25 maggio 2019
Aggiornato 08:30
Sel, M5s e associazioni lanciano una campagna per la legge

Poletti dice no al reddito minimo e restiamo gli ultimi in Europa

Per il ministro del lavoro, il reddito minimo costerebbe troppo alle casse dello Stato, ma il governo si impegnerà per trovare un altro strumento nella lotta alla povertà. Intanto dal basso nasce la campagna Reddito di dignità che, col supporto di Sel, M5s e Coalizione sociale, chiede una legge efficacie entro cento giorni.

ROMA - «No al reddito minimo», costa troppo. Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, pensa di bypassare le proposte di legge di Sel e Movimento 5 Stelle sul reddito minimo garantito il primo e sul reddito di cittadinanza il secondo, cercando altre vie per trovare una soluzione alla povertà che attanaglia una parte consistente del Paese.

ALTRE VIE PER IL SOSTEGNO SOCIALE - Poletti, in un'intervista rilasciata a Famiglia Cristiana, spiega che in Italia esistono già altri strumenti nati con lo scopo di supportare chi è in difficoltà, strumenti «sostegno sociale, come il SIA, Sostegno all’Inclusione Attiva, un programma sperimentale già attivo da due anni nelle grandi città italiane e che ora verrà esteso a tutto il Paese». In un decreto attuativo della tanto discussa riforma del Lavoro, inoltre, a detta del ministro, ci sarebbe anche l'Asdi «assegno di disoccupazione per i più poveri che perdono il lavoro e non lo ritrovano entro i due anni di copertura della Naspi previsti dalla legge». L'obiettivo per Poletti è chiaro: «Il nostro obiettivo è quello di promuovere politiche attive per far uscire le persone dalle situazioni di difficoltà. Per farlo bisogna coinvolgere tutti i soggetti attivi nelle comunità. Molte delle situazioni di povertà sono figlie di una mancanza di lavoro. Ecco perché è necessario far agire diversi soggetti impiegati nelle politiche sociali, statali e non statali: i servizi per l’impiego, i centri di volontariato, le Caritas, il terzo settore», afferma il ministro del Lavoro Poletti.

SI LAVORA PER UN PIANO ANTI POVERTÀ - Centri per l'impiego, centri di volontariato, Caritas e terzo settore per cancellare la povertà. Ma questo è abbastanza? Poletti non sostiene la proposta grillina del reddito minimo di cittadinanza, che si aggirerebbe attorno ai 780 euro mensili perché questo implicherebbe uno sforzo finanziario del governo insostenibile al momento, in quanto investirebbe una fetta della popolazione troppo estesa per le casse dello Stato: «Un costo di molti miliardi, insostenibile per l’attuale bilancio pubblico», dice. Il ministro del Lavoro precisa, però, che le situazioni di disagio estreme esistono nel nostro Paese e a quelle il governo deve guardare. Ma in che modo intervenire? «Pensiamo sia necessaria una svolta sul tema della lotta alla povertà. Entro giugno sarà predisposto un piano operativo nazionale per l’inclusione sociale», afferma Poletti. I fondi arrivano dall'Europa, ma anche lo Stato farà la sua parte: «Nuove risorse finanziarie verranno messe a disposizione da Bruxelles per un importo di 1 miliardo di Euro in sei anni». Lo sa anche il ministro, però, che questo non è abbastanza e «servono nuove risorse», che vadano aldilà della social card – che comunque pare resterà fin quando non si trovi una risposta sufficiente diversa – ma si lavorerà per «uno strumento diverso e più incisivo nell’ambito del piano per la lotta alla povertà».

PER UN REDDITO DI DIGNITÀ - Intanto non solo la politica, ma associazioni e cittadini chiedono con forza una risposta incisiva del governo al contrasto alla povertà. Non solo contro la povertà, ma anche contro disuguaglianze sociali e mafie si chiede che il parlamento approvi una legge seria e decisa che metta fine allo stato attuale: dall'inizio della crisi del 2008, in Italia i dati Istat rilevano che la povertà relativa e assoluta conti più del doppio delle persone rispetto al periodo precedente. Dieci milioni di italiani vivono in uno stato di povertà relativa, ben sei in povertà assoluta. Serve, dunque, un supporto al reddito che garantisca una vita dignitosa, uno standard minimo di vita per chi non è in possesso di adeguati strumenti di supporto economico. È per questo che nasce la campagna Reddito di dignità promossa da Libera e sostenuta da Sel e Movimento 5 Stelle, oltre che da altri organi politici e non come Fiom e Coalizione sociale. «Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è una garanzia economica destinata alla persona così da definire una soglia di reddito sotto la quale nessun individuo deve scendere», recita il manifesto.

L'EUROPA LO CHIEDE - Si chiede che venga approvata una legge entro cento giorni, una legge efficacie richiesta all'Italia anche dal Parlamento europeo che nel 2010 chiedeva di varare una legge che introduca un «reddito minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva». Solo Italia e Grecia in Europa non prevedono tale misura, oggi, nel 2015. in Europa esistono ormai da diversi anni meccanismi di sostegno al reddito, modellati sulla persona rispetto alle diverse necessità del soggetto interessato. La Risoluzione del Parlamento europeo dell'ottobre 2010 sul Ruolo del Reddito Minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa, esso è il mezzo che può «contribuire al miglioramento della qualità della vita e che offra a tutti la possibilità di partecipare alla vita sociale, culturale e politica come pure di vivere dignitosamente». Il Reddito Minimo o di Cittadinanza è, dunque, «il diritto fondamentale della persona a disporre di risorse economiche e prestazioni sociali sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana»