27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Dopo il ritiro del vaccino Meningitec

Il vaccino fa male, ma le ASL non lo dicono

Due interrogazioni parlamentari, presentate rispettivamente da Silvia Giordano (M5S) e Renata Polverini (Fi), sulla grave vicenda del vaccino contaminato in vari lotti. Il tutto, nello scandaloso silenzio di molte Asl e nella totale assenza di un protocollo di monitoraggio adeguato sui bambini trattati

ROMA - Per il Belpaese ancora un caso di malasanità. E se ancora è presto per attribuire alla vicenda una definizione tanto grave, si dovrà parlare perlomeno di gravissima superficialità, che è stata oggetto, nella giornata di venerdì, di ben due interrogazioni parlamentari: quella della deputata cinque stelle Silvia Giordano, e quella della deputata di Forza Italia Renata Polverini. La vicenda cui si fa riferimento riguarda il ritiro cautelativo, emesso dall'Agenzia italiana del farmaco il 16 ottobre scorso, del vaccino Meningitec, provvedimento resosi necessario  «​poiché la ditta Nuron Biotec», produttrice della siringa da cui il farmaco veniva iniettato,«​ha segnalato la presenza di corpo estraneo color arancio rossastro identificato come ossido di ferro e acciaio inossidabile all'interno delle fiale del vaccino» in numerosi lotti (leggi l'intervista a Silvia Giordano).

CONTROLLI EFFETTUATI DALLA STESSA CASA PRODUTTRICE - E sebbene la commissione tecnico-scientifica riunitasi a seguito del provvedimento abbia assicurato che «dai dati non emerge nessun segnale di sicurezza, né sono dimostrate reazioni avverse particolari ricollegabili allo specifico difetto di qualità che ha portato al ritiro cautelativo dei lotti in Italia», per le interroganti non ci sarebbe da stare tranquilli: innanzitutto, perchè «le analisi effettuate dagli uffici dalla farmacovigilanza considerano solo gli effetti che si verificano al momento della somministrazione del vaccino e non sono stati approfonditi gli eventuali effetti dannosi che potrebbero verificarsi a distanza di tempo sottoponendo i bambini interessati a specifici test»;in secondo luogo (ma non meno rilevante), visto che - come sottolineato dalla Polverini - «i dovuti controlli sono stati affidati alla stessa casa farmaceutica produttrice evidenziando ad avviso dell'interrogante possibili 'conflitti di interesse', essendoci coincidenza tra 'soggetto controllore' e 'soggetto controllato'». Pertanto, «vista la mancanza di controlli effettuati da organi terzi, allo stato attuale non è ancora possibile conoscere la reale natura e l'entità della contaminazione».

CAUSA GIUDIZIARIA INTENTATA DA 30 FAMIGLIE DEL LAZIO - E sebbene la vicenda sia stata fino ad ora pressochè ignorata dai media,due articoli di ottobre, rispettivamente di www.iltempo.it e di  www.autismovaccini.org, hanno ben descritto la parte forse più ignobile della vicenda: «i genitori dei bambini che hanno ricevuto la somministrazione dei vaccini ritirati dal mercato non hanno ricevuto nessuna comunicazione da parte delle Asl sui rischi e sugli effetti del farmaco contaminato; le aziende sanitarie si sono limitate ad avvisare i genitori dei bambini, ai quali il vaccino contro la meningite era stato già iniettato, che il richiamo per la seconda dose risulta indisponibile, senza ulteriori spiegazioni»; pertanto, «più di trenta famiglie, gran parte della regione Lazio, hanno avviato una causa giudiziaria poiché hanno accertato, dal numero del lotto apposto sul libretto sanitario dei propri figli, che questi ultimi hanno ricevuto la somministrazione dei lotti incriminati, anche in data successiva a quella del ritiro ufficiale»

BIMBI A RISCHIO, E LE ASL TACCIONO - La deputata di Fi ha pertanto puntualizzato che, ad oggi, i danni del vaccino rimangono di fatto incalcolabili: infatti, «non è possibile escludere la possibilità che i bambini vaccinati con i lotti contaminati possano aver ricevuto un danno che possa presentarsi solo in futuro, visto che la quasi totalità dei danni sono di tipo lungo latente, correlandosi a problematiche neurologiche, immunitarie, autoimmuni e altro che possono rimanere silenti per giorni, mesi e persino anni»; davvero grave, inoltre, il fatto che «non tutte le ASL si sono attivate per informare l'utenza circa l'avvenuto ritiro del vaccino ed in particolare questo non sarebbe avvenuto nel caso della Asl RMF. Infatti, la quasi totalità dei soggetti vaccinati nei mesi scorsi con i predetti lotti di Meningitec non è stata ancora informata sull'accaduto né tantomeno è stato predisposto un protocollo di monitoraggio dello stato di salute dei bambini vaccinati».L'interrogante ha poi sottolineato che nè il Ministero nè l'AIFA,«a quanto è dato sapere, hanno ritenuto opportuno sinora verificare la natura e l'entità della contaminazione, quanti e quali lotti siano stati effettivamente contaminati e dove tali dosi siano state precisamente distribuite e soprattutto i nominativi dei bambini ai quali detti lotti siano stati somministrati». insomma, la vicenda andrebbe pericolosamente ad inscriversi nel novero delle ben note «gravissime ed imperdonabili carenze in ordine ai protocolli di sicurezza sui vaccini nonostante vengano dichiarati come prodotti assolutamente sicuri e monitorati»: e, quel che è peggio, il tutto si è svolto sulla pelle di tanti bambini.

IL MINISTERO FACCIA CHIAREZZA - Chiare, pertanto, le richieste al Ministero della salute, che dovrebbe «programmare accertamenti in grado di verificare l'entità della contaminazione e la possibilità che altri lotti, non ancora ritirati, siano stati esposti agli stessi rischi di contaminazione e fare in modo che gli esiti dei predetti controlli vengano resi pubblici e soprattutto eseguiti da organi terzi e non direttamente coinvolti; [...] esaminare e comunicare presso quali aziende sanitarie locali i lotti vaccinali siano stati distribuiti e quante dosi di detti lotti siano state realmente somministrate ai bambini, comunicando anche e specialmente ai genitori interessati i nominativi dei soggetti interessati; [...] verificare e comunicare se e quante dosi del vaccino siano state somministrate in seguito al ritiro dei lotti ed i motivi che hanno reso possibile tale errore; [...] predisporre ed intensificare protocolli di controllo e sicurezza prima che i prodotti escano dalla casa farmaceutica per evitare che situazioni come quella in questione possano ripetersi». Nella speranza, ovviamente, che per i bambini trattati con il vaccino contaminato non sia, comunque, troppo tardi.