6 aprile 2020
Aggiornato 08:30
Via libera sul lavoro

Boccia: «Renzi ne pagherà le conseguenze»

Con l'approvazione della delega, Francesco Boccia, esponente del Partito democratico, commenta la mossa del premier affermando che sarà il presidente del Consiglio a prendersi ogni responsabilità della decisione di rimaneggiare l'articolo 18.

ROMA - Francesco Boccia, esponente del Partito Democratico, ospite di Agorà, commenta la decisione del Governo Renzi di andare avanti con l'approvazione della delega e precisa che chi ha preso la decisione di mettere le mani sulla riforma del lavoro dovrà prendersi la responsabilità di tale mossa: «L'importante è che sia chiaro che quando si fanno le cazzate si deve sapere chi ha deciso. Se questa è la terapia per uscire dalla deflazione, modifica dell'articolo 18 e Tfr in busta paga, sono preoccupato, vedo il muro davanti. Poi io sono uno di quelli che, se la maggioranza del partito vota una linea, voto secondo quella linea. Ma deve essere chiaro chi ha deciso»

BOCCIA: NO OSTRUZIONISMO A SINDACATI - Alludendo alla dura presa di posizione del premier, Matteo Renzi, rispetto al punto di vista espresso dai sindacati, Boccia afferma che chiudere ai rappresentanti sindacali non rappresenta la soluzione al problema: «Finisce che il Pd voterà questa delega, ma il problema di fondo non lo risolviamo screditando la rappresentanza sindacale. Con l'attuazione di quella delega, prima devi recuperare le risorse, e quindi cancellare le casse integrazioni esistenti, e poi creare la nuova Aspi o come si cambierà». L'esponente del Pd continua poi contestando l'ipotesi di cancellare l'articolo 18: «La rimozione dell'articolo 18 consente di attrarre investimenti? E' un abbaglio colossale. Si parla tanto di modello tedesco, ma in Germania i salari sono alti, e una norma simile all'articolo 18 c'è. Le gente ci chiede di risolvere i problemi»

DAMIANO: RENZI ORA HA FRETTA - Il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, in un'intervista a La Stampa confessa le sue perplessità sulla velocità con la quale il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sta procedendo riguardo la questione riforme. Secondo Damiano, infatti, «Renzi ha fretta per via dell'incontro dei capi di Stato europei di mercoledì, e lo capisco. Il punto è come arrivare all'accordo. Non vorrei che per chiudere purchessia scegliesse la via della fiducia»

I COMPROMESSI - L'esponente del Pd ammette che per arrivare ad una soluzione velocemente bisognerà scendere a compromessi e continua affermando la necessità che il governo ha nel tenere in considerazione i sette emendamenti presentati dalla minoranza: «Se si vuole un risultato per domani occorre un compromesso. La minoranza ha presentato sette emendamenti, il governo ne deve tenere conto. Ad esempio: quante saranno le risorse aggiuntive per la riforma degli ammortizzatori sociali? Un miliardo e mezzo è poco: al massimo permette di coprire 178.000 lavoratori per un anno a 700 euro lordi mensili. Che significa nel dettaglio 'semplificazione delle forme di lavoro precario'? Ancora: in caso di demansionamento chiediamo che venga mantenuto il livello retributivo. Infine i controlli a distanza per i lavoratori: un conto è mettere presidi a sicurezza degli impianti, altro è la telecamera che controlla il dipendente». In relazione all'articolo 18, il presidente della commissione Lavoro della Camera afferma che «nell'ultima direzione Pd abbiamo fatto un passo avanti che mantiene l'attuale tutela dell'articolo 18 anche nei licenziamenti disciplinari: vorremmo che questo punto fosse ribadito nella delega».

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