20 agosto 2019
Aggiornato 23:00

Finiamola con i «ghe pensi mì»

L'industriale marchigiano prima attacca Matteo Renzi, poi lascia intendere di essere pronto a fare politica in prima persona. E sui giornali si parla già di una squadra di ministri composta prevalentemente di imprenditori italiani di successo.

PRIMO CAPITOLO - Ci risiamo con i salvatori della patria. Ora sembra arrivato il turno di Della Valle. Sembra di stare all' avanspettacolo quando il comico Carlo Campanini, che faceva da spalla, lanciava il richiamo al grande Valter Chiari: «Vieni avanti cretino».

SECONDO CAPITOLO - Dopo averci scherzato un pò è doveroso fare una premessa. Chiunque in Italia dovrebbe essere un ammiratore di Diego Della Valle. Non conosciamo la sua storia segreta, qualora ne avesse (di questi tempi non si sa mai) ma da quello che ci racconta quella ufficiale, l'imprenditore marchigiano è uno degli ultimi rappresentanti di una genia che una volta era il segno distintivo di quell'ingegno italico di cui purtroppo si stanno perdendo le tracce: stiamo parlando di quelle dinastie che in Italia prendevano le mosse da un capostipite artigiano per trasformarsi nelle generazioni successive in industrie e, in alcuni casi, in vere e proprie multinazionali.

UN INDUSTRIALE DI SUCCESSO - Noi, oltre che ammiratori, dobbiamo essere anche orgogliosi di italiani come Diego Della Valle, perchè quando percorriamo le strade principali delle capitali di tutto il mondo le insegne Tod's, che campeggiano fra le firme più prestigiose di paesi che in altri campi che non sia il lusso ci stanno surclassando, ci fanno sperare che forse la partita non è persa del tutto.

UN MONUMENTO CHIAMATO DELLA VALLE- A Roma, poi, a Della Valle dovrebbero fare un monumento. Non tanto per avere messo sul piatto della capitale quei venti milioni di euro necessari a far scomparire dal monumento in pietra più rappresentativo della romanità il nero fumo che ormai lo avvolgeva da anni, ma per avere avuto la pazienza di sopportare attacchi, sospetti e ritardi di ogni tipo, per essersi reso reo di quella donazione.

TERZO CAPITOLO - Dopo le battute e il giusto riconoscimento ad un industriale di successo veniamo al terzo tempo. Ma prima di lanciarsi in ipotesi di "discesa in campo" Diego Della Valle si è accorto che negli ultimi due anni al governo di questo paese si sono succeduti tre uomini, Monti, Letta e Renzi, paracadutati senza alcun sostegno elettorale dall'alto del Colle Quirinale senza che questo paese abbia praticamente fatto un passo per uscire dalla crisi?

I PARACADUTISTI DEL COLLE - Di fronte a questa obiezione non è difficile cosa possa passare nella mente di Diego Della Valle. Mario Monti è un professore che è stato traghettato dalle aule ovattate di scienza della Bocconi, alle stanze super corazzate di potere e salamelecchi di Bruxelles senza una dover versare una goccia di sudore. Come meravigliarsi che si sia gonfiato di una boria accecante? Insomma è uno che a scambiato la chiamata a Roma di Napolitano per quella dei «destini fatali». Quindi, fallimento assicurato.
Enrico Letta è un sopravvissuto alle parentele, alla Dc, ai pensatoi, alla parrocchia, agli ex alunni, ai consigli dei funzionari della Farnesina, all'amicizia dei bancari travestiti da banchieri, ma è andato steso al primo twitter di Matteo Renzi. Quindi, fallimento assicurato.

RENZI: DOPO DI ME IL DILUVIO - Infine Matteo Renzi. Sembrava uno capace di gran fiuto. Gran giocoliere di Facebook e Twitter. Svelto di parola e di gamba. Poi si è messo a fare il Berlusconi: un pò di docili gnocche nel governo e alleanze sopra e sotto i banchi, con chi capita. Ma soprattutto gran maestro ( ogni riferimento è puramente casuale) di promesse elargite a mitraglia. Evidentemente ispirate da quella grande strategia politica che si può sintetizzare in questo pensiero «ma dove vanno senza di me? lo sanno bene che dietro l'angolo c'è solo il diluvio».

DELLA VALLE: SCENDO IN CAMPO? - E' questo il quadro che ha ispirato Diego Della Valle. Industriale che fa utili nonostante la crisi. Che conosce bene il mercato, non solo quello sotto casa, ed è quindi consapevole che se fosse ben governata l'Italia avrebbe ancora le potenzialità per stare in serie A. Quindi, ecco la soluzione: «Scendo in campo».

Ma il signor Tod's si è dato una letta alle disavventure romane di industriali non meno capaci di lui che hanno giocato prima di lui la carta del Parlamento. Da Piero Bassetti, a Umberto Agnelli, preso in giro dalla Dc, ai re dell'abbigliamento Miroglio e Benetton , fino al re mondiale dei freni, Bombassei, scherzato dalla "terza forza"?

l'ANTIPOLITICA DI SILVIO- L'unico che ce l'ha fatta si chiamava e si chiama Silvio Berlusconi. Ma in quali condizioni? Tangentopoli aveva fatto fuori fisicamente tutto l'apparato di potere governativo e il Partito Comunista, unico superstite, pensò che bastasse cambiare il nome della ditta e mettere in pista un vero stalinista, più o meno mascherato da nuovo progressista. Achille Occhetto si dimostrò del tutto inadeguato a guardare a quanto accadeva fuori dalle finestre di Botteghe Oscure. Ma fu soprattutto incapace di schivare gli spifferi che provenivano dallo stesso palazzo che lo aveva candidato, in alcuni punti più oscuro del nome della via che lo ospitava.

DAI DUELLI ALLE RASOIATE - Come fa a non accorgersi, signor Tod's, che oggi siamo lontani anni luce da quelle condizioni ambientali? A meno dell'avvento di un cataclisma istituzionale che il Quirinale, la Germania e tutti quelli che hanno in mano il nostro debito, sarebbero comunque in grado di scongiurare?
Se scendesse in campo, signor Della Valle, dopo che i poteri forti hanno già detto un "no" secco anche a soluzioni spicce come quella di Draghi o Visco, dovrebbe vedersela con quel deserto dei Tartari del Parlamento italiano, con i suoi preti e mangiapreti, perfettamente distribuiti fra gli emicicli di Montecitorio e Palazzo Madama.
Insomma, una volta sceso in campo, volente o nolente, sarebbe costretto a passare dai duelli in carta patinata con Renzi o con Berlusconi, alle rasoiate a tradimento assestate negli angoli più bui dalla burocrazia e dalla nomeklatura.

EPILOGO - Se la distrazione o superficialità che le stiamo attribuendo fosse, al contrario, contraddetta da una perfetta consapevolezza dell'orrido meccanismo del potere italiano e dalla volontà di metterci soldi, tempo e salute per porvi rimedio, ci consenta, allora, di darle un consiglio: non tenti le acrobazie aeree dei Monti e dei Passera (Montezemolo è troppo furbo per non averlo capito in tempo).
Prenda invece a modello (solo nella metodologia, per carità) i Grillo, i Salvini, i Vendola, le Meloni. Parta, cioè dalla base, dalle piazze, dalle fabbriche che ben conosce. Si sporcherà un po' le sciarpette di pashmina, ma risparmierà un sacco di soldi e forse avrà anche qualche possibilità si successo.