2 marzo 2024
Aggiornato 17:00
Nei sondaggi scende il vantaggio del governatore

Tosi getta lo scompiglio fra le truppe di Zaia

Se la Lega dovesse perdere il Veneto non è difficile prevedere una resa dei conti sia in Forza Italia che in via Bellerio. Ma per gli eventuali sconfitti è già pronta una candidatura ( per Salvini o per Berlusconi?) a sindaco di Milano.

ROMA - «Ormai il Veneto è andato. Berlusconi non ci vuole nemmeno mettere la faccia». La frase, pronunciata a bruciapelo da una pasionaria della prima ora di Forza Italia a un dirigente della Lega Nord, se fino a poco tempo fa poteva sembrare un’eresia oggi potrebbe essere l’epitaffio sulla lapide del centrodestra. Nel Carroccio già da qualche giorno si respirava un’aria pesante che non faceva presagire nulla di buono per Luca Zaia, ma la conferma arrivata dai vertici di Forza Italia è stata una vera e propria doccia gelata per gli uomini di Salvini.

L’INCUBO SONDAGGI- I sondaggi privati arrivati nelle mani di Berlusconi danno ormai alla pari Alessandra Moretti e Luca Zaia, con un Flavio Tosi in lenta ma costante crescita. Il sindaco di Verona, partito da un dodici percento, sta conquistando la fiducia dei veneti moderati a scapito proprio dell’ex compagno di partito che adesso inizia a vedere sempre più lontana una conferma che prima della rottura con Tosi era a dir poco scontata. Il sindaco di Verona non diventerà presidente del Veneto, ma riuscire nell’impresa di non far vincere il governatore uscente, come confidano i tosiani, «sarebbe per lui già una vittoria».

LE PERPLESSITA’ DI BERLUSCONI -  Un vero e proprio dramma che sta investendo la Lega Nord e che rischia di portarsi dietro tutto il centrodestra. Berlusconi, fanno sapere dal suo staff, non intende spendersi più di tanto «per una campagna elettorale destinata alla sconfitta». Salvini, con la sua proposta di uscire dall’euro, non è ritenuto l’uomo ideale per convincere i piccoli e medi imprenditori veneti, che riescono ancora a sopravvivere grazie all’export, a votare per la Lega Nord. E la candidata del Pd, data come sconfitta in partenza, adesso è galvanizzata da una rimonta che fino a poco tempo fa sembrava impossibile.

IL CONTENTINO SI CHIAMEREBBE «SINDACO»- In caso di sconfitta in Veneto per il centrodestra berlusconiano sarebbe la fine. Raffaele Fitto, raccontano i parlamentari a lui vicini, «non esiterebbe un attimo a
mettere in atto quella scissione rimandata proprio in attesa dei risultati elettorali»
. E alla truppa dei fittiani si aggiungerebbero tutti quei dirigenti che ormai hanno capito di non avere più il posto garantito dai voti che una volta era capace di raccogliere Berlusconi e che adesso, per la gran parte, finiranno nella ragnatela di Matteo
Renzi. Stessa sorte rischia di toccare a Matteo Salvini, anche lui atteso al varco da chi non ha mai mandato giù la sua leadership all’interno del partito fondato da Umberto Bossi. Il segretario del Carroccio ha puntato tutto su Luca Zaia, al punto di cacciare dal partito un figura storica come Flavio Tosi. Se il presidente del Veneto non dovesse riuscire a farsi rieleggere sarebbero in molti ad imputare la sconfitta direttamente al Matteo leghista. Il quale, prudentemente, dopo la chiusura iniziale ha riaperto le porte a una sua possibile candidatura come sindaco di Milano. Stessa idea, guarda caso, lanciata dai dirigenti lombardi di Forza Italia nei confronti di Silvio Berlusconi.