30 settembre 2020
Aggiornato 07:30
L'intervista

«Renzi non vuole cambiare il sindacato, lo vuole eliminare»

Prima donna in Italia a ricoprire il ruolo di segretario generale di una confederazione sindacale e la prima a diventare governatore della Regione Lazio. Renata Polverini, 30 anni passati nelle file dell’Ugl, attualmente membro di Forza Italia e Vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati, accetta di rispondere alle domande di DiariodelWeb.it.

ROMA – Dall’allarme vaccini, su cui ha presentato pochi giorni fa un’interrogazione parlamentare, alla natura dei sindacati in Italia, fino all’articolo 18 e alla situazione dei lavoratori, a suo avviso beffati dal governo Renzi. Al DiariodelWeb.it parla la deputata di Forza Italia Renata Polverini

Lei hai presentato un’interrogazione parlamentare sul caso dei vaccini Meningitec contaminati.  E’ notizia di ieri la sentenza del Tribunale del Lavoro a Milano che ha condannato il Ministero della sanità a versare un risarcimento a vita a un ragazzino autistico, riconoscendo un nesso tra la sua malattia e un vaccino esavalente a lui somministrato. Nonostante i risultati dei vaccini, è crescente in alcune fasce della popolazione una certa diffidenza, e un ritorno alla non vaccinazione. Queste notizie non rischiano di incrementare questa paura? Ed è un danno?
«Sicuramente queste notizie rischiano di incrementare la paura, ma io penso che sia un rischio che dobbiamo correre», dichiara l’ex governatore del Lazio. «Infatti, per quanto non sia provato al 100%, comunque c’è il dubbio che anche una malattia come l’autismo che ha una diffusione negli ultimi anni molto importante, possa derivare da alcuni vaccini: tale situazione, più che farci venire paura, ci deve spronare ad approfondire meglio la questione, cosa che sto cercando di fare io stessa. Innanzitutto con l’interrogazione che ho presentato, dopo che ho raccolto le preoccupazioni non soltanto di tanti genitori della zona di Roma Est, ma anche di un avvocato di Perugia che ha preso molto a cuore questa situazione, e che sta cercando in qualche modo di mettere le istituzioni di fronte alle loro responsabilità. Quindi, indubbiamente la paura aumenta, ma stiamo parlando della salute di tanti bambini: più che farci prendere dall’allarmismo, dobbiamo cercare delle soluzioni, o quantomeno provare che l’interconnessione non esista».

 La questione dell’art. 18 ha riaperto il dibattito sulla natura del sindacato in Italia. A suo avviso, deve essere esclusivamente rivendicativo, o può trovare una forma di rappresentanza più propositiva, come in Germania?
«Il problema è che in Germania esiste un’impostazione diversa, non soltanto del movimento sindacale, ma anche del rapporto tra capitale e lavoro», spiega la Polverini. «Se così fosse, io credo che nella delega sul mercato del lavoro, il Governo avrebbe dovuto dare seguito – e non l’ha fatto –, anche considerato un mio emendamento in tal senso, all’art. 46 della Costituzione, che prevede la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle impresa. Pertanto, quando c’è un rapporto di quel tipo tra le imprese e i lavoratori è più facile modificare la natura del sindacato. Oggi, purtroppo, in Italia non è così, quindi io credo che la questione dell’art. 18 sia servita per indebolire non tanto il sindacato, quanto la parte più debole del rapporto tra il lavoratore e l’imprenditore; inoltre, ha contribuito, anche attraverso altri interventi in legge di stabilità – a cominciare dal taglio al fondo del patronato – a indebolire le organizzazioni dei lavoratori. Posso citare la questione del demansionamento: in Commissione avevamo chiesto semplicemente l’assistenza sindacale per i lavoratori che appunto dovevano intervenire con il demansionamento, ma non è stato accolto; avevamo chiesto di mantenere quello che accade con gli impianti di videosorveglianza, che ci sono e dovrebbero esserci, ma in accordo con le organizzazioni sindacali, e invece è stato dato il via libera alle imprese di installare impianti di videosorveglianza senza la mediazione del sindacato. Quindi», conclude, «il sistema funziona che da un lato si indebolisce il sindacato, e dall’altro non si vuole arrivare a una cogestione come in Germania, altrimenti l’art. 46 in questa delega avrebbe potuto trovare la sua applicazione reale».

 Lei ha sostenuto Sel e M5S votando a favore degli emendamenti intesi a conservare l’art.18, che in passato ha definito «architrave del diritto del lavoro»; eppure, fa parte di un gruppo che si ispira al liberismo. Come giustifica il fatto di allinearsi invece ad una difesa ad oltranza di diritti che anche alcuni della sinistra ritengono superati? Non c’è incoerenza in questo?
«Io ho fatto per trent’anni la sindacalista, ho dichiarato sei scioperi generali anche durante il governo Berlusconi, due dei quali proprio a difesa dell’art. 18», sottolinea la deputata di Forza Italia. «Quindi, ho inteso mantenere coerenza con la mia storia, nella quale credo. L’unica cosa che non ho fatto, nel rispetto al gruppo a cui appartengo, è presentare emendamenti a mia firma che andassero a confermare l’art. 18 per come era, ma ho votato concordemente ai miei colleghi dell’opposizione, dichiarandolo in aula. Ritengo quindi di aver mantenuto una coerenza alla quale non potevo venir meno», conclude.

 E ci crede a questa tesi di Renzi che parla di attacchi e contestazioni strumentali dovunque vada, visto che in passato non ci sono stati nei confronti di persone che hanno avuto più responsabilità, o per lo meno, la medesima responsabilità ben più a lungo di lui?
«
Io credo che oggi Renzi stia attaccando fortemente i diritti dei lavoratori e non stia dando soluzioni capaci di offrire le opportunità per uscire da questa crisi, quindi a mio avviso non c’è nulla di strumentale, ma solo la volontà di farsi ascoltare», dichiara la Polverini. «Se il Presidente del Consiglio, quando il sindacato sciopera o manifesta, dice che se ne farà una ragione, e quando il sindacato che rappresenta i lavoratori chiede di essere ascoltato e dice di non avere tempo, l’unico modo per farsi sentire è andare lì dove sanno di poterlo incontrare. Si deve rassegnare al fatto che, come è accaduto a tutti coloro che hanno governato a qualsiasi livello, qualche contestazione toccherà anche lui; mi auguro però che le ascolti».

Sente nostalgia dell’attività sul campo. Incideva più da sindacalista o da deputato di Fi?
«Io non provo nostalgia; certamente è stata un’esperienza straordinaria, che mi ha anche formata sul campo, rispetto a tante sofferenze del mondo del lavoro che ho conosciuto in prima persona», confessa. «Ho combattuto battaglie importanti e le ricordo sicuramente con nostalgia, ma non ho rimpianti, perché credo che nella vita bisogna andare avanti, e oggi, seppur da un altro contesto, continuo ad occuparmi di quei problemi», dichiara la deputata.