5 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

«Germania e Grecia sono i due estremi dello stesso male»

Perché Matteo Renzi, diversamente dal francese Sapin, si oppone a un «asse mediterraneo» con Tsipras? Semplicemente perché, afferma Claudio Borghi, è consapevole che qualcuno, in Europa, dovrà pur pagare. Il responsabile economico della Lega spiega, al DiariodelWeb.it, perché il modello di Syriza, in questa Unione, non è replicabile. E perchè nessun asse mediterraneo sarà mai fattibile

ROMA«È ovvio che Renzi abbia detto alla Merkel di non preoccuparsi. D’altronde, il suo mestiere è quello di fare il tappetino alla Germania, e lo farà sempre e costantemente». Queste, le parole del responsabile economico della Lega Claudio Borghi, sulla notizia della presunta indisponibilità di Matteo Renzi a creare un asse mediterraneo con Alexis Tsipras. «La posizione di Syriza e di Podemos è quella di sostenere una politica di rinegoziazione del debito, o una moratoria: in buona sostanza, vogliono più soldi, in termini di abbuono del debito esistente o finanziamenti di altro tipo. Chi pensa che ci possa essere Syriza anche a casa nostra, e quindi la formazione di un potenziale asse del Sud Europa, dimentica un dettaglio: che qualcuno deve pagare», spiega Borghi. «Finché siamo noi stessi a pagare per l’abbuono del debito della Grecia e per far sì che i Greci rimangano nell’euro, va bene; altrimenti, chi pagherebbe?», domanda provocatoriamente.

BORGHI: QUALCUNO, IN EUROPA, DEVE PUR PAGARE«Non può fisicamente esistere un’Europa che propone le stesse politiche di Tsipras, così come non potrà mai esserci un’Europa che persegue le stesse politiche della Germania», afferma il responsabile economico della Lega Nord. «La questione irrisolvibile dell’Europa è il contrasto di interessi tra i diversi membri, e il successo della Germania ha le sue radici nelle sue esportazioni verso Paesi dell’Europa che importano. Se tutti esportassero, chi importerebbe?», si domanda Borghi, per spiegare il motivo per cui «il modello Germania non è replicabile». «Allo stesso modo, non è replicabile il modello Syriza, perché per uno che vuole essere sussidiato, ci deve essere uno che paga. E finchè a sborsare ci siamo anche noi, la cosa può avere una convenienza per la Germania; nel momento in cui passassimo dalla parte dei pagatori a quella dei pagati, il gioco non converrebbe più alla Merkel», conclude. «È quindi fisicamente impossibile pensare a una Syriza europea, perchè non ci sarebbe nessuno che paga», sintetizza. «In Europa, nello specifico, uno di quelli che mantiene lo status quo pagando è proprio l’Italia». Nessuno stupore, insomma, per la fermezza di Renzi sul non accettare alcun asse mediterraneo. E semplicemente perché, per Borghi, nessun asse mediterraneo sarà mai fattibile. Pena, l’implosione stessa dell’Eurozona.

DA PARIGI UN MODERATO APPOGGIO AL MODELLO TSIPRAS - D’altra parte, proprio ieri, il neo-Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha iniziato da Parigi un tour – che proseguirà a Londra, Roma, Berlino e Francoforte – per cercare appoggio alla richiesta di rinegoziare il debito pubblico greco. Pare proprio che, dalla Francia, Varoufakis abbia già ottenuto un sostegno importante. Il debito greco, infatti, «è una questione», ed «è un bene che il governo odierno cerchi di fare in modo che in futuro questo fardello sia meno pesante», ha dichiarato il Ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, al termine di una bilaterale con l'omologo greco. Quella del debito è però solo «una questione tra le tante» che devono essere trattate per il rilancio della Grecia e dell'Europa. «La Grecia è nell'euro e resterà nell'euro», ha poi aggiunto Sapin. Atteggiamento non condiviso, appunto, dal nostro premier Matteo Renzi, che, nel corso di una telefonata ad Angela Merkel avrebbe ribadito la sua opposizione all’eventuale formazione di un asse mediterraneo contro la Germania. Secondo diverse testate, tra cui anche il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, il Presidente del Consiglio avrebbe promesso alla cancelliera tedesca di assumere un ruolo di mediazione, rimarcando come l’Italia possa costituire un modello di rispetto dei parametri europei con contemporaneo stimolo alla crescita via flessibilità.

LA GRECIA CHIEDE UNA RINEGOZIAZIONE - Tutt’altra rimane però l’intenzione del Ministro Varoufakis, deciso a seguire la «linea dura». Che consisterebbe, per Atene, nella rinegoziazione del debito greco, legandolo alla crescita del Pil del Paese. Il Ministro delle Finanze ellenico ha infatti affermato che ad Atene serve più tempo, perché al momento la Grecia è «disperata» per le prossime scadenze economiche. Varoufakis ha ribadito come la Grecia non intenda uscire dall'euro perché l'accordo è irrevocabile. La Grecia, ha aggiunto, ha tempo fino alle fine del mese per preparare una proposta dettagliata (il 28 febbraio scade il programma di aiuti della troika) e da allora entro sei settimane può elaborare un accordo con i partner. Il nuovo governo greco vuole dunque «riformare la Grecia, con impegno», nell'ambito di «un cambiamento dell'Europa che interrompa il circolo vizioso che si autoalimenta del debito e della deflazione».

APPOGGIO DA OBAMA - Sostegno alle posizioni di Atene è arrivato addirittura dalla Casa Bianca: «Non è possibile continuare a spremere Paesi che sono nel mezzo della depressione – ha detto ieri alla Cnn il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama –. A un certo punto deve esserci una strategia di crescita che consenta ai greci di pagare i debiti per eliminare alcuni dei loro disavanzi. E' dura avviare i cambiamenti necessari mentre gli standard di vita delle persone calano del 25%». Eppure, quello che si vuole evitare è un muro contro muro tra la Grecia e i «falchi» dell'Unione Europea, in particolare la Germania. Da qui, la telefonata tra Matteo Renzi e Angela Merkel, e l’impegno del premier italiano a farsi «mediatore». Perché da un lato c'è la volontà di Atene di cancellare una parte della somma da restituire o di legare i pagamenti alla crescita del Paese; dall'altro, un netto 'niet' a «ricatti» e a riduzioni, per usare le parole del ministro tedesco delle Finanze Schaeuble.

DOMANI, L'INCONTRO TRA TISPRAS E MATTEO RENZI - Insomma, sono giorni cruciali per il futuro dell’Europa. Dopo l'incontro con Sapin, Varoufakis ha dichiarato che «la Germania è cara al cuore della Grecia». Soprattutto, ha affermato di non voler ignorare la «richiesta di riforme che viene dagli alleati europei», con un occhio particolare, però, a quelle che portino «a nuovi investimenti con l'obiettivo della crescita in Europa, perché la prosperità dell'Ue e dei suoi cittadini sono la priorità». Resta quindi la volontà di trovare una soluzione «condivisa», auspicata anche da parte tedesca, sebbene sia evidentemente ancora troppo presto per un incontro tra Varoufakis e la Cancelliera tedesca. Lo si capisce, del resto, anche dalle parole di Martin Schulz: «La retorica antitedesca ha lo sguardo corto», ha detto il Presidente del’Europarlamento. Per questo, a Tsipras ha «raccomandato con insistenza un disarmo sul piano verbale. Questo non porta a niente». «Tsipras - ha aggiunto - è stato avvertito di smetterla con i suoi attacchi contro Angela Merkel. Anche perché sarà il governo tedesco che alla fine dovrà aiutarlo». Attesissimo, dunque, l’incontro di domani con Matteo «il mediatore».  Il quale, per ora, sembra ancora convinto di non voler appoggiare alcun asse mediterraneo anti-Merkel. Soprattutto perché, come ha puntualizzato Borghi, qualcuno, in Europa, dovrà pur pagare.