, vi chiedo un minuto di attenzione a ciò che sto per dire.

Berlusconi seduttore...
Che non è un'attenuante al reato commesso, secondo la sentenza di primo grado, da Silvio Berlusconi, ma una provocazione che mi serve a mettere in luce un punto squisitamente di merito. Una volta tanto, insomma, stacchiamoci dal piano della giustizia, della magistratura, dei processi, delle manette e proviamo a parlare di politica. Su questo piano, che sia effettivamente intercorso denaro o meno tra Berlusconi e i senatori folgorati sulla via di Arcore, Sergio De Gregorio e company, è secondario. Il semplice fatto che abbia tentato un abboccamento con i parlamentari dell'opposizione per portarli dalla sua parte, piuttosto, è un sintomo rilevantissimo di quella che è sempre stata la sua modalità di fare politica: l'inclusione. Il suo unico nemico (almeno dentro al palazzo), in vent'anni di potere, sono stati i comunisti, veri o presunti: perché, in fondo, l'anticomunismo era l'unico collante della sua bizzarra coalizione che andava dal nazionalismo di An alla secessione leghista. Per il resto, Silvio Berlusconi non ha mai cercato il contrasto diretto con i suoi avversari, né fuori dal suo partito né dentro (la prima e unica cacciata è stata quella, indubbiamente provocata, di Gianfranco Fini, quando ormai il suo ultimo governo stava implodendo su se stesso). Al contrario, l'ex Cav ha sempre puntato sul suo carisma, sul suo charme da venditore di tappeti, sulla sua capacità attrattiva: venite da noi, sembrava dire, perché vi conviene; qui si sta bene, ci sono soldi, donne e poltrone in abbondanza per tutti.

...Renzi dittatore
Matteo Renzi, invece, che da molti viene dipinto come il figlio illegittimo di Berlusconi (e in termini programmatici indubbiamente lo è), ha un modo di governare diametralmente opposto. Il capo di Forza Italia era seduttivo, il segretario del Partito democratico è muscolare. Non cerca alleati, ma si crea nemici. Il suo sottotesto è: o la pensate come me, oppure siete dei gufi, dei rosiconi, quindi quella è la porta. Un atteggiamento che finora ha assunto semplicemente i tratti fastidiosi e repellenti del bulletto di periferia, con il risultato di alienargli il consenso di una parte crescente dell'elettorato. Ma se un domani Renzi facesse solo un passo in più nella direzione che si è scelto (ne basta solo uno)? Se alzasse ancora i toni dello scontro? Se il bulletto crescesse e si trasformasse in qualcosa di ben più violento? Allora potreste scoprire, persino voi che siete stati antiberlusconiani per una vita, che per l'Italia era molto meno pericoloso il partito dell'amore (e della compravendita) rispetto a quello della guerra senza quartiere.

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