19 giugno 2019
Aggiornato 02:30
Minoranza dem e Sel uniti contro il «Partito del Nazareno»

Civati e Vendola sfidano il premier: il Capo di Stato non lo scegliete voi

Mancano cinque giorni alle votazioni per il nuovo Capo di Stato e il ribelle Pippo Civati, accompagnato da Nichi Vendola, chiede al premier un candidato che non sia «espressione del Patto del Nazareno». Il M5S di Beppe Grillo declina l'appello e va avanti: «Renzi, dacci la rosa dei nomi e deciderà il popolo del web».

ROMA - «Tutti coloro che stanno dicendo peste e corna del patto del Nazareno e della sua estensione (e addirittura della sua finalizzazione alla creazione di un nuovo soggetto politico) dovrebbero fare una proposta sul Presidente della Repubblica perché non sia espressione del Nazareno, come ormai scrivono tutti i giornali, e quindi di quella che si può definire una «trattativa privata» (fino alla rottura in Senato, tutti negavano che nel patto ci fosse anche il Quirinale, ma ormai tutti ammettono che non era vero)». A scriverlo è il capo ultrà della minoranza 'dem' Pippo Civati sul suo blog, che ancora una volta si schiera contro il premier, Matteo Renzi, e a muso duro lancia la sfida per il Quirinale. L'idea è quella di mettere insieme tutti quelli che non ci stanno al nuovo «Partito del Nazareno», che si oppongono all'idea che il nuovo Capo di Stato esca fuori dal rafforzato vincolo che lega – ormai inesorabilmente, pare – il presidente del Consiglio e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

L'UTOPICO CANDIDATO «NN» - «Un candidato NN, non-Nazareno, che non nasce tra quattro mura, ma all’aperto, nell’aula parlamentare e nella società italiana, perché le sappia rappresentare entrambe, con autorevolezza e autonomia (che poi sono la stessa cosa). Un candidato che possa arrivare ai voti necessari, senza essere il candidato di questo o di quello». Civati chiama a raccolta tutti e a rispondere all'appello è in primis Sel. Nichi Vendola è pronto a dare man forte al ribelle della minoranza, la causa è giusta a tal punto da invocare l'aiuto del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: «Tutti possono giocare una partita importante, non replicando un copione da belle statuine – sostiene il governatore pugliese a TgCom24 –. Il Movimento 5 Stelle può essere un interlocutore per sottrarre al patto del Nazareno la forza di decidere chi sarà il garante dello stesso patto», e continua: «Il patto del Nazareno è la cosa più sporca e opaca che c’è oggi sulla scena pubblica italiana, non può essere il marchio di fabbrica dell’inquilino del Quirinale». Poi il leader di Sinistra Ecologia e Libertà fa pressione su Grillo: «I 5 Stelle decidano se essere influenti o recitare il rosario con Grillo».

GRILLO DICE «NO» A CIVATI&CO. - La risposta arriva e non non si può dire che sia proprio in linea con quanto richiesto da Vendola. Quella avanzata da Civati&Co., infatti, è l'ultima spiaggia per il grillini. «Il nostro schema è chiaro: aspettiamo una rosa di quattro nomi dal presidente del Consiglio e dal partito di maggioranza», afferma Roberto Fico, tra i coordinatori del Movimento, dopo l'imprenscindibile consultazione con Beppe Grillo. Il fine è quello di presentare i nomi al web e lasciare che siano i cittadini italiani a decidere. Intanto arrivano le conferme di rifiuto all'incontro col presidente del Consiglio fissato per l'inizio della settimana prossima, e Fico aggiunge: «I tavoli sono sempre poco chiari, noi proponiamo un percorso fatto in trasparenza davanti ai cittadini». La risposta alla proposta avanzata da Civati e Vendola è dunque chiarissima. Se il leader di Sel afferma: «Ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono giocare questa partita e non vogliono replicare il copione delle belle statuine», dal direttorio del M5Sarriva il contraccolpo, netto e senza scampo: «Il patto del Nazareno è vecchio di un anno e finora la minoranza Pd e Sel non l'hanno mai contestato fino in fondo, ingoiando un patto illegale fatto alle spalle dei cittadini».

RENZI FA ORECCHI DA MERCANTE - A dispetto di tutte le rogne che il Partito democratico sta attraversando, il premier parla di un partito unito, che sulla questione del voto del presidente della Repubblica è pronto ad incontrare l'opinione degli altri partiti: «Il partito è unito è unito e pronto al confronto con tutti», «speriamo di confrontarci con tutti – dice Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd –, anche con il Movimento 5 Stelle. Se lo vorrà, sarà il benvenuto». La questione dei 101 'franchi tiratori' – come riporta La Repubblica – ha risvegliato, poi, asti sopiti che minano ancor di più l'equilibrio interno del Pd. L'autore del famoso emendamento «super-canguro» all'Italicum, Stefano Esposito, incita i dissidenti a lasciare il partito: «Sputano nel piatto in cui mangiano». In più sembra che il premier non abbia alcuna intenzione di vedersi con l'ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, per confrontarsi sulla rosa dei nomi papabili. E, ancora, tra gli 'anziani' del Partito democratico, Massimo D'Alema attacca indirettamente l'attuale segretario, difendendo Sergio Cofferati, da poco uscito dal partito: «Su di lui ho sentito risposte sconcertanti – afferma D'Alema – . la destra vota alle primarie, ma così snaturano primarie e partito». È troppo vicino, infatti, per l'ex presidente del Consiglio un sodalizio del partito guidato da Renzi con Silvio Berlusconi: «Se c'è una convergenza stabila, bisognerebbe prenderne atto. Un conto sono le riforme, altro le maggioranze variabili», accusa l'ex premier.

LA NUOVA ACCOPPIATA - Insomma, alla vigilia del voto per l'elezione del nuovo Capo di Stato, il clima è tutt'altro che sereno e disteso. La politica è in subbuglio e il premier – al solito – fa orecchi da mercante e va avanti per la sua strada. Anzi, per quella che sta battendo insieme al nuovo compagno di avventure Silvio Berlusconi.