20 febbraio 2019
Aggiornato 08:00
La grillina Marta Grande: «Ora finisce l'austerità?»

M5S: «Con Tsipras in comune la ridiscussione della politica UE»

L'elezione a primo ministro di Alexis Tsipras in Grecia viene accolta come una rivoluzione nel panorama politico ed economico dell'Unione europea. Tsipras annuncia, infatti, di voler cancellare il debito che affligge il Paese che oggi guida. L'Ue, dal canto suo, dà il via a concessioni, ma avverte: nessuna cancellazione del debito.

ROMA «È evidente per quanto l'Unione europea continui a sostenere che determinate cose non siano possibili in realtà è tutta questione di volontà politica, perché appunto fino a qualche tempo fa si parlava soltanto di austerità, adesso si è iniziato a cambiare la tendenza europea di linea politica». La deputata del Movimento 5 Stelle, Marta Grande, commenta così l'elezione a premier di Alexis Tsipras in Grecia e le nuove concessioni che l'Unione europea si dice pronta a dispensare al Paese.

RIDISCUTERE L'EUROPA - «L'argomento più comune tra il M5S e il programma di Tsipras è sicuramente la ridiscussione della politica europea, che investe tutti i paesi mediterranei. Si tratta di rivedere come questa politica europea è stata portata avanti negli altri. Tsipras ha ottenuto un risultato schiacciante soprattutto in relazione al quasi default greco, ai problemi sociali ed economici del Paese. È un segnale forte quello che arriva dalla Grecia», continua la deputata. «Da adesso in poi si vedrà quello che il riuscirà a fare Tsipras, adesso potenzialmente può fare tutto, non sappiamo, però, come lavorerà e se riuscirà a fare quello che ha detto», commenta con una nota scettica Marta Grande.

LA POLITICA SBAGLIATA«L'Unione europea adesso sta mantenendo una linea per cui sembra che non ci saranno particolari concessioni ma è evidente che, a parte che il volere di un Paese intero va in direzione diametralmente opposta rispetto alla politica europea che c'è stata finora, ma soprattutto questo sistema viene conquistato – spiega la deputata –. Non solo su più fronti, ma in modi diversi, perché ad esempio le elezioni francesi e le elezioni greche danno risultati diametralmente opposti, però sono uniti dall'obiettivo comune di cambiare la politica europea», conclude Marta Grande.

CONCESSIONI ALLA GRECIA DI TSIPRAS - Nuove concessioni sono possibili: l'Unione europea risponde così agli avvertimenti lanciati dal neo primo ministro greco Alexis Tsipras. Ma qualsiasi tipo di dialogo tra Grecia e Ue presuppone alla base il rispetto degli impegni presi. Questo emerge dal meeting tenutosi ieri a Bruxelles tra i ministri delle Finanze dell'eurogruppo, seguito a un breve vertice cui hanno partecipato, oltre al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, anche il presidente della Bce Mario Draghi, Donald Tusk, presidente del Consiglio, e Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'eurogruppo.

L'ALLUNGAMENTO DEI TEMPI DI RIMBORSO - Tutti d'accordo sull'evitare il peggio: si farà il possibile per far restare la Grecia all'interno dell'area dell'euro. Da Bruxelles assicurano, infatti, disponibilità al dialogo e a continuare a fornire aiuti al Paese. Con la stessa sicurezza, però, l'Ue scarta ogni ipotesi che preveda un taglio o addirittura la cancellazione del debito. Si parla, dunque, di un allungamento dei tempi per il rimborso del debito greco, pari al 177% del Pil – quindi concretamente insostenibile – oltre ad una revisione dei tassi di interesse che vengono applicati. A queste enormi concessioni, però, corrispondono delle richieste ben precise al neonato governo di Alexis Tsipras: il rimborso dei 240 miliardi elargiti dai contribuenti europei e le riforme accordate, imprescindibili per rendere ancora competitiva la Grecia in modo da poter estirpare il debito dall'Unione europea.

I DEBITI RESTANO - Il presidente dell'eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha commentato così la questione sensibile della Grecia: «I problemi della Grecia sono ancora lì e devono essere risolti. Non sono scomparsi dall'oggi al domani per il semplice fatto che si è tenuta una elezione». Sembra che la decisione emersa dal vertice di ieri non è stata altro che la riconferma di quanto già precedentemente concordato in occasione dell'imminente scadenza del piano di aiuti del 28 febbraio. Bruxelles si era detta disponibile a trattare su un eventuale prolungamento dei tempi, rispondendo alle richieste avanzate dal governo greco precedente. Sarà della stessa idea il leader di Syriza? Quello che predicava durante la campagna elettorale non rispondeva esattamente a quanto concordato dal governo che lo precedeva con Bruxelles.

BCE FERMA: NESSUNA CANCELLAZIONE DEL DEBITO - Intanto, il presidente della Commissione europea non poteva mancare di congratularsi con il neoeletto presidente, servendosi dell'occasione, però, per mandare un messaggio subliminare a Tsipras, con una felicitazione accompagnata da un invito a raggiungere Bruxelles «al più presto possibile». La Bce, dal canto suo, esclude in toto l'idea che la Grecia cancelli il debito. Bernard Coeure, membro del board della banca centrale – come riporta oggi La Repubblica – è esplicito a riguardo: un taglio netto dei titoli di debito greco depositati presso la Bce è inaccettabile per Francoforte, «per ragioni legali. In Europa non c'è spazio per gesti unilaterali, il che non esclude una discussione sulla riprogrammazione del debito». L'Unione prende con le pinze la questione del debito greco. Cedere alle richieste di Tsipras, annullando di fatto il debito del Paese, significherebbe creare un precedente a cui gli altri Paesi fortemente in difficoltà potrebbero in futuro appellarsi.

GUAI IN VISTA PER L'ITALIA - Intanto, per l'Italia le cose non si mettono bene: il vice presidente della Commissione europea Vladis Dombrovskis afferma che il margine di flessibilità per il nostro Paese sui conti pubblici sarebbe limitato, poiché il rapporto tra deficit e Pil è già vicino alla soglia europea del 3%. «Il margine di manovra per l'Italia – afferma Dombrovskis – è limitato perché il deficit è vicino al 3%. Gli Stati non possono andare oltre il 3%, anzi devono mantenere margini di sicurezza appropriati al di sotto del 3% del Pil e probabilmente questo sarà uno dei fattori limitanti nel caso dell'Italia», ha concluso il vice presidente.