22 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
Per le opposizioni il premier come Mussolini. Quanti Ciano nel Pd?

Renzi verso la notte del Gran Consiglio

Il governo si avvia verso un verdetto da 25 luglio del ’43? Alcuni deputati del Partito Democratico, come D’Attorre e Civati lo auspicano apertamente. Mentre Vendola e Brunetta, finalmente a braccetto, concordano: “La fiducia sull’’Italicum è squadrismo fascista.”

ROMA - Se Renzi voleva lo scontro finale, il duello dal quale non può che uscire un vinto e un vincitore, lo ha ottenuto. Avere scelto di mettere la fiducia sull’Italicum è stato come mettere tutti, lui stesso per primo, davanti ad un gesto estremo dal quale non si torna indietro: o con Renzi o contro di Renzi.

UN DUELLO INCESTUOSO - Bisogna però fare attenzione a non commettere l’errore di credere che mettendo la fiducia sulla legge elettorale il premier abbia voluto mettere con le spalle al muro le opposizioni: la sfida è infatti tutta interna al Partito Democratico. I dissidenti Dem ora dovranno ora dire sotto i riflettori ai loro elettori che pur di non far passare una legge che ritengono non del tutto sbagliata, ma perfettibile, sono disposti a schierarsi con Brunetta e Grillo per fare saltare il governo guidato dal loro segretario, anche a costo di rischiare le elezioni anticipate.

COMUNQUE CI SARANNO DEI COCCI - Gira e rigira, nonostante i marchingegni che i vari Bersani e Cuperlo escogiteranno per fare lo sgambetto a Renzi (del tipo usciamo dall’aula o risultiamo assenti o altri trucchi procedurali) il risultato, con il voto di fiducia, sarà sotto gli occhi di tutti: se salta Renzi, si saprà chi lo ha fatto saltare. Questo è lo stato dell’arte per quanto riguarda il voto. Ma il problema già da oggi si sposta al dopo. Sia che passi l’Italicum grazie al fatto che i dissidenti mandino giù il rospo. Sia che invece, tutti insieme, gli antagonisti, interni ed esterni, riescano a far finire a gambe all’aria tutto il banco, Renzi compreso.

CADUTO UN GOVERNO SE NE FA UN ALTRO? - «Che problema c’è? Se va a casa questo governo ne facciamo un altro», ha detto Renato Brunetta, che è rimasto senza voce a forza di urlare nell’Aula di Montecitorio contro il «fascismo di Renzi». Ma sarebbe veramente così semplice come dice Brunetta? D’Attorre, uno dei dissidenti interni di Renzi già adombra quale potrebbero la soluzione del dopo ecatombe governativa:  «Speriamo non nasca un governo Renzi-Verdini...», ha detto scherzando, ma non troppo, il deputato Pd che si dice pronto a fare il Ciano o il Grandi della situazione nell’appuntamento da 25 luglio che il premier si è fissato imponendo la fiducia sull’Italicum.

UN CONIGLIO CHIAMATO DC - Insomma per il fresco di elezione Mattarella c’è pronta una prova del fuoco non da poco. Ma si può già dire con certezza che il Presidente dal basso profilo, nel caso fosse chiamato a dipanare questa matassa, riuscirà nella non facile impresa di tirare fuori dal cilindro un coniglio perfettamente targato Democrazia Cristiana. Come si può essere sicuri che senza una soluzione già pronta difficilmente Renzi, ai quali non saranno mancati i suggerimenti di Napolitano, sarebbe andato alla conta.

UNA LEGGE LAMPO PER IL DIVORZIO BREVE - Il quadro appare invece molto meno definibile nel caso di una vittoria del Premier. Va con se che chi avrà votato l’ordine del giorno Grillo- Brunetta (tanto per restare in tema Gran Consiglio) difficilmente potrà restare nel Pd di Renzi. Ma gli altri? I Bersani, i D’Alema, le Bindi a quel punto che faranno? Continueranno a fare i separati in casa? Per loro Matteo ha preparato una soluzione a cui pensa da tempo. E quella consentita da un provvedimento che il premier ha fatto votare a una velocità da record: la legge del divorzio breve.