23 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
I 38 del Pd che hanno cercato di sgambettare il governo

Bersani, l’eterno sconfitto

Non si è spaccato il partito democratico, ma il partito dei dissidenti. La maggior parte dei riformisti si è schierata con il premier in difesa dell’ unità del gruppo e della poltrona. Ma anche chi ha scelto la strada dell’astensione rischia poco: «Non ci saranno azioni disciplinari, non siamo il 5Stelle», li ha rassicurati Ettore Rosato.

ROMA - Il giudizio più sferzante sull’uomo più rappresentativo dei 38 che non hanno votato la fiducia sull’Italicum è uscito dalle labbra di Andrea Marcucci, un senatore del Pd sardo: "Da tifoso del Cagliari, trovo una certa somiglianza tra Pierluigi Bersani e Comunardo Niccolai. Entrambi spesso sbagliano "porta" ha detto il collega di partito alle prese con l’ennesima sconfitta dell’ ex segretario. Per chi non lo ricordasse, Comunardo Niccolai è stato un valido difensore del Cagliari di Giggi Riva, che però aveva un difettuccio, non era mai riuscito a fare gol all’avversario, ma aveva invece il record di quelli infilati nella porta della sua stessa squadra.

BERSANI, ULTIMO APPUNTAMENTO - Finisce così mestamente per Pierluigi Bersani l’ultima partita dalla quale esce con le ossa rotte. Finirà che quel faccia tosta di Matteo Renzi, se continua così, gli farà venire l’esaurimento nervoso. L’unico a venire in soccorso dell’ammaccato ex leader, quando già sono passate parecchie ore dal voto, è stato Brunetta che lo fa a suo modo, congedando su twitter questa trionfalistica immagine conclusiva del voto: «"In 38 nel Pd contro la deriva autoritaria di Matteo Renzi. Forza Italia compatta nel ribadire il 'no' ad una cattiva e pericolosa legge elettorale». Sugli altri 352 che la fiducia l’hanno votata Brunetta ha invece voluto glissare. E non una parola ha aggiunto sulle previsioni della vigilia in merito ai dissidenti Pd che avrebbero dovuto seguire il suo appello a liberarsi dal giogo «della deriva fascistoide di Renzi».

SALVINI: ME NE FREGO - Molto più furbescamente Matteo Salvini, intervistato nel corso di Ballarò su cosa ne pensasse dell’Italicum e dell’inziativa del premier di porre la fiducia aveva risposto: «Non me ne può fregare di meno». Non sarà un caso se il giovane Salvini, da quando è stato promosso alla guida della Lega ha azzeccato quasi tutte le mosse a favore del suo partito, mentre Renato Brunetta viene da schiaffoni antichi, quelli che già prendeva quando era una terza, quarta fila di Bettino Craxi.

IL RITORNO DI CIRIACO - A sorpresa fra gli abbonati alla sconfitta ha voluto far sentire la sua voce anche il sempre verde Ciriaco De Mita che, pur di non smentire la sua fama di perdente (si è perso perfino un gigante come la «balena bianca) ha disubbidito agli ordini di scuderia dell’Udc.

COPPIE FEDELI - Molto più prudentemente Nunzia De Girolamo ha disatteso le indicazioni di Angelino Alfano, ma non prima di avere trovato una compensazione in famiglia attraverso il marito. Francesco Boccia, del Pd, dopo aver strombazzato per settimane il suo dissenso sull’Italicum, 24 ore prima del voto ha annunciato che si sarebbe adeguato ed allineato. Insomma in casa De Girolamo-Boccia, l’italicum, per ora, è passato a costo zero.

L’AMLETICO CIVATI - Molti prima del voto si chiedevano: se Renzi vincerà con largo margine, che fine farà chi si è schierato contro? Se lo chiedeva anche Pippo Civati, che melodrammaticamente in una trasmissione radiofonica si poneva l’enigma: «Uscirò volontariamente dal Pd, o saranno loro a cacciarmi?». Niente di tutto questo. Da parte di Renzi, dopo il voto solo un laconico twitter: «Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia sull'Italicum. La strada è ancora lunga, ma questa è la volta buona».

LA VENDETTA VA SERVITA FREDDA - In merito al destino dei ribelli il premier, molto generoso quando vince facile, ha invece lasciato la parola al capo gruppo reggente del Pd alla Camera, Ettore Rosato. Il quale, riguardo la clamorosa manifestazione del dissenso interno ha tagliato corto: «Non drammatizziamo - ha spiegato - ma prendiamo atto del disaccordo. Ricuciremo nella normalità del Pd che sa ricucire le sue ferite». E a chi gli ha chiesto se nel Pd si pensa a possibili provvedimenti disciplinari contro i dissidenti, ha replicato: «Assolutamente no, non è nella nostra cultura. Andate a chiedere al Movimento 5 Stelle. Non facciamo finta di niente, io rispetto molto il dissenso ma credo - ha concluso - vada riassorbito per tornare a occuparsi dei problemi degli italiani».

UNA CIAMBELLA PER ROSI - Chi invece non ha bisogno di rassicurazioni è Rosi Bindi. Chi come lei è riuscita a traghettarsi dalla Prima alla Seconda repubblica, addirittura scalando la vetta come presidente del Pd, e a riemergere dal ciclone renziano con in mano lo scettro della Commissione antimafia, può guardare tranquillamente anche ad una eventuale Terza repubblica. Con tanti saluti a rottamatori e rottamazioni.