21 gennaio 2022
Aggiornato 07:00
Da Sel la proposta di legge di iniziativa popolare

Furfaro: «Subito reddito minimo garantito, contro povertà e mafie»

Sel propone il reddito di 600 euro al mese a tutte le persone inoccupate, disoccupate e precarie che annualmente raggiungono un reddito complessivo pari o inferiore a 7.200 euro. A parlarne è Marco Furfaro, membro della segreteria nazionale di Sel: «Le caratteristiche della proposta di legge ricalcano essenzialmente i migliori modelli di welfare europeo».

ROMA - Che cos'è il reddito minimo garantito? Come e perché nasce la proposta di legge di Sinistra Ecologia e Libertà? A rispondere è Marco Furfaro, membro della segreteria nazionale di Sel, che, in un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, mette in luce le peculiarità della proposta di legge e i risvolti che essa avrebbe non solo per i diretti interessati, ma anche per il Paese tutto, innestando e incentivando un meccanismo generale di ripresa economica.

IL REDDITO MINIMO GARANTITO - Come spiega Furfaro, la proposta di legge nasce dal basso, quando associazioni e movimenti hanno spinto affinché la politica si attivasse per garantire in Italia quello che nel resto d'Europa è già un diritto: la garanzia del reddito minimo. «C'è stata una proposta di legge di iniziativa popolare prima che cominciasse la legislatura, organizzata da associazioni e movimenti e supportata anche da noi che è andata in Parlamento, e che poi le associazioni hanno consegnato alla politica e alla Camera – spiega Furfaro –. Noi, per facilitarne l'iter e sapendo che le iniziative di tipo popolare non vanno mai in porto, l'abbiamo riproposta anche come partito, come Sel. Le caratteristiche della proposta di legge ricalcano essenzialmente i migliori modelli di welfare europeo». L'esponente di Sel continua illustrando le caratteristiche basilari della proposta di legge, facendo chiarezza sulla confusione nata attorno alla proposta di Sel e a quella del Movimento 5 Stelle. «C'è una differenza tra reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito. E lo specifico perché anche il Movimento 5 Stelle chiama reddito di cittadinanza la sua proposta di legge, quando in realtà in quel caso non si parla di reddito minimo garantito», spiega Furfaro.

600 EURO AL MESE PER CHI NE GUADAGNA MENO DI 7.200 ANNUI - Sel propone, invece, che lo Stato elargisca una somma pari a 600 euro al mese a tutte le persone inoccupate, disoccupate e precarie che annualmente raggiungono un reddito complessivo pari o inferiore a 7.200 euro. «Invece il reddito minimo garantito, che è la nostra proposta di legge – spiega l'esponente di Sel –, va a tutti coloro che sono sotto la soglia di povertà, che gli indicatori internazionali calcolano intorno al 70% del reddito mediano nazionale. Quando noi abbiamo fatto la proposta di legge era intorno ai 600 euro». Il principio al quale si appella Sinistra Ecologia e Libertà è quello a cui si appella il welfare di tutta Europa: «Abbiamo inquadrato il reddito minimo com'è in tutta Europa per coloro che sono sotto la soglia minima di povertà, cioè per coloro che sono sotto la soglia di 7.200 euro l'anno, e hanno diritto al reddito minimo garantito. Questo sarebbe un reddito individuale, quindi non alla famiglia», continua Furfaro, che spiega ancora: «Il principio è individuale perché deve permettere, ad esempio, ad un ragazzo di potersi emancipare aldilà del welfare familiare, che in Italia ha costituito sì un'ancora di salvataggio ma che è in grande difficoltà».

IL MECCANISMO DEL LAVORO - La proposta di Sel, però, non si ferma all'erogazione da parte dello Stato di un contributo a chi vive sotto la soglia della povertà. Beneficiare del reddito significa entrare automaticamente in un meccanismo che accompagna il soggetto nella ricerca di una occupazione, con l'assistenza del centro dell'impiego o attraverso un periodo formativo. «Una volta che un individuo percepisce il reddito – perché tecnicamente povero – entra a beneficiare di una platea in cui i centri per l'impiego ti accompagnano nella formazione o nella ricerca di un lavoro», spiega Furfaro. «Ala persona deve essere offerta una proposta di legge congrua, e ciò significa che la proposta di lavoro deve essere attinente alle competenze e al titolo di studio del soggetto. Questo perché altrimenti si rischierebbe di stabilizzare la povertà e la precarietà. Il reddito minimo garantito non è solo uno strumento anti povertà, ma deve permettere, in un anno che è il 2015, in cui tutti hanno dei lavori ad intermittenza, che lo Stato ti offra una protezione sociale, formandoti e dandoti la possibilità di essere un valore aggiunto per la società. Però il principio è che nel momento in cui ti offrono un lavoro, se tu lo rifiuti perdi anche il reddito evidentemente», continua Furfaro.

FAR GIRARE L'ECONOMIA - A proposito del finanziamento, Furfaro afferma che «in Italia la questione dei soldi è vissuta in maniera sempre molto provincialistica. Anche in modo paradossale, perché quando Renzi dà due miliardi per la Orte-Mestre e poi scoppia lo scandalo di Lupi, nessuno si domanda dove si prendono i soldi. In tutta Europa, il reddito minimo garantito non è finanziato dalle spese militari, dalla Tav, che certo sono fattori che porterebbero soldi di risparmio allo Stato e quindi anche la possibilità di finanziare parte del reddito». Il reddito in Europa «è finanziato secondo il principio della fiscalità generale. E lo dico perché in un momento di crisi, il reddito minimo garantito, oltre ad essere uno strumento di antipovertà, di antimafia – perché permetterebbe alle persone di non essere ricattate – è anche uno strumento anticrisi». Furfaro continua spiegando che lo stato di crisi in cui versa il nostro Paese, «è uno stato di crisi a domanda interna: cioè le persone non spendono, non mettono soldi nell'economia e non si riattiva un circuito virtuoso». Dare 600 euro a chi non ha soldi significa, secondo Furfaro, innestare un meccanismo volto a riportare soldi nelle casse dello Stato: com'è noto, sul costo totale di qualsiasi prodotto una certa percentuale è coperta da tasse che finiscono dritte nelle tasche dello Stato. «si calcola che due quinti dei soldi spesi per il reddito rientri sotto forma di tasse nelle casse dello Stato», spiega Furfaro. «Si finanzia così la fiscalità generale ed è un modo per ridistribuire risorse e andare contro le disuguaglianze, cioè riequilibrare un sistema in cui chi ha troppo si fa carico anche di chi non ha niente. Che sarebbe anche il principio di criterio progressivo della nostra Costituzione riguardo le tasse», conclude Furfaro.